NAUTA SCRIBA DORATO

nascere per tracciare una linea
per scivolarci i piedi nudi d’eterno

un filodarianna di china per calligrafi dove inventare ruote per le stelle
e ginocchi aggueffati d’oro

quando principio una danza arco il braccio per orizzontare il mondo
come gesto d’arciere ulisside

e la curva del gomito dove principiò il mondo è segreta di dioniso
serraglio ebbro di monadi vasai

ma c’è un imbalsamatore stilita di nubi che suona viole da gamba
come aedo chiomoso dietro l’universo

ecco perché l’ansa del dorso si capriola di piogge
è bocca che s’affoga d’amore

André Che Isse

LA NEVE E’ PIU’ EBBRA D’ESTATE

coi ginocchi su legno sputo inchiostro nero su carta di riso
mentre il sole disegna oro su pietra vite sconosciute d’uomo

ali di gru nel vuoto tra la neve ebbra
la mano tiene la tazza che tiene sesso di china

sarò fiore di loto sacro su rilievo egizio
così che le regine possano sfiorarne le labbra con dita lascive

il vento nell’angolo del gomito sbatte farfalle nere di pioggia
mentre mordo la tua schiena come ciliegie su alberi di cedro

e nel giardino dell’estate ho disteso un letto di carta per i tuoi talloni di pruno
e l’acqua nell’anfora rotonda è come i tuoi ginocchi nelle gonne a pieghe

pratico i miei pensieri come delfini nei mari per conoscere la carta sull’acqua
per disegnare il gesto di dioniso quando l’estate gli nevica in bocca

André Che Isse

EQUILIBRIO CURVO

filidarianna allungati dal desiderio sdraiato al sole
una culla nella luna per essere adottati dalle stelle

se si custodisce un amore nel cuore i talloni seminano fiori
e la tua nuca archerà l’universo muto

piango sulle molecole che vivono al sole perché è così incredibile tutto
ma forse esiste solo quello a cui è difficile credere

racconta a te stesso solo i ginocchi nella luna
e bevi dalla neve le labbra degli dèi immoti

c’è un desiderio tra l’alluce e l’abisso come orto sospeso
appoggio le scapole nello stupore e ne coltivo fiori di dioniso

quando s’impara ad andare in bicicletta s’impara la felicità
bisognerebbe non scendere più o soltanto imparare a risalirvi

André Che Isse

IL GOMITO DELLA LUNA

nadirale narciso allunato
iperbolico icario zenitale

coltivo stati di grazia e gomiti di nijinsky gnomoni
con la franchigia dell’universo nell’antro della bocca

ma baciami dove inizia il mondo senza togliere il fiato dalle labbra
mentre il cuore curva i pensieri inaurati come rami per arcieri

mentre sono kouros disteso su fieno tagliato da scribi odorosi
proprio come polena di dio faccia a faccia sull’incipit eterno

proprio quando posso inerbare idee di filidarianna ebbri
e raccogliere alberi con mani di dioniso in un cesto da giardino

fino a quando le nari naute degli dèi aspireranno fiori scalzi di vasaio
fino a quando sarò orto di stelle eiaculato di luna

André Che Isse

IL VIATICO PRIMA DI NASCERE IL MONDO

qual’è la funzione dell’anima?
tessere filidarianna per l’infinito

qual’è la funzione dell’arte?
costruire ali per capire il cuore del sole

e perché innamorarsi?
per custodire il tuo sorriso dietro l’universo

se le lacrime fossero scrigni del tempo da crescere sugli alberi
alzeremmo i calici dai rami per mirarne attraverso le lune

le presi le mani come fossero gigli appoggiati sulla prima neve
proprio mentre il suo cuore si stagliava come unico papavero sul mondo

ho seminato amore nel pensiero di una cometa
e ora ti pettino la chioma di baci proprio mentre guardi nascere il mondo

André Che Isse

FORSE L’ETERNITA’ E’ FATTA DI NEVE

chi ti salverà quando finiranno le dita da contare?
mentre tutte le dita del mondo non serviranno se vuote di neve

chi ti salverà alla fine delle strade affollate?
dove inizia la notte inizia il cammino dell’universo nel buio muto

chi ti salverà dopo mille notti uguali in mille paesi del mondo?
quando un solo accordo di goccia rimasta da mille piogge inaura il cuore

chi ti salverà dal nulla dopo domani?
se non semino infinito saranno sempre solo pochi secondi prima di morire

chi ti salverà da un amore bastardo?
solo i suoi occhi sinceri ancora ladri di marmellata ma adamantini eterni

chi ti salverà quando scoprirai che gli dèi hanno la materia dei sogni?
ora ti servirà l’albero più alto che conosci su cui respirare per la prima volta

André Che Isse

IL GIARDINO DEI PENSIERI AURATI

mi concentro dove i pensieri cadono ebbri in piedi
e si arrampicano sugli alberi che crescono dietro l’universo

scelgo code comete con la stessa materia del tuo crine
e le guardo attraversarti il dorso fino alla foce delle natiche

se mai fossimo stati di nulla non mi perderò più di un solo fiato
non aspetterò il giorno prima di morire per capire dio

ci fu un tempo in cui l’atomo non aveva scapole
ma ora i sogni trapassano il cuore del sole coi talloni d’arciere

e quando attraverso il labirinto mi voglio perdere d’eterno
tanto quanto le gote dell’infinito

tanto quanto un pozzo traboccante di baci
a labbra socchiuse tanto da cadervi la prima neve del mondo

André Che Isse

L’ELEGANZA DELL’ESSERE

sono un sogno che cammina sul fiato a piedi nudi
un momento di infinito tra gli universi mai conosciuti
più vero delle mele tra i denti

sono un filodarianna per uscire dalla narrazione
solo ginocchi come testata d’angolo per il mondo
e ali icarie per dormire nel sole

sono estasi di pianto quotidiano tra le lune
il mio feriale ha la materia dell’anima
e nelle arterie corre pazzo d’amore dioniso

sono quello che ho trovato nel pozzo per le stelle
e non so nulla al di fuori della stiva per gli occhi
a parte mille remi nel cuore

André Che Isse

UNA SOLA NOTTE DIETRO L’UNIVERSO

quante volte ho parlato alla notte con voci d’argento
notti eterne dove l’amore è mille origami di baci
dove i sogni hanno ginocchi d’arciere insonni
e il fiato ha la stessa materia lunare dell’essere

prima che il giorno tradisca le stelle
prima di morire nel sonno
prima di vanire i pensieri immortali
voglio apparecchiarmi l’anima ad occhi aperti

c’è quell’attimo che precede i sogni dove i talloni s’appoggiano alati
più vero di mille soli più vero del proprio natale più vero di un dio
e qui mi narro le notti trascorse in una sola notte infinita
imparadisato d’esistere davvero

André Che Isse

L’ABITUDINE DI ESSERE FELICI

ho piantato un albero di lune
quando mi arrampico inizia il mondo

non crescono sui rami ma dai sogni seduti sui rami
e dove finiscono i rami principia il tempo

forse morire è cadere dall’albero per entrare nella luna
o svaporare nella spuma delle arterie vermiglie

scrivo dal talamo di ulisse con radici di loto allunato
masticando le ali degli dèi poeti

quando tra i palmi puoi frollare di felicità le gote
le strade diventano stagni per lune narciso

e te le trovi rincasando tra le labbra cadute
in mille baci d’albume adamantino

André Che Isse

André Che Isse Querceto di incanto XXI

André Che Isse
”Querceto d’incanto; XXI”
90x77cm
opera retroilluminata
dicembre 2015