L’AURIGA D’ALBUME

come posso raccontarti la dolcezza dell’aria che colleziono?!
potrei farmi monade nel sogno di leonardo e attraversarmi a volo le nari
toccando l’ultima aria prima che s’infili nei pensieri segreti

ma tra labbra bagnate per prime e il sorriso di gioconda
sciente aggalla il senso naufrago di stelle
e mi ritrovo lanterna cinese al largo aurorale allunato

dove frombolieri di sassi piatti sull’acqua sfrigolano l’imbrunire di spuma
così ch’io possa narrarmi d’eterno sanza trono alcuno
e capriolare imperioso lungo l’ipotenusa ebbra di sé

mentre monnalisa mi schiaccia il fiato nella sua gonna di neve affogandomi le gote
e disarcionando le mie ali rubate alla luna
così che nudo io possa raccogliere dove cade il mare il filo rosso delle fragole

André Che Isse

PSICOSTASIA ATEA SUL MIELE

possono apparecchiarti il mondo ma nessuno attraversarti davvero l’essere
come perpendicolare sciente in tessitura dove cade il mare

proprio quando il tuo filodarianna teso tra lo zenit di pensiero e il campo di fiori
ti allungherà il fiato che disegni l’asse rinascimentale di fuga

allorché togliendo il narrabile ne rimarrà curva d’anima solo
scalza immota sciente

che come un michelagnolo a togliere materia per forma d’eroe
così l’ala tua del vero disveli il melo vermiglio di gote

eccomi ora seduto dentro l’ebbrezza che soppesa il mio eterno
notomizzando ciambelle con labbra inzafardate d’albume

mentre non voglio conoscere che la pansofia del mio ziqqurat
apicale pensatoio di nubi

André Che Isse

QUADRIVIO DI ETERNI A MATITA

se penso sorgo imperioso
e m’esonda lo sguardo di stupore prometeico

sono traccia per stelle pensanti
filodarianna ulisside su ginocchi icari

quadrivio di eterni a matita per millanta ponti d’arciere
stanze per delfini ebbri

ecco dove il sapere si beve in tazza raku all’alba di dioniso
non staccando dal foglio il carbone che disegna il mondo

io voglio edificare dietro l’angolo dell’universo la camera dei meli
dove salire scalzo la luna

divorare ciambelle di spuma come nubi materiate d’albume
e perdermi sull’unica strada di fiato con la matita in mano

André Che Isse

IL BOSONE DI DIONISO

poss’io vestirmi di desiderio quello che mi nacque prima del mondo
perché stanno ritti dietro l’universo e attendono d’incendiarsi tra le dita

mentre mi sdraio il silenzio nel muto ombroso
sì che mi pare amico il vero quello stesso in tasca di dèi

e allora eccomi corpo quanto d’albero quanto calice gassoso
ginocchi come rami di pensiero nel cristallo notturno

così che al sole il meriggio stenda ancora il pudore del vero
tanto che la luna del giorno possa apparirne nuda e diafana

ma quando al crogiolo del cuore ne cadde icario l’iride dionisiaco
tutto d’intorno mi squadernò il primo passo d’eterno

c’è un momento in cui i balconi attraversano la dorsale di un dio
è quel momento di raccogliere poiesi in una compostiera da tavola

André Che Isse

LA CURVA NUDA

non so voi ma quando cado sveglio da un sonno in piedi
mi ritrovo ancora prima del mondo nato ora dal nulla

ci sono due momenti custodi due curve arcane di massimo stupore
l’atomo che precede il sonno e trovarsi nati destandosi dal nulla

e ci vuole così tanta stanchezza per lasciarsi cadere di coscienza
ma quale mistero quell’attimo che sciente di sé diviene nulla!

e poi ogni volta nascere dal sonno lì di fronte alla vita per la prima volta
in quell’attimo che precede la memoria lì nudi scalzi di vita

se i sogni nascono dalla polvere perduta delle ali dalla distrazione delle ciglia
destarsi poi è trovarsi sull’albero di gote rosse che cadono in amore

e pensare che l’amore aspetta solo i tuoi sogni un attimo prima dell’infinito
prima di nascere a se stessi con i piedi scalzi nelle mani il primo giorno del mondo

André Che Isse

TRA IL FIATO E L’ANIMA SOLO UN TALLONE SCALZO

nel silenzio d’uomo metto le uova
e i ghiacciai si sfilano fragorosi come scaglie di formaggio

la mia bocca affogata di neve sfrigola l’anima per induzione d’incanto
e il sole non è mai stato così giallo neppure sul piccolo muro di proust

abbiamo un’ala tra i pensieri da cui guardare il mondo prima del mondo
la lucido con la rugiada delle intenzioni tra i sassi piatti lanciati nella pioggia

e il nascondimento di nebbia disvela il canto della terra
hai mai raccolto lo strofinarsi delle cose nell’aria cava?

ecco io non vengo se non dal pozzo dove cadono le lune
e in mano tengo una danza che vortica mille fiati di cometa

sarò quello che ho riconosciuto squarciando il firmamento scalzo
sarò colui che già fui increato nel sesso di una stella

André Che Isse

NOCCHIERO SCALZO

voglio tenere in mano le parole come le tenessi in bocca
crescerle come il fiore regalato da un dio o quello che mi regalasti per il sorriso

voglio sapere come vestirmi nudo per l’amore che mi attraversa di neutrini
e raccogliere tutti i miei pezzi esplosi di piacere in un cesto da giardino

voglio gridare nel cerchio delle mie braccia per caderci ebro sciente
come fosse la mia invenzione della ruota e la neve che risale alle stelle

voglio sedermi scalzo sui legni antichi del portico e innamorarmi di pioggia
e inscriverla nel silenzio come grado zero di suono madido

voglio albergarmi in un atomo e perdere i giorni affogato d’eterno
infilarmi nel pozzo di alice raccogliere lune e notomizzare gli dèi

voglio danzare per te fino alla fine del mondo senza soluzione di sguardo
toccare tana tornare indietro e ricominciare a baciarti,ecco!

André Che Isse

IL BAROCCO A PIEGHE DI DIONISO

ebbi poi l’ali di caravaggio quelle d’amore
guardando la materia dei suoi corpi ascoltai le mie mani riempirsi vere

e mentre già la vita correva sapiente di dioniso
si amicava pregna densa come spalacando d’occhi dentro la terra

ah quanto è soave d’orgie l’antico che dà forma a pandora
tanto poi che ora se ne potrebbe curvare la creta come pensieri

ecco io vengo a voi vestito a pieghe e scalzo come barocco e stilite
madido ebbro sull’ipotenusa apollinea

perché se non posso non appoltronarmi con gli dèi è pure a sorgere
quell’amore che fa dell’acqua aere nuda ammusata alle gote

siate dunque moderni quanto il tempo che si curva di piacere
linee rette dove può cadere il mare quanto sorgere la piega ranciata di sole

André Che Isse

EIACULATO DI FIATO SCIENTE

vorrei essere un angelo solo per soffiare nella tuba sperticata
quella diritta come l’orizzonte dove cade il mare

e allungare il fiato alla luna così che possa pettinarmi la chioma
mentre danzo di fuoco la bocca di mille bolle di loto

vorrei infilarmi nello spazio vuoto tra le stelle come maniche da notte
per vestire i pensieri di materia dietro l’universo

così da guardare dove nacque l’amore tanto quanto affogai nei tuoi occhi
perché nulla ha principio senza innamorarsi follemente

il primo tallone sul ginocchio ulisside edificò l’imago ostensa
ma pure il triangolo dove crescere le fragole

quell’isola arrossata di fiato in cui mi lordo ebbro sciente
il catino di molecole innamorate in cui verso la brocca dei pensieri

André Che Isse

LE PAROLE VANNO TENUTE IN BOCCA SENZA MORDERLE

ti guardo cercare parole come funghi sulla luna
le tieni tra le mani come uova al mercato

una tenerezza sobria misura il tuo passo
che non si sa più se esistano ancora gli angoli

perché te ne rimani soltanto su una linea ebbra a matita scalza
con eclettici talloni senza un motivo a parte parole da tenersi in bocca

come quando provi a tenere in bocca la cioccolata senza morderla
così le parole tra le labbra si sciolgono per baciarti i pensieri

e te ne vai ora con un cesto di parole nel cuore da nessuna parte
che non sia il tuo fiato dionisiaco su ginocchi d’iride

quando mi guardo poeta sono appena nato
e mi stupisco infinitamente di essere un cesto d’amore

André Che Isse