André Che Isse

pittore, danzatore, poeta

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Tag Archives: CATALOGO

UN BATTELLO DI CIPRIA

Galleria | Posted on ottobre 28, 2025 by Che Isse

se si sapesse in giro che possiamo essere ciò che siamo veramente
che già mille universi ci abitano dentro i pensieri

mentre i ghiacciai si sfilano fragorosi come scaglie di formaggio
sull’imbandigione emozionale del guardo

c’è una sola domanda che valga l’universo:
prima di nascere pensiero dove pensavo?

così tolgo il narrabile dalle dune perché rimanga la curva nuda
tolgo il narrabile dal feriale così che rimanga io e l’universo

per chi sale sugli alberi come salisse sul suo dorso
per chi non serve a nulla se non a spingere l’universo

non so vivere senza sapere di essere nato ora
non ricordando che mi ero profumato per sognare

André Che Isse

*

(dal Catalogo
LA LUCCICANZA D’ALMA;
già nelle
24 EUDEMONIE ELETTIVE)

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VIDEO: Performance&Lettura 18.10.2025 André Che Isse LA LUCCICANZA D’ALMA

Galleria | Posted on ottobre 24, 2025 by Che Isse

André Che Isse
“LA LUCCICANZA D’ALMA”
la luce che traversa la pittura
&
danza

PERFORMANCE & LETTURA
per la presentazione del catalogo della Personale in corso
18 ottobre 2025

_André Che Isse, danza & lettura
(7 sue poesie cribrate dalle 19 del Catalogo)
_Simone Di Benedetto, violoncello elettrico
(improvvisazione sul tema del Preludio della Suite op.16 di SAINT-SAENS)

A CURA:
Gian Ruggero Manzoni
Stefano Danieli
Federica Malagoli

LART UNIVERSE
Via Felice Cavallotti, 132/2, Sassuolo (MO)
& DALI’ UNIVERSE

MECENATE:
Federica Malagoli

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PRESENTAZIONE del CATALOGO: André Che Isse “La Luccicanza d’Alma”

Galleria | Posted on ottobre 22, 2025 by Che Isse

PRESENTAZIONE del CATALOGO:
André Che Isse
“La Luccicanza d’Alma”
18.10.2025
LART GALLERY
(sassuolo, Mo)
con Stefano Danieli & Gian Ruggero Manzoni

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LE PAROLE VANNO TENUTE IN BOCCA SENZA MORDERLE

Galleria | Posted on ottobre 17, 2025 by Che Isse

sono poeta

e quando cammino l’aria è gentile con me

ho inventato il primo giorno del mondo a ogni nascita dal sonno

proprio mentre il pensiero mi traversa scalzo il fiato

*

voglio tenere per mano le parole come le tenessi in bocca

come quando provi a tenere in bocca la cioccolata senza morderla

e con la stessa cura ti pettino così lentamente che dal capo alla fine del dorso passa un giorno

così pettino l’amore nel roseto di una stella

*

e tra i denti euforia di rose!

nulla principia senza innamorarsi follemente!

sono arsi universi per albergare il pensiero!

e mentre lei rideva lui ora sapeva come ridono i fiori

*

André Che Isse

*

(dal Catalogo

LA LUCCICANZA D’ALMA;

già nelle

24 EUDEMONIE ELETTIVE)

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PRESENTAZIONE DEL CATALOGO D’ARTE: “LA LUCCICANZA D’ALMA”

Galleria | Posted on ottobre 12, 2025 by Che Isse

PRESENTAZIONE DEL CATALOGO D’ARTE:

André Che Isse

“LA LUCCICANZA D’ALMA”

*

PERFORMANCE:

André Che Isse: Danza & Lettura

Simone Di Benedetto: violoncello

*

TESTO CRITICO E PRESENTAZIONE:

Gian Ruggero Manzoni

LART GALLERY

sabato 18 ottobre ore 18,30

via Felice Cavallotti 132/2

(primo piano-scala esterna)

Sassuolo (Mo)

*

MECENATE:

Federica Malagoli

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I GINOCCHI ICOSAEDRI

Galleria | Posted on settembre 29, 2025 by Che Isse

I GINOCCHI ICOSAEDRI

*

quando arco il braccio curvo in spaziotempo per massa d’alma

siamo nati per nascerci!

mentre l’eterno si raccoglie in giorni qualunque

*

sono un collezionista di ore

quelle a ginocchi icosaedri in 12 lune

ancora aprendo il guardo dal sonno è il primo giorno del mondo!

*

e tu in piedi dietro gli aranci con la tua gonna a pieghe blu

perché mai nascemmo dalle stelle se non per lumeggiarci il cuore?!

ed io ho appoggiato la bocca alla luna senza mai staccarla dai fiori

*

tanto che di mille giorni ho fatto mille secoli scalzi

e ora ti dirò cosa ho fatto della mia vita:

un solo momento eterno!

*

André Che Isse

*

Dal Catalogo:

LA LUCCICANZA D’ALMA

(già nelle 24 EUDEMONIE ELETTIVE)

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LÀ DOVE DANZA LA FELICITÀ per l’arte di André Che Isse di Gian Ruggero Manzoni

Galleria | Posted on settembre 23, 2025 by Che Isse


LÀ DOVE DANZA LA FELICITÀ
per l’arte di André Che Isse

di
Gian Ruggero Manzoni

*

“Basta che un rumore, un odore, già uditi o respirati un tempo, lo siano di nuovo, nel passato e
insieme nel presente, reali senza essere attuali, ideali senza essere astratti, perché subito l’essenza
permanente, e solitamente nascosta, delle cose sia liberata, e il nostro vero io che, talvolta da
molto tempo sembrava morto, anche se non lo era ancora del tutto, si svegli, si animi ricevendo il
celeste nutrimento che gli è così recato. Un istante affrancato dall’ordine del tempo ha ricreato in
noi, perché lo si avverta, l’uomo affrancato dall’ordine del tempo. […]

Quindi dobbiamo essere grati alle persone che ci rendono felici,

sono gli affascinanti giardinieri che fanno fiorire la nostra anima. […]

La mia destinazione non è più un luogo, ma un nuovo modo di vedere.

Del resto il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre,

ma nell’avere nuovi occhi.”

(Marcel Proust)
*
“Dipingo per ‘miracolare’ la Bellezza.

Scrivo per l’imperiosità d’Essere.

Danzo per ostendere l’Esserci.”
(André Che Isse)
*
“L’arte in genere ha il potere di indirizzare la nostra umanità dove è più necessaria.”

(Gian Ruggero Manzoni)
*

Molti hanno descritto la danza come “poesia in movimento”.

Entrambe, poesia e danza, più la pittura,

possono essere pratiche molto personali e private,

qualcosa che aiuta a elaborare sé stessi, ad elaborare la propria storia,

per poi venire proposte anche in pubblico, qualora lo si reputi giusto,

in modo da risultare utili anche all’altrui investigazione inerente il proprio animo profondo.
Su una scala più ampia,

sia la danza sia la scrittura sia la pittura

sono perciò i modi in cui André cerca di dare un senso alla propria vita,

al prossimo, al mondo e al funzionamento dell’universo.
Oggi, come all’inizio del secolo scorso,

l’artista visivo e il poeta non sono più semplici collaboratori del coreografo

o di colui o colei che danza,

bensì il loro fare risulta “opera” anche a sé stante

e può venire collocata quale istallazione in uno spazio espositivo,

oppure può dare vita a una raccolta di poesie o a un racconto.

Più nulla quindi è disgiunto

allorquando si tende ad elevare il proprio spirito al di là di spazio e tempo.

Molto significativa, in questa dimensione dell’essere in arte,

la poesia titolata “La danza del pittore” di Nina De Angelis, giovane artista belga:

“Questo è ciò che avviene in officina, di fronte al foglio, attorno allo strumento.

Ecco cosa fa il corpo al servizio del dipinto: danza.

Si lascia abitare dal movimento, attraversato da una corrente

dalla rivolta alla pacificazione senza distinzione.

La danza sarà come una nota di intenti per il dipinto successivo.
Oltre la parola o l’idea

devi essere fermo e flessibile allo stesso tempo,

denso e danzante.
Lascia che il corpo ricordi ciò che ha imparato, lascia che il corpo suggerisca nuovi gesti.

La mano fa danzare l’utensile e l’inchiostro sulla superficie della carta.

La carta fa danzare l’inchiostro contro la superficie del pennello.

Un po’ più in alto una mano si lascia fare.

Un po’ più in alto ancora il resto del corpo impara a seguire il movimento che si inventa,

davanti a lui

quindi gli occhi si nutrono di scoperta e contrasto.

Ora puoi respirare”.

*
Per André Che Isse, pittore, danzatore, poeta,

il corpo viene spesso usato per descrivere la capacità di elevarsi dalle cosiddette genetiche di base,

come il camminare o il sedersi,

e a condurti in espressioni non utilitaristiche.

Del resto ciò che viene definito “comportamento sensato e pratico”

non offre con chiarezza l’idea che l’umanità sia in grado di possedere un potenziale strabiliante

in tutti gli ambiti dell’espressione, come invece ha.
L’arte può mostrarci in modo incontrovertibile

che siamo capaci di molto più di quanto avessimo mai immaginato,

e che quindi possiamo essere più di quanto avessimo mai creduto.

André dice, facendo il verso al grande filosofo francese Pierre Teilhard de Chardin,

che non siamo esseri umani che vivono un’esperienza spirituale,

bensì siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana.
Il “paradosso” di una disciplina umana come la danza è che facilita uno stato di trascendenza
attraverso un rigoroso affidamento a elementi molto pragmatici:

armonia psico-naturale e azione,
che peraltro sono le stesse virtù associate alla gestione della ricerca scientifica,

oppure componenti portanti molte vie di pensiero di matrice orientale.
Un altro filosofo e sociologo francese, Émile Durkheim, coniò il termine “homo duplex”

per descrivere le due colonne fondamentali che sostengono l’essere umano:

il profano e il sacro.

Egli credeva che noi usassimo la componente trascendentale, tipica del mondo religioso,

per tentare di elevarci e sacralizzare la nostra mente e il nostro corpo

così da eclissare, nel mistico, le tendenze e gli interessi definiti “bassi” in essi contenuti,

cioè quelle caratteristiche tipiche del profano… se non del “bestiale”.

Tale idea di “homo duplex” spesso la si ritrova anche in arte,

oltre che in ambito psicologico o meditativo,

in modo che praticando le discipline espressive si possa giungere a toccare,

se non a oltrepassare, i cosiddetti “cieli alchemici della virtù”,

in modo da poterci ricongiungere con “l’energia madre”… 

con la nostra origine… 

simbolo di purezza e di estrema felicità.
La danza, in tale processo,

risulta la quintessenza della riconciliazione tra corpo astrale ed energia dei primordi,

trasformando colui che la pratica in veicolo di trasmissione

dal “buio” del non sapere alla “luce” donata dalla piena consapevolezza di sé

e dalla completa conoscenza del cosmo che ci contiene, e che conteniamo.
Le dinamiche creative di André Che Isse si muovono su questa linea,

trasformando i linguaggi che pratica in un unicum che risulta ricettore di tutti gli opposti.

I suoi corpi ovalizzati dal ballo,

i suoi vasi,

le piante di papiro,

i fiori di loto,

sostenuti da una retroluminosità

che li rende levitanti dalla superficie che fa loro da sfondo,

quindi il canapo che dà risalto ai contorni delle forme o ne delinea le configurazioni,

si fondono con le poesie

e

con i “cartigli”

(una sorta di “alfabeto magico”)

da lui disegnati… 

simboli che dal suo corpo, su cui sono tatuati,

scivolano sulle tele,

rinforzando le sinergie e la interdisciplinarietà

che lega in toto la sua opera,

così da “rendere

familiare l’insolito,

e
insolito il familiare”,

come avrebbero potuto dire gli appartenenti al Movimento Formalista Russo
quali Vladimir Jakovlevič Propp, Viktor Borisovič Šklovskij e Vsevolod Vjačeslavovič.
Come ben sappiamo la radice greca di poesia significa “creatore”,

il che rende i poeti più che semplici artisti:

sono i primi cercatori di significato.

Mentre scrivono, codificano verità complesse in rigidi formati retorici,

ma senza necessariamente rifuggire dall’ambiguità.

Una poesia ben scritta esamina il mondo da vicino,

cercando di vederlo per la prima volta.

Tutto il resto

– la carica emotiva, il piacere lirico, persino il piacere intellettuale – 

è secondario.

Il poeta ungherese George Szirtes ha affermato:

“Nessuno legge una poesia per scoprire cosa succede nell’ultimo verso;

gli individui la leggono per l’esperienza di attraversarla”;

e così disse il poeta americano Stanley Jasspon Kunitz:

“Le poesie sono i racconti delle storie delle anime”… 

ed è appunto dell’anima di André Che Isse che stiamo parlando,

di quel suo investigarla, cullarla, liberarla,

rendendola inizio e fine (contemporaneamente) di ogni possibilità del fare;

inoltre di quel suo darle voce, immagine, movimento,

in una persistente connessione che induce da un lato all’intimità,

mentre, dall’altro, la pone in costante contatto con l’umanità intera,

come primo mezzo di comunicazione con i restanti,

per quindi renderla quale appartenenza al coro di coloro che ancora credono alla verità

e all’involucro che la contiene,

cioè la “mondata comprensione”… 

scudo e arma contro ogni possibile ipocrisia.
Così è l’arte di André Che Isse:

sincera e degna di visione e di ascolto… 

quindi un fare dell’onestà,
quale manifestazione intangibile di verità e bellezza,

e ancor di più quando la misura del successo artistico

è un’aspirazione al tempo stesso enormemente coraggiosa

e sempre più difficile in una cultura fissata su vaghi parametri esteriori

come il mercato e le mode,

ma il nostro artista ci riesce,
avendo il talento dalla sua e la forza di essere sempre sé stesso.
Del resto l’autenticità in ambito espressivo non è una questione di volontà,

o quale scelta morale tra onestà e disonestà,

bensì la capacità di dirsi eludendo artifici, trucchi, malizie,

in modo da affidarsi a doni quali l’immediata comprensione e la franchezza psicologica,

l’intuito e la capacità di analizzare i propri simili,

spogliandoli di strutture e sovrastrutture,

dando così immagine degli stessi nella loro forma primordiale

e

ponendosi

(quale completamento di un ciclo)

proprio nell’essenzialità dell’esistere,

in pieno recupero di semplicità,

fisicità realizzativa e perdurante

e
trasmissibile passione espressiva.

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DANS LA LUMIÈRE DE L’ARTISTE

Galleria | Posted on novembre 25, 2024 by Che Isse

“Chair tendue, bandée comme un arc,

le corps de l’artiste rejoint l’œuvre en le sublimant.

La corde qui noue et borde les articulations sur la toile évoque

un danseur à la peau à la fois douce et écorchée,

très troublant paradoxe.”

Isabelle Floch

*

Sous la direction du Maestro Giosuè Deriu

“Celui qui marche, danse ou tournoie sur une corde à quelques mètres du sol n’est pas un funambule.

Que le fil soit tendu, lâche, rebondissant ou libre, on l’appelle danseur sur corde.”

Philippe Petit

Dans l’œuvre d’André Che Isse,

on marche sur un fil, traversant les ombres et lumières de l’artiste,

un jeu d’équilibres où danse, peinture et poésie s’enlacent et se délient, pour mieux se retrouver,

tel un syndrome de Stockholm ou une pièce de Pina Bausch.

L’ethos grec, la philosophie occidentale, la discipline orientale et la passion humaine

convergent dans l’élégante hermétique des nombres.

La vie du poète, peintre et danseur tourne sur elle-même sans conflits,

transformant la polyvalence en force :

des langages multiples s’unissent pour exprimer une seule et même idée.

Ses œuvres, apparemment simples à première vue,

cachent pourtant une richesse de concepts et racontent des histoires profondes.

Ce livret explore le cheminement artistique d’André Che Isse,

à travers techniques et thématiques,

où une corde – fil conducteur – unit ses trois triptyques.

Chaque œuvre, rétroéclairée, vit une double existence :

celle de la lumière naturelle et celle d’une lumière intérieure.

La corde, minutieusement cousue sur la toile de coton,

dessine les silhouettes comme un trait épais et vibrant,

entre rouille et vernis de verre, caressé par un crayon.

Derrière chaque toile, l’artiste révèle l’ossature de l’image :

la continuité du fil sur lequel il danse, sans jamais perdre la logique et la fluidité de sa création.

Le titre, parfois synesthésique, dévoile l’œuvre :

une main sur un visage, le détail d’un dos,

la splendeur immobile d’un vase, ou encore

– comme dans la première pièce, pilier de ce livret –

l’exemple d’une magie où le geste fait naître une fleur.

*

“J’ai eu le plaisir et la chance de marcher sur le fil avec André. Il m’a conduit dans des lieux
spéciaux, ancestraux, où le temps n’est qu’un concept vain et où les émotions sont en équilibre.
Dans les petites tables, j’ai vu l’expression ultime de la danse ; dans les Danseurs, une évidente
immobilité. Tout cela m’a passionné, éveillant cette sensation intime que les philosophes appellent
émerveillement.”
Giosuè Deriu

*

*

*

A cura del Maestro Giosuè Deriu

“Chi cammina, danza o volteggia su una corda a qualche metro da terra non è un funambolo.

Che il suo filo sia teso, lento, molleggiato o completamente libero, viene chiamato ballerino sulla corda.”

Philippe Petit

Nell’opera di André Che Isse si cammina sopra una fune,

attraversando ombre e luci dell’operato dell’artista, un gioco di equilibri,

dove danza, pittura e poesia si abbracciano e si lasciano per poi riabbracciarsi,

come una sindrome di Stoccolma, o uno spettacolo di Pina Bausch.

L’Ethos greco, la filosofia occidentale, la disciplina orientale e la passione umana

s’incontrano nella raffinata ermetica dei numeri.

 Il vissuto del poeta, pittore e danzatore ruota su se stesso senza conflittualità,

riuscendo a fare della versatilità una forza,

dove molteplici linguaggi collaborano per esprimere gli stessi significati.

Infatti le opere, a primo impatto di facile lettura, celano molteplici concetti e raccontano storie.

Il percorso di questo libretto esplora la principale produzione artistica di André Che Isse,

per tecnica e temi, dove una corda, come filo logico, unisce i tre trittici.

Infatti le opere, tutte retroilluminate, presentano una doppia vita,

quella di illuminazione naturale e quella di luce propria.

La corda, cucita meticolosamente sopra il cotone,

sagoma i soggetti come fosse un tratto spesso e materico di colore,

un tocco di ruggine, le carezze di una vernice da vetro, una linea di matita.

Dietro le tele, è svelato lo scheletro di ogni immagine,

la continuità del filo, sopra il quale l’artista danza senza mai perdere la logica e continuità della creazione.

Il titolo, che a volte verte alla sinestesia, spiega l’opera:

una mano sul viso, il particolare di un dorso, la spettacolare staticità dei vasi e soprattutto,

come nella prima opera che funge da perno di questo libretto,

l’esempio di magia, dove, attraverso il gesto, si può far nascere un fiore.

*

“Ho avuto il piacere e la fortuna di passeggiare sulla corda con André,

mi ha portato in posti speciali e ancestrali,

dove il tempo è solo un concetto inutile e i sentimenti sono in equilibrio.

Nei Tavolinetti ho visto la massima espressione della danza

e nei Danzatori una evidente staticità

e tutto questo, mi ha appassionato,

stimolando quella sensazione intima,

che i filosofi chiamano meraviglia”.

Giosuè Deriu

*

*

*

(dal catalogo della mostra:

André Che Isse

Le Fil D’André

– DANS LA LUMIÈRE DE L’ARTISTE –

GALERIE LA RALENTIE,

PARIS)

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DANS LA LUMIÈRE DE L’ARTISTE

Galleria | Posted on novembre 25, 2024 by Che Isse

André Che Isse

*


Le Fil D’André

– DANS LA LUMIÈRE DE L’ARTISTE –

*

GALERIE LA RALENTIE

7 décembre 2024

22 rue de la Fontaine au Roi

75011 Paris

h 18

Space Gallery, Italie

&

Federica Malagoli, promoteur

*

“Chair tendue, bandée comme un arc,

le corps de l’artiste rejoint l’œuvre en le sublimant.

La corde qui noue et borde les articulations sur la toile évoque

un danseur à la peau à la fois douce et écorchée,

très troublant paradoxe.”

Isabelle Floch

*

Sous la direction du Maestro Giosuè Deriu

“Celui qui marche, danse ou tournoie sur une corde à quelques mètres du sol n’est pas un funambule.

Que le fil soit tendu, lâche, rebondissant ou libre, on l’appelle danseur sur corde.”

Philippe Petit

Dans l’œuvre d’André Che Isse,

on marche sur un fil, traversant les ombres et lumières de l’artiste,

un jeu d’équilibres où danse, peinture et poésie s’enlacent et se délient, pour mieux se retrouver,

tel un syndrome de Stockholm ou une pièce de Pina Bausch.

L’ethos grec, la philosophie occidentale, la discipline orientale et la passion humaine

convergent dans l’élégante hermétique des nombres.

La vie du poète, peintre et danseur tourne sur elle-même sans conflits,

transformant la polyvalence en force :

des langages multiples s’unissent pour exprimer une seule et même idée.

Ses œuvres, apparemment simples à première vue,

cachent pourtant une richesse de concepts et racontent des histoires profondes.

Ce livret explore le cheminement artistique d’André Che Isse,

à travers techniques et thématiques,

où une corde – fil conducteur – unit ses trois triptyques.

Chaque œuvre, rétroéclairée, vit une double existence :

celle de la lumière naturelle et celle d’une lumière intérieure.

La corde, minutieusement cousue sur la toile de coton,

dessine les silhouettes comme un trait épais et vibrant,

entre rouille et vernis de verre, caressé par un crayon.

Derrière chaque toile, l’artiste révèle l’ossature de l’image :

la continuité du fil sur lequel il danse, sans jamais perdre la logique et la fluidité de sa création.

Le titre, parfois synesthésique, dévoile l’œuvre :

une main sur un visage, le détail d’un dos,

la splendeur immobile d’un vase, ou encore

– comme dans la première pièce, pilier de ce livret –

l’exemple d’une magie où le geste fait naître une fleur.

*

“J’ai eu le plaisir et la chance de marcher sur le fil avec André. Il m’a conduit dans des lieux
spéciaux, ancestraux, où le temps n’est qu’un concept vain et où les émotions sont en équilibre.
Dans les petites tables, j’ai vu l’expression ultime de la danse ; dans les Danseurs, une évidente
immobilité. Tout cela m’a passionné, éveillant cette sensation intime que les philosophes appellent
émerveillement.”
Giosuè Deriu

*

*

*

A cura del Maestro Giosuè Deriu

“Chi cammina, danza o volteggia su una corda a qualche metro da terra non è un funambolo.

Che il suo filo sia teso, lento, molleggiato o completamente libero, viene chiamato ballerino sulla corda.”

Philippe Petit

Nell’opera di André Che Isse si cammina sopra una fune,

attraversando ombre e luci dell’operato dell’artista, un gioco di equilibri,

dove danza, pittura e poesia si abbracciano e si lasciano per poi riabbracciarsi,

come una sindrome di Stoccolma, o uno spettacolo di Pina Bausch.

L’Ethos greco, la filosofia occidentale, la disciplina orientale e la passione umana

s’incontrano nella raffinata ermetica dei numeri.

 Il vissuto del poeta, pittore e danzatore ruota su se stesso senza conflittualità,

riuscendo a fare della versatilità una forza,

dove molteplici linguaggi collaborano per esprimere gli stessi significati.

Infatti le opere, a primo impatto di facile lettura, celano molteplici concetti e raccontano storie.

Il percorso di questo libretto esplora la principale produzione artistica di André Che Isse,

per tecnica e temi, dove una corda, come filo logico, unisce i tre trittici.

Infatti le opere, tutte retroilluminate, presentano una doppia vita,

quella di illuminazione naturale e quella di luce propria.

La corda, cucita meticolosamente sopra il cotone,

sagoma i soggetti come fosse un tratto spesso e materico di colore,

un tocco di ruggine, le carezze di una vernice da vetro, una linea di matita.

Dietro le tele, è svelato lo scheletro di ogni immagine,

la continuità del filo, sopra il quale l’artista danza senza mai perdere la logica e continuità della creazione.

Il titolo, che a volte verte alla sinestesia, spiega l’opera:

una mano sul viso, il particolare di un dorso, la spettacolare staticità dei vasi e soprattutto,

come nella prima opera che funge da perno di questo libretto,

l’esempio di magia, dove, attraverso il gesto, si può far nascere un fiore.

*

“Ho avuto il piacere e la fortuna di passeggiare sulla corda con André,

mi ha portato in posti speciali e ancestrali,

dove il tempo è solo un concetto inutile e i sentimenti sono in equilibrio.

Nei Tavolinetti ho visto la massima espressione della danza

e nei Danzatori una evidente staticità

e tutto questo, mi ha appassionato,

stimolando quella sensazione intima,

che i filosofi chiamano meraviglia”.

Giosuè Deriu

*

*

*

(dal catalogo della mostra:

André Che Isse

Le Fil D’André

– DANS LA LUMIÈRE DE L’ARTISTE –

GALERIE LA RALENTIE,

PARIS)

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