SAGRESTIA DI STELLE

è bello pensare che si possa essere nati prima della luna
basterebbe salire sul melo per conoscere il mondo

ma le emozioni non si comprano al mercato
e ho fatto dell’anima coltura a chilometro zero

gli orti feraci a terrazze ebbre sul cuore distesi
come lenzuola d’albume al sole nei meriggi agostani

ed eccomi pensiero sciente su crinale di fuoco nel mio cesto di fragole
quando amo invento la luna che non era ancora nata

ma basterebbe contare l’infinito con le dita mentre le stelle ridono
uno due tre presa!

bersi sapere d’essere tutto d’un fiato
e poi rimanere a guardare quella luna gigante gialla appena nata dietro una casa

André Che Isse

COMPOSTIERA PER CURVE DI NEVE

ma come fu che imparai il fuoco prima della ruota?
quando conosci hai curvato l’orizzonte torno di luna il filodaurora

perché è nella curva il gesto di un dio
e solo una bocca che raccolga neve prima della terra ne piega l’arco

tra la curva del dorso e l’ala l’aria ridda ebbra nel mio fiato d’arciere
e allora tornai prima di nascere il mondo solo di lapislazzuli in tasca

così michelagnolo involò se stesso d’azzurro
così a fresco curva di neve m’indiai

e ora di fronte alla tela scriba aurorale di gesto ne invero
mentre danzo la curva stessa che inventò alberi

così che salendoci io possa aggallare di neve
come atomi d’albume poietico

André Che Isse

VESTITO NUDO DI MILLE ALBERI SCALZI

ho danzato nei gangli dell’ebbrezza sul dorso del sole
e sono divenuto dorso di dioniso ardente imperituro

eccomi nel morso d’essere senza staccarne matita di foglio
scaturigine di mondo quanto albergatore di lune

così che il giorno inventi se stesso prima di nascersi addosso
vestito nudo di mille alberi scalzi

ho imparadisato la coscienza tra palmi che soppesavano chiome di cuore
per pettinarne labirinti alla foce dei gesti

ed ora non c’è neutrino a sellarmi il fiato che non sia scettrato davvero
re siamo per le stelle e nella camera dei delfini

e nel mio cerchio con le braccia la curva del mondo dove cade il mare
e il pozzo di luna dove i sogni risalgono alle stelle come canestra di frutta

André Che Isse

UBRIACO DI LUCCICANZA

ho pettinato la luna mentre mi amava
e infilato baci nella chioma come fragole tra pensieri

il suo dorso di luna si appoggia alla terra inventando la notte
e tra scapole d’argento cadono sogni come nel pozzo la sua curva d’albume

ma se apro la bocca la sua luccicanza mi pettina in gola l’amore
così ch’io possa stivarmi d’eterno

mentr’ebbri ginocchi allunati danzano i primi fiori d’aurora dietro l’universo
dove nacque il desiderio che partorì di luna

eccomi nel tuo letto appeso trecciato di chioma alla tua
legando i destini nel dorso con filidarianna di sole

lunisolare la mia pelle a fresco nelle tasche che il tratto di sanguigna inveri
così che il sogno cammini desto tra i miei talloni scalzi

André Che Isse

L’AURIGA D’ALBUME

come posso raccontarti la dolcezza dell’aria che colleziono?!
potrei farmi monade nel sogno di leonardo e attraversarmi a volo le nari
toccando l’ultima aria prima che s’infili nei pensieri segreti

ma tra labbra bagnate per prime e il sorriso di gioconda
sciente aggalla il senso naufrago di stelle
e mi ritrovo lanterna cinese al largo aurorale allunato

dove frombolieri di sassi piatti sull’acqua sfrigolano l’imbrunire di spuma
così ch’io possa narrarmi d’eterno sanza trono alcuno
e capriolare imperioso lungo l’ipotenusa ebbra di sé

mentre monnalisa mi schiaccia il fiato nella sua gonna di neve affogandomi le gote
e disarcionando le mie ali rubate alla luna
così che nudo io possa raccogliere dove cade il mare il filo rosso delle fragole

André Che Isse

PSICOSTASIA ATEA SUL MIELE

possono apparecchiarti il mondo ma nessuno attraversarti davvero l’essere
come perpendicolare sciente in tessitura dove cade il mare

proprio quando il tuo filodarianna teso tra lo zenit di pensiero e il campo di fiori
ti allungherà il fiato che disegni l’asse rinascimentale di fuga

allorché togliendo il narrabile ne rimarrà curva d’anima solo
scalza immota sciente

che come un michelagnolo a togliere materia per forma d’eroe
così l’ala tua del vero disveli il melo vermiglio di gote

eccomi ora seduto dentro l’ebbrezza che soppesa il mio eterno
notomizzando ciambelle con labbra inzafardate d’albume

mentre non voglio conoscere che la pansofia del mio ziqqurat
apicale pensatoio di nubi

André Che Isse

QUADRIVIO DI ETERNI A MATITA

se penso sorgo imperioso
e m’esonda lo sguardo di stupore prometeico

sono traccia per stelle pensanti
filodarianna ulisside su ginocchi icari

quadrivio di eterni a matita per millanta ponti d’arciere
stanze per delfini ebbri

ecco dove il sapere si beve in tazza raku all’alba di dioniso
non staccando dal foglio il carbone che disegna il mondo

io voglio edificare dietro l’angolo dell’universo la camera dei meli
dove salire scalzo la luna

divorare ciambelle di spuma come nubi materiate d’albume
e perdermi sull’unica strada di fiato con la matita in mano

André Che Isse

IL BOSONE DI DIONISO

poss’io vestirmi di desiderio quello che mi nacque prima del mondo
perché stanno ritti dietro l’universo e attendono d’incendiarsi tra le dita

mentre mi sdraio il silenzio nel muto ombroso
sì che mi pare amico il vero quello stesso in tasca di dèi

e allora eccomi corpo quanto d’albero quanto calice gassoso
ginocchi come rami di pensiero nel cristallo notturno

così che al sole il meriggio stenda ancora il pudore del vero
tanto che la luna del giorno possa apparirne nuda e diafana

ma quando al crogiolo del cuore ne cadde icario l’iride dionisiaco
tutto d’intorno mi squadernò il primo passo d’eterno

c’è un momento in cui i balconi attraversano la dorsale di un dio
è quel momento di raccogliere poiesi in una compostiera da tavola

André Che Isse

PAVANA PER BATTITO D’ALI

i seminatori della terra vivono sugli alberi
e sorridono come foglie capriolate d’aria

la tua gonna dispiega il barocco ed io ci cado dentro come alice
nelle pieghe stirate del tuo pensiero dove ti vesti di luna

devo solo dischiudere la bocca per vederne il mondo escire
un’epifania rubino nata da un atomo del cuore

che forse un dio seduto nel nulla vocalizzo l’universo?!
ah ma quanto è dolce il tuo nome sussurrato sull’albero!

riesco a sentirne il sole nelle nari scendermi in segreta
come folle mano di van gogh a lumeggiarmi di messi dionisiache

ma poi rompesti il silenzio adamantino con battito d’ali
tanto che una canestra di commozione mi edificò lapislazzuli dove cade il mare

André Che Isse

PICCOLO STUDIO EUDEMONICO

nacque la notte inventando un silenzio dietro l’universo
poi la neve lo portò senz’ali prima del sole

e il cuore che cammina scalzo poté sentirne sfrigolare l’immenso
tanto quanto un prometeo incendiarsi d’amore

ti guardo ancora come quando conobbi d’innamorarmi
come mi apparisse la luna nuda tra le lenzuola

ti fai la coda col mio filodarianna ebbro
perché tu sai come rubarmi il silenzio esondandomi di fiori

non so cosa sei, so chi sei: la mia nevicata prima del mondo
come quando sento il mio punto di fuga rinascimentale nel tuo sguardo

non ricordo nascermi ma nascendomi tu ho saputo dove nacque il sole
e ora illumino il mondo di luccicanza amorosa

André Che Isse