ἔκστασις
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stivato di stelle
scalzo di luce
l’ala immota gialla dell’essere
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André Che Isse
“studio di Coppa apollinea per libare i bracci di Nijinsky”
40 x 95 cm
matita su tela di cotone non preparata
ottobre 2023
attraverso il pensiero come lo avessi desiderato da sempre
ne disbramo le idee come stelle nate nell’orto
un gesto nell’Essere può produrre un’increspatura eudemonica
tale che la curva ne abbia inventato il mondo
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come sasso nell’acqua il cogito
e di mille gote i cerchi coassiali nel dedalo
punto di fuga rinascimentale d’equilibrio
se dall’alma al dorso del cosmo solo un segmento d’ipseità!
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immoto in mezzo all’estate raccolgo il silenzio barocco
più dell’oro, una canestra di silenzio!
così che aggalli a pelle il noumeno scalzo
la parola del poeta è neve nei meriggi al sole d’estate
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André Che Isse
tra pensiero e scalza aere alberga l’ala
immota!
quando l’idea dell’alma abbia la stessa sostanza dell’essere
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non so danzare fuori dall’essere soltanto
ecco perché dipingo per guardare l’estasi negli occhi!
ogni mio fiato fantasia il suo proprio cuore:
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la lacca dei pensieri!
il nero d’avorio tra le idee!
e una piccola ala di muro gialla sull’iride
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l’alma deve prendere equilibrio nel corpo da illeggiadrirne i bracci
una camera d’aere che le stelle traversino scienti
un’alba aurorale nel gesto perpendicolare del cogito
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André Che Isse
goccio tessitura eudemonica in mezzo l’essere
come punto di fuga rinascimentale dietro l’universo
oltre ogni incesso: in mezzo l’alma!
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cosa c’è di più vero che la materia dell’aria tra noi e le cose?!
quel diamante impenetrabile tra l’ala e lo stilita
che solo il dorso dionisiaco transverberi per filodarianna a suità ebra
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se dita stanno tra sole e meriggio nel miele:
sarà sempre il primo gesto del mondo!
la qualità del movimento equilibra il pensiero gaudioso!
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c’è una danza di gru nel labirinto icario d’arance:
i bracci a coltura sugli ziqqurat aurati tra l’aere e l’esserci immoti
così l’Equilibrio sta all’Estasi come il Contrappunto all’Arte della Fuga
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André Che Isse
il lusso di pensare con l’anima
il silenzio della pioggia prima della terra
equilibrano l’estasi esistentiva
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la curvatura tra l’attimo e l’eterno è l’ebbrezza dell’ala
così l’arco della bocca sorregge la via lattea!
e quando salgo i melograni i ginocchi fremono di stelle
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se la luna pensasse avrebbe il sapore dell’erba tagliata
quando arrovescio l’infinito m’adagio supino in un guscio di noce
così che l’abazia senza tetto come palla di vetro capovolta nevichi
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dal talamo la pioggia è sarabanda bachiana
il bizantismo del sole tra le persiane è sontuosa pavana elisabettiana
l’Esserci immoto sciente è passacaglia barocca per l’Essere
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André Che Isse
se distendo le braccia e riesco a stare tra due stelle senza toccarle
l’alma nel mezzo avrà lo stesso equilibrio dell’aria
non lasciando dietro sé se non riso eudemonico immoto
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solo il profilo del fiato in mezzo all’eterno
mille nubi d’albume lentissime
prima che tutto nascesse: solo poesia
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imbevvi l’Essere sol di pensier proprio
lo stesso da cui nacque!
un’entelechia per coltura d’idee in elettivo orto
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emozionale onfalo d’ipseità coassiale!
se tolgo il narrabile dal nastro di crono rimane l’eleganza del gesto che lo inventò
quando principio una danza è sempre il primo gesto del mondo
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André Che Isse
danzo la perpendicolarità del gesto nell’arco!
mentre il palmo distende la carta come l’amore nel dorso
e i ginocchi del calligrafo sui gigli sfrigolano di neve!
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se tolgo il narrabile dallo scriba rimane la curva danzata
e la piega che inventò il barocco è l’ebbrezza delle idee ardenti
ma il funambolo sulla radiazione cosmica di fondo è pietra d’angolo!
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così equilibro l’ala immota sull’increspatura dell’atomo vermiglio
non importa la distanza dal sole ma l’immobilità dell’estasi!
in quanto a piena eudemonia si sta nel mezzo di suità
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incedo sul disio come il sole sul giallo cromo
un orto di luccicanza su cartiglio tebano da tasca
piccola ala di muro gialla in algoritmo proustiano
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André Che Isse
quando il passo ha la stessa misura dell’idea che lo inventò
l’equilibrio dell’aria curva la nuca a gambo di fiore
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e ora perambulo l’eclittica su filodarianna scalzo
e nelle tasche feriali centomila anni luce in un pensiero ebro
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l’ordito del cogito obliqua i meli per salire alla luna
proprio come ipotenusa dell’Essere!
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ma se l’Esserci sublima l’attimo in un eterno:
su tutti i sentieri sarà un van gogh a masticare il giallo del sole
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tanto che sarò soltanto funambolo su molecole d’oro mute
quanto l’arco del piede disegni l’esedra numinosa in cuore di stella
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c’è un sentiero nell’equilibrio dell’estasi:
il lato più lungo della felicità!
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André Che Isse