IL BAROCCO A PIEGHE DI DIONISO

ebbi poi l’ali di caravaggio quelle d’amore
guardando la materia dei suoi corpi ascoltai le mie mani riempirsi vere

e mentre già la vita correva sapiente di dioniso
si amicava pregna densa come spalacando d’occhi dentro la terra

ah quanto è soave d’orgie l’antico che dà forma a pandora
tanto poi che ora se ne potrebbe curvare la creta come pensieri

ecco io vengo a voi vestito a pieghe e scalzo come barocco e stilite
madido ebbro sull’ipotenusa apollinea

perché se non posso non appoltronarmi con gli dèi è pure a sorgere
quell’amore che fa dell’acqua aere nuda ammusata alle gote

siate dunque moderni quanto il tempo che si curva di piacere
linee rette dove può cadere il mare quanto sorgere la piega ranciata di sole

André Che Isse

EIACULATO DI FIATO SCIENTE

vorrei essere un angelo solo per soffiare nella tuba sperticata
quella diritta come l’orizzonte dove cade il mare

e allungare il fiato alla luna così che possa pettinarmi la chioma
mentre danzo di fuoco la bocca di mille bolle di loto

vorrei infilarmi nello spazio vuoto tra le stelle come maniche da notte
per vestire i pensieri di materia dietro l’universo

così da guardare dove nacque l’amore tanto quanto affogai nei tuoi occhi
perché nulla ha principio senza innamorarsi follemente

il primo tallone sul ginocchio ulisside edificò l’imago ostensa
ma pure il triangolo dove crescere le fragole

quell’isola arrossata di fiato in cui mi lordo ebbro sciente
il catino di molecole innamorate in cui verso la brocca dei pensieri

André Che Isse

LE PAROLE VANNO TENUTE IN BOCCA SENZA MORDERLE

ti guardo cercare parole come funghi sulla luna
le tieni tra le mani come uova al mercato

una tenerezza sobria misura il tuo passo
che non si sa più se esistano ancora gli angoli

perché te ne rimani soltanto su una linea ebbra a matita scalza
con eclettici talloni senza un motivo a parte parole da tenersi in bocca

come quando provi a tenere in bocca la cioccolata senza morderla
così le parole tra le labbra si sciolgono per baciarti i pensieri

e te ne vai ora con un cesto di parole nel cuore da nessuna parte
che non sia il tuo fiato dionisiaco su ginocchi d’iride

quando mi guardo poeta sono appena nato
e mi stupisco infinitamente di essere un cesto d’amore

André Che Isse

NEVE DI CARTA

aspetto la neve per camminarci dentro
e obliarmi in giardini di carta

immagina una bocca di nero di china
soffiata sulla prima neve del mondo

un segno che incarna un gesto
come un pensiero che cammina nella neve

e uno sfrigolare di gonne sopra i ginocchi femminei
come il fiato della neve tra talloni crepitanti di seta

aspetto la notte della neve per uscire dai sogni
e infilarmi nel silenzio che frigge il suo albume

per tatuare la neve di passi
e farla sognare di pensiero

André Che Isse

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André Che Isse

fogli sparsi di gesto scalzo di nero; IV.
2005

L’AMORE ATTRAVERSA I PENSIERI SCALZO

ho danzato a un passo dalle nubi prima che le dita toccassero angoli di luna
prima di cadere in dodecaedri poietici di sapone

ho fatto di me un vasaio perfetto per gl’imparadisati stiliti
per chi non serve a nulla se non a spingere l’universo

per chi sale sugli alberi come salisse sul suo dorso
e per chi s’affoga tra le scapole tatuate d’amore

ho preso i pensieri come rodin la creta
per lordarmi d’eterno ad ogni atomo ad ogni tuo sorriso

e ti ho pettinata di poesia e inventato la pioggia nel tempo inverso
e asserpolato di chioma il mio sguardo al tuo giallo van gogh

ed ora ho un tascapane di sassi in albume di luna
ci giocolo come fossero le tue gote rinascenti di sapone

André Che Isse

INVERATI DALLA BELLEZZA DEL GENIALE

ho sognato un giglio che profumava la neve prima di cadere
e l’aria tra i fiocchi girava impazzita d’amore
come un cuore grande più delle case più grande della luna
un cuore che si potesse tenere tra le labbra

immagina ora mani impazzite d’ebbrezza nel sorriso di leonardo
un danzatore di dioniso nella curva apollinea di un’idea
la scaturigine nietzschiana sul filodarianna ulisside
la tua bocca dischiusa che attende l’unico bacio che salverà l’eterno

ecco quando di fronte alla vita la vorresti possedere come l’amante perfetta
e ti ci ritrovi penetrato appieno nel suo sesso d’aria
allora non servono dèi ma solo ginocchi da mettersi in bocca
da masticare la luna nel latte e gonfiare la pancia per sentire la curva del mondo

André Che Isse

EDRAN SCALZO SULLA FELICITA’

C’è un filodarianna disteso come un ponte infinito da cui si perdono gli approdi.
Edran lo attraversa scalzo nella direzione della felicità.
Anche il suo sguardo non afferra che l’eterno,l’orizzonte torno torno s’ostende la sua bocca come un dio di nebbia.
Se,come una segreta dell’animo,la nebbia è labirinto metafisico,il meriggio abbacinato di sole,pallia d’albume i talloni,così che il passo possa nel suo farsi gentile,smemorarne il retaggio,e disegnare nel Tempo l’arco del piede ulisside:
Edran si guarda freccia adamantina sul ponte di prua,mentre rimane seduto come lo Scriba del Louvre,vergandosi di poiesi.
La scrittura gli tatua la pelle inaurando il suo buco nero dI pupilla di gesta imperiose:
davanti a lui un sasso bianco piatto scaldato di sole in un letto di sabbia.
Edran lo mette in bocca per scaldare il pensiero,e albergarsi nell’impronta rimasta sulla sabbia:
adesso conosce la forma prima che s’inventasse il mondo.

André Che Isse

I PENSIERI CHE SI PENSANO ADDOSSO

diafana come acqua che corre su pietra l’idea nutre la felicità dell’universo
e poi oscura la notte annodando labirinti come cravatte agli angoli del pensiero

non è forse già d’uomo togliersi il fiato mentre inventa il mondo?!

ecco perché danzo mèta di nubi allacciando ai polsi il suo limitare di pizzo
forse nacque dioniso solo per stupirsi crescere la chioma nel dorso

ed io ho percorso le gote dell’alba per ammusarmi al pensiero

togliendo le stelle dai sogni per rimetterle nell’universo ma l’universo intero nei sogni
quelli che posso amare da sveglio quando aprendo i palmi li trovo madidi d’idee

come lacrime custodi ai sensi del mondo per commozione di nuche d’amanti

quando posso pensare che penso come amore sciente d’ardore
quanto luce che guarda se stessa nascersi freccia di prua nell’universo

eccomi ora dentro il lungo respiro che genera i mondi guardandomi danzare

André Che Isse

LA NEVE CHE CADE DALLA LUNA NON HA PENSIERO

io goccio d’essere in nebbia cava come un crisostomo tra le lune

e la parola che mi attraversa la bocca come bacio di pensiero aurato
è quella che coltivo tra le labbra su alberi capovolti d’idee

se al giorno tolgo il narrabile rimango con angoli di bellezza dove ormeggiare comete

e quando le parole sono racemi di dèi e curva di fiori
posso inventare teleologie e albergarle dove ziqqurat raccolgono nubi da tasca

ognuno è punto di fuga per un dio ma bisogna guardarlo d’eterno negli occhi

e sapere esondarsi ebbri quanto nocchieri a ginocchi febei
perché si possa dall’orizzonte aurorale campeggiarne icario

fui mai pensato da un universo per accenderlo d’immenso?

perché la neve che cade dalla luna non ha pensiero!
lo ruba a chi nacque per inzafardarsi le gote d’amore

André Che Isse

L’ANGOLO DA CUI GUARDARE IL MONDO

poetare è prestigiare il mondo
sdaziandone verità per farci un bagno caldo

alchimiare dèi e raccogliersi come mele in un cesto

scegliere parole come baci che fanno stornare di tempo
lumeggiarle per caderci dentro come si cade in amore

e poi distendersi nel proprio pensiero come panni d’estate

quando mi alzo dai sogni ascolto i talloni che approdano vita
non conoscendo che l’ebbrezza del primo in essere sull’ipotenusa

se col gesso contorno i piedi posso farne giardini d’eterno

si tratterebbe soltanto di leggerti gli occhi come si stupiscono le nubi
riempirli di alberi per salirci a masticarti la nuca di sorpresa

e asserpolarsi d’amore

André Che Isse