André Che Isse
“UN CAPOGIRO DI LUCCICANZA LUNGO L’IPOTENUSA DELL’ATTIMO”
LA LUCE CHE TRAVERSA LA PITTURA
ESPOSIZIONE/EVENTO:
a
Rosso Tiepido
Associazione Culturale
Modena
14.5.2025
mecenate: Federica Malagoli
André Che Isse
“UN CAPOGIRO DI LUCCICANZA LUNGO L’IPOTENUSA DELL’ATTIMO”
frammento di una Danza
sull’improvvisazione al Piano di Francesco Ferrari sulla Fuga in Do minore BWV 549 di J.S.Bach
a
Rosso Tiepido
Associazione Culturale
Modena
14.5.2025
mecenate: Federica Malagoli
Trittico di scena:
I DANZATORI DI VETRO BLU LUNGO L’IPOTENUSA DELL’ATTIMO:
I. Edran Esechis
II. Aschise De Rèn
III. Isnaed Chèrse
140 x 107 ciascheduno
corda cucita su tela di cotone non preparata,tempera da muro,ruggine,matita,blu da vetro
maggio 2025
OPERA RETROILLUMINATA
OPERA FRONTALMENTE ALLUMINATA
André Che Isse
DITTICO PER LA CAMERA IN CINABRO DI ASSURBANIPAL A NINIVE:
I. nel mio dorso d’arciere coltivo il cinabro di Babilonia
II. quando Irtofade curva il cinabro sui ciliegi
211 x 120 cm
tempera da muro,ruggine,matita,rosso da vetro,cartigli di Isse,corda cucita su cotone
maggio 2025
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OPERA RETROILLUMINATA:
col palmo albergo l’angolo del mondo
nell’attimo in cui i ginocchi tracciano il limine dietro l’universo
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entro nella felicità inzafardato di fiato a cogito barocco
l’equilibrio che l’ebbrezza spira al sapere
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così si trapunta l’iride dell’Esserci e basta
e l’aere è diafana d’oro
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un puntinismo d’atomi giallo cromo
come se la luce sapesse di sapere
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la materia eudemonica ha i bracci affogati di stelle
e la bocca nel cielo è van gogh che divora il cuore del sole
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ali di cinabro
girotondano 12 lune di gigli
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André Che Isse
perché i fiori?
forse sussurrare alla luna è più che sognare!
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non so bene se danzo la forma del pensiero
o sia la forma disegnata a principiarne l’idea
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del resto è l’Essere che inveri l’attimo!?
o dal Cogito dell’Esserci nasca il mondo!?
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quando finisce il giorno è come fermassi l’infinito!
ma so che rinascerò d’eterno tra poche ore
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e cerchiare un abisso
è lumeggiarsi le ali!
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così curvo il tempo come un braccio
e tra i gomiti gli eoni sognano i fiori!
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André Che Isse
convivo gli atomi chiamandoli per nome
l’eterno che conosco sale scale come Lionardo notomizzasse i ginocchi
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sdipano il giorno come filodarianna tra gli eoni
temperando l’attimo per non staccarlo mai dal foglio
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mi commovo al sapido sapere
e vesto cognoscenza di equilibrio assiro
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ho costruito un capanno come Monsieur de Sainte-Colombe per la sua viola
così da custodirne amate gote
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così i bracci consertano l’alma come treccia botticellian’aurata
e subitamente dal petto una felicità gassosa!
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è prima del mondo prima dei baci la fragranza dei fiori!
mi supino come lotofago immoto mirando ebro 12 lune soltanto
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André Che Isse
se dove finisse l’Essere principi forse l’aere?!
ma tra l’aere e l’alma chi fosse superno per massa?
stupefarsi nell’attim’istesso che pensiero traversi l’idea!
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sentirsi ai gomiti: poli del mondo
il cogito nel mezzo stambura ciambelle ad astra
e il periplo imaginifico scalzo d’immoto eternale
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c’è nell’infinito un punto soltanto dell’Esserci!
cardatura d’estasi stivata
così ho imperlato l’ebbrezza come aerostiere di lampe
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più profondo il fiato più leve l’ala
assenza di gesto in aere cava
stenditura del silenzio sull’eclittica del guardo
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André Che Isse