POZZI D’IRIDI

là dove cade il mare dioniso striscia le sue fragole da tasca
e io ne danzo la curva prima che svapori di neve

prima di essere coperto di sole dal suo riso immortale
un attimo prima della notte in cui i sogni hanno ancora bracci di fuoco

ma digredisco continuamente non posso farci nulla e mi piace perdermi di pensiero
all’alba d’idee staminali quando ancora senza nome aggallino d’albume

e sempre ancora mi piace nominare perché primo e ultimo di creare
dal nulla ci fu il mondo o solo perché lo chiamammo così ci fu sempre per noi?

amo la musica profonda come il silenzio lieve
le note la neve gli atomi muti e la luna

non si può che non essere eterni in un giorno qualunque!
altrimenti perché mai esonderei d’amore dall’iridi senza staccarne carbone dai fogli?!

André Che Isse

ARDO DI GALASSIE SELLATE INDACO

come albatro dal sopracciglio nero vivo illeggiadrito
ho braccia d’ali per mescere l’aria con le curve
e la mia nuca appesa di nubi è culla poietica

cerco parole in otri ulissidi ebbre
e dove l’arco non pieghi ne suggo di lune
quantunque in erbario ne collezioni l’albume

entro nella pelle del giorno come camera di sogni
con passi nudi d’amore
su assiti vergati di luce da persiane chiuse in meriggi di sole

come finestre d’astronave innevate da polline di stelle
tanto quanto un tempo muto su palmi stivati d’estasi scienti
eccomi allora eterno disteso in un pozzo di luccicanza

André Che Isse

MADIDO D’EBBREZZA

qui non si tratta di eternare soltanto un momento magnifico
ma abbacinarsi d’essere,per sempre

come un’entropia di nubi nelle mani di vasaio
per raccoglierne spuma di primo derviscio che inventò la ruota

girotondo in cui dalla lacrima di un dio esplose il verso del mondo
e fu allora che imparai ad amare la chioma nel dorso

quanto l’oro sulle foglie che palpebra l’ebbrezza del sole
per pettinarti scalzo i desideri

mentre gonfio le gote come vele dove la cresta dei sepali è profilo basso di nubi
così ch’io possa toccarmi i pensieri coi gomiti di dioniso

angolo segreta di freccia adamantina che danzo con la curva del braccio
madido di bellezza

André Che Isse

RADICI DI VENTO

coi talloni infilati nell’anima e pensieri solubili come nubi
sono nocchiere di vascello spiegato dietro la luna d’albume

dal ponte mi nutro di stelle nell’unica notte che conosca eterna
e insieme il mio fiato si stira di bellezza come dorso nudo d’estate

ho visto stendersi il sole sulle case come lenzuola allindate sul talamo
e pietre calde nelle mani come conchiglie per ascoltare dove cade il mare

poss’io esser dipinto dal cielo così che di stesso azzurro ci s’incarn’insieme
e passare il giorno proprio nel guado aurorale ammusati

ecco che tolgo le ali per amarti
solo i ginocchi di pelle nel cucchiaio dei tuoi

lasciandomi cadere dalla torre come lanterna cinese ardente
fino a che in cristallo di neve io danzi barbicato di vento

André Che Isse

CHAPERON PER NUBI

foriero nauta silente dietro l’universo
tesauriere aurorale di fiato increato

raccolgo albume di nubi in canestre caravaggesche
quanto giallo van gogh su piccoli muri proustiani di sole

eccomi nell’unico giorno che conosco,scalzo su pedali e guardo di nubi
la prima ruota inventata è la stessa con cui danzo la curva del braccio

sono di dioniso icario più di quanto lo furono gli dèi
perché chi pettina lena di nubi cura la chioma dell’essere

cos’è vivere se non capire come sorridono le nubi?!
seguirne la rotta come ruote in solchi di neve

senza perderne disegno né nero di china sull’albume
così che nudo auriga alberghi ebbro tra neutrini di gote

André Che Isse

LA PELLE DELLE PAROLE

attraverso il giorno come una pelle di fiato
scalzo sulle parole

mentre i ginocchi raccolgono pensieri sull’albero
dove la bocca si stiva di luccicanza

tanto che i passi danzino l’epos sidereo
l’aere curvata d’angoli nel gomito

eccomi dunque nudo di luce
dorso chiaroscurale di sole attraversato da coda di cometa

ma ci sono parole che cadono in gola come dove cade il mare
e parole che salgono le nari come neve che torna alla luna

ma sono quelle che si suggono senza masticarsi,il punto di fuga rinascimentale
dove essere ha l’incarnato delle parole

André Che Isse

ALA SENZA DORSO E BASTA

c’è da perdersi nel verde degli alberi
labirinto monocromo di bellezza

ma ci sono così tanti verdi da non ritornare più
da abbandonare tutto per l’infinito

come del resto potrebbe essere morire
liberi di essere amore e basta

ala senza dorso
verde e basta

ma poi rincaso dal parco e ho così tanta poiesi da perdermi di nuovo
labirinto formidabile d’idee su filodarianna scalzo

e allora torno a salire gli alberi con la poesia in tasca
per collezionare infiniti e basta

André Che Isse

IL TRITTICO DEI VASI ALCHEMICI

André Che Isse
“Il trittico dei vasi alchemici nel giardino nero del principe Apu”

130,5x300cm
(3 pannelli ciascheduno 130,5x100cm)
corda cucita su misto cotone,
tempera da muro,acrilico,timbri d’Isse
OPERA RETROILLUMINATA
aprile 2017

***

Ci sono vasi che hanno danzato la creta

piegando l’arco dorsale di un dio giovane,

troppo giovane per aver visto nascere il mondo;

e la curva del mondo increata:

monade per il mio braccio di danzatore,

segreta epistemica.

Ci sono vasi come pietre elettive di giardino zen:

scolte verticali di bellezza,

‘cantus firmus’ d’equilibrio sullo spazio.


Il vasaio degli dèi ha rubato la curva dove cade il mare

per alchimiare la forma dei pensieri

in giardino d’anima.

 

E il principe Apu,pettinato di luna,
siede al centro del suo giardino nero,
mirando il mondo dalla sua curva aurorale.
 

André Che Isse

SAGRESTIA DI STELLE

è bello pensare che si possa essere nati prima della luna
basterebbe salire sul melo per conoscere il mondo

ma le emozioni non si comprano al mercato
e ho fatto dell’anima coltura a chilometro zero

gli orti feraci a terrazze ebbre sul cuore distesi
come lenzuola d’albume al sole nei meriggi agostani

ed eccomi pensiero sciente su crinale di fuoco nel mio cesto di fragole
quando amo invento la luna che non era ancora nata

ma basterebbe contare l’infinito con le dita mentre le stelle ridono
uno due tre presa!

bersi sapere d’essere tutto d’un fiato
e poi rimanere a guardare quella luna gigante gialla appena nata dietro una casa

André Che Isse

COMPOSTIERA PER CURVE DI NEVE

ma come fu che imparai il fuoco prima della ruota?
quando conosci hai curvato l’orizzonte torno di luna il filodaurora

perché è nella curva il gesto di un dio
e solo una bocca che raccolga neve prima della terra ne piega l’arco

tra la curva del dorso e l’ala l’aria ridda ebbra nel mio fiato d’arciere
e allora tornai prima di nascere il mondo solo di lapislazzuli in tasca

così michelagnolo involò se stesso d’azzurro
così a fresco curva di neve m’indiai

e ora di fronte alla tela scriba aurorale di gesto ne invero
mentre danzo la curva stessa che inventò alberi

così che salendoci io possa aggallare di neve
come atomi d’albume poietico

André Che Isse