VELE DI VENE

qual’è la forma del mondo che fermeresti per sempre?
quale felicità merita di soffiare il flauto di pifferaio per cadere il mondo?

ma sono così d’incanto le nubi che mutano l’istante!
e il loro silenzio non è forse la velocità della luce nel cuore?!

non c’è da fermare il mondo ma la vita non nostra!
quella forma di vita che non entra nella sua forma dell’anima

edificare sul cuore è l’unico palazzo che può non tarpare le nubi
è l’ala di stella tra i bracci di fuoco!

ecco perché vivo dietro la luna dove l’aria nelle stanze scorre come vene
un vascello più antico del mondo dove calzare il coturno d’auriga nudo

col gesto pantocratore a sanguigna che fa arrossire l’albume di nubi
che meraviglia che non si possa fermare l’eterno!

André Che Isse

IL NARTECE DEL CUORE

posso abbottonarmi camicie come salissi sui draghi
pedalare nella pioggia di seta estiva serrata madido di foresta equatoriale
ma il mio tallone di luna danza l’ebbrezza di gigli d’albume

ho visto le tue braccia sottili salire le stelle come filidarianna
la luce del gesto più veloce del sole
e quel tuo sorriso gentileterno che fa gola alla mia transverberazione

così che la notte nereggi pettinando la tua chioma
così che la notte si perda le stelle nei tuoi occhi
tanto che nel pozzo dove cadono le lune sedimenti il rosso del cuore

posso bere a collo le nubi
cenare con proust a patate gialle di delft
ma mi fermo a guardarti

André Che Isse

GLI ALBERI NON SOGNANO

ho inventato querceti in cui si rifugia il silenzio
e il pensiero si sfoglia come un cuore al sole

la luce tra i rami non corre si appoggia come lenzuola d’estate
e si materia miele per amare di giorno

ma quanti fiori crescono nei tuoi occhi!
e profumano le dita che bendano il guardo nel suo desiderio

dita come rami che s’allungano nel dorso per albergare la notte
per eternare la veglia sugli alberi dorati di stella

e allora cadere nella notte sarà come amarti per sempre
e alzando le ali nel sole baciarti di miele

se dall’altra parte dell’universo mirassero la Terra
vedrebbero solo dita dorate di amanti sugli alberi

André Che Isse

ERBARIO DI UN GIORNO QUALUNQUE

entro ed esco dalle parole come le dita nel miele
ah il profumo dell’erba tagliata in giardini di deliquio smeraldino!
come amo lunghe le gonne che baciano caviglie di pesca sottili

se solo potessi sentire garrire la Terra con nari di stella!
mentre le labbra che s’affogano di baci perdono l’universo in meriggi estivi
ma come annodasti la tua coda alla mia per entrare nella luna!

che incanto la vita d’uomo ebbropartorito di sé!
questo mio pensiero che può tutto quello che mi fu scritto prima del mondo
e non furon gli dèi a inventarmi danzare ma le dita nel miele

ho ancora nelle tasche la notte che m’abbaruffa la chioma di sesso
le pieghe barocche dei fiori nel dorso tatuato di mele
e il mio quaderno nero aedo manoscritto di neve nello zaino

André Che Isse

LA CURVA DI GINOCCHI DIETRO ANGOLI DI GOCCE

la prossima volta che cadrà la pioggia sdraiati tra le gocce
e ascolta negli spazi vuoti perché lì danzerai madidoeterno

c’è una strada nell’aria asciutta tra le gocce che libera le ali
non è già più del mondo ma della stessa grazia di fiori scalzi

quando la pioggia sfrigola nel tuo silenzio transustanziandolo
non è forse come disossare cupide molecole civilizzate?!

eccomi dunque torso ebbro per pensiero chiomoso di sole
sopra ginocchi di pioggia curvati dietro angoli di gocce

voglio bagnarmi d’idee perpendicolari per curvarle come pioggia
e infilare i gomiti dove l’acqua è salata d’amore

per questo ho costruito un capanno nudo dove cadono le nubi
ma se tolgo tutte le gocce da una giornata di pioggia rimane la forma dell’amore

André Che Isse

TESORIERE DI MULTIVERSO EBBRO

odo i palmi aggallarmi in essere come mille ali gemmate di fuoco
per raccogliere dorsi di stelle da alberi rubino increati

i giorni dell’universo si praticano in metri da sarta per curvare il pensiero
così che misurando la pelle delle nubi io possa vestirmi d’idee arcate

per sempre ulisside arciere che muove i talloni di fiori come strali di poiesi
per sempre il fiato perpendicolare al filodarianna intessuto sul proprio dna

e mi piace togliere il narrabile per danzare scalzo l’eclittica sull’ipotenusa aurorale
quando il gesto divenne scriba per raccontarne il mondo

io conosco lo stame di luccicanza stuporoso che taglia la molecola del sole
ostensorio di tutte le trame ebbre possibili

ma poi rimango in giardino scettrato di meriggio estivo
ascoltando le risa diafane di luna tralucermi silenti d’eterno

André Che Isse

LA PELLE DELL’ESTASI

bastevole il mio guardo alla luna per sentirmi immortale
assiso come luce nel pensiero
ogni giorno alzando l’iridi ebbre la bellezza m’incarna d’albume argentato

così entrai nella pelle dell’estasi come meriggio estivo d’eterno
dai raggi eiaculanti giallo van gogh
quando per mano dioniso m’addusse al diafano adamantino

la ricerca distese l’orgasmo ai confini dell’essere
non per conflagrarmi ma tessere il filodarianna apicale d’idee
così da edificarne danza ai ginocchi crisostomi

c’è un binario prima del mondo dello stesso bosone d’icario
ci appoggio il dorso per vedere le stelle svestire le nubi
tanto che sarò supergigante rossa per un guardo d’amore

André Che Isse

L’ATTENZIONE DI VIVERE

si arrende il tempo sul pensiero sciente
sbatte l’ali materiate di nubi ora tarpate azzurro
e nel crogiolo del mio guardo s’ammuta
così che nel meriggio estivo m’eterno ebbro

se affisso per un’ora la sfera dei minuti non è forse già eterno?!
e perché non ti accorgesti invece di un anno intero passato come niente?
ho imparato a mettermi l’attenzione di vivere addosso senza staccarne matita dal foglio
ed ora in un giorno qualunque posso arrivare alla luna e tornare con le fragole

dove pensi potrai mai andare senza (tu) saperti vivere?! senza guardarti pensare
la felicità è sempre soltanto quando scendiamo dal tempo a piedi nudi scienti
e allora eccomi silenzio spalmato dietro l’universo
con la bocca socchiusa per far entrare il culo delle stelle

André Che Isse

L’ULISSIDE

si nasce nudi in segreta di fiori con braccia d’universo
e il primo passo sarà per sempre qui ora e solo un altro per l’infinito

col fiato e saliva posso tessere filidarianna ma uno solo per uscire dall’universo
nel tascapane ho trovato le stelle e la punta del mio gomito è quella di cometa

i miei talloni entrano nella luna come nel sesso di un angelo
e quando apparecchio il dorso allunato posso inventare sogni prima del mondo

ho labbra per baciare nubi e occhi per innamorarmi di te
ma nel pensiero c’è il pensiero e ci arrivo salendo sull’albero di fragole

le raccolgo in un cesto da giardino come idee rubino ardenti
e mi piace crearle da me prima che nascano nel mondo da sole

eccomi dunque ebbro nocchiero sciente sull’ipotenusa dell’estasi danzante
fragile d’uomo m’adamantino artefice d’immenso

André Che Isse

OTRI ULISSIDI D’IDEE

sono ebbro di pensiero scalzo come un meriggio estivo
se si potesse vedere tutto il pensiero da sempre pensato!

ho una commozione particolare per la polvere di pensiero
come oro di luce se ne sta appesa al nulla per l’incanto dei meriggi

la raccolgo in canestre come creta per mani di vasaio
saranno presto idee dopo averle sognate abbastanza

ma da dove entrano i pensieri? o sono tutti già nati nella testa?
erano forse prima dell’uomo prima delle cose prima degli dèì?

forse si sono dovuti esplodere universi per albergare il pensiero
e noi che ne siamo stivati ci sembra cosa comune di poco conto

mi lascio trapassare dal pensiero come sebastiano da strali di sole
e non so mai veramente se l’estasi delle idee mi conosceva prima che nascessi

André Che Isse