PELLE DI POESIA

disteso nel silenzio dei fiori
m’innamoro

dell’aria che entra ed esce dai miei pensieri
e gonfia l’essere come vela d’uccello

dell’estate che mi cammina scalza in bocca
e dove l’eterno è nudo

del frinire muto di nubi
che trama d’albume la chiomazzurra gentile nell’iride sciente

e di questo silenzio adamantino sui ginocchi
che solo un dio avrebbe potuto vestire

steso come lini al sole e dita infilate in compostiere di neve
danzo ebbro inzafardato d’amore

André Che Isse

LA CURVA CHE IL SOLE MUOVE AGLI AMANTI

la pelle del pensiero è un bosco
e salire gli alberi per raccogliere lune è il suo talento

annodo il profumo dei fiori col filodarianna
e non c’è passo ch’io non sia aulito

oh quale incanto sussurrarti l’amore nel cavo nudo di nuca!
affogandoci la bocca perché tu possa vivere nella luna

ti pettino così lentamente che dal capo alla fine del dorso passa un giorno
l’eterno non ha mai lasciato la sua bocca dalle nostre conserte

ecco perché il cielo è attaccato alla terra anche se non so dire se nasca o atterri
così quanto le idee icarie alla pelle emozionale

e allora ho disegnato la curva che il sole muove agli amanti
e ha preso forma d’ala sul mio braccio d’arciere

André Che Isse

EBRO D’EDRAN

Edran incedeva come un’erba materiata di calcagna.
Le sue braccia nei giardini beccheggiavano d’impero:
un impero d’alberi.
I passi di quercia illeggiadriti dalla curva dei ginocchi,
pettinavano l’estate:
quasi che l’estate stessa si fosse infilata nella cupidità di Edran
per rubargli la custodia di un dio.

Il suo pensiero spumava di fiori.

E la rugiada,sciente di madido diafano,
esondava nel suo traslucido sguardo,la commozione di sé.
Mentre le sue braccia continuavano a danzare l’archè
sulla curva di dioniso lungo l’ipotenusa apollinea.

Edran si fermò un attimo ubriaco di luna:
non era in quel mattino di luce una luna come tutte le altre:
lei,la luna,se ne stava lì sopra la vita di Edran
come avrebbe potuto un’amante nuda d’estate.
Allocchito e imparadisato da tale epifania,
Edran si accorse di sorridere:
proprio come ricordava quello stesso riso tra le labbra di un buddha;
non che si sentisse un Buddha,
ma il dono stesso di un dio.

Indiato da tale consapevolezza,
che gli piaceva chiamarla -scalza sciente-,
sulla sua pelle s’aggallava una sensazione d’eterno:
e come la sua luna,non un eterno feriale:
un guardo nell’iride d’afrodite:
come se il guscio di noce amletico (-nutshell-)
si fosse alchimiato per incantamento,
occhio stesso d’Amore.

André Che Isse

DANZO LA CURVA CHE UNISCE GLI ANGOLI

mi confondo d’aria beccheggiando l’ostensorio di ginocchi lievi come idee
così sono diventato ala d’onfalo scettrata scalza

e mi materio di commozione per quelle piccole molecole di ciel’ignudi
che mi nevicano addosso primi giorni del mondo in giorni qualunque

qui c’è da capire poco per volta il miracolo lumeggiato di sole
afferrabile come criniera di fuoco tra il nostro guardo allocchito

dovremmo vivere per caricare nuovi angoli sulle stelle
perché loro prime leggono strade quando sono ancora soltanto vapore pensato

ed io danzo la curva che unisce gli angoli all’ipotenusa eudemonica
con la stessa sostanza aurorale che mi fu di amante

ma i bambini non cadono nella luna
ecco perché le stringo forte l’albume come fragola grande sul ramo

André Che Isse

L’ARISTIA D’OMO

che tu possa raccogliere il tempo con gli eterni
ad ogni lunghezza di fiato il guardo nell’essere

che tu possa contar le stelle in tasca sanza fermar l’indice danzare
così che si disegni il tuo filodarianna smatassato ebbro di luce

siamo dèi e molecole impazzite di sole
ma mentre un dio sceglie se stesso,il sole non sa mai quando sia notte

c’è un posto dove i ginocchi attraversano scalzi la curva del pensiero
è l’ipotenusa inverabile dei sogni

oh che tu possa danzare come le nubi scrivono il cielo!
e distenderti eudemonico d’albume sciente

così ho perseguito il sublime in ogni giorno qualunque alchimiandolo oro
ed eccomi dunque allineato dionisapollineo madido d’ala

André Che Isse

COLLEZIONO EBRI ETERNI

ho riempito un cesto con l’aria scalza dell’estate
e rincasando ci ho trovato l’albume di una nube
mi aveva seguito fin dentro i pensieri più leggeri
e ancora una volta avevo inciampato nella felicità

avrei voluto metterci dentro almeno un albero
ma poi mi sarebbe dispiaciuto farlo uscire dal cielo
e così lo andavo a trovare al parco nei meriggi di sole
non so se fosse veramente felice ma rideva rideva di verde

ho spesso scritto di salire gli alberi per raccogliere lune
ma mi ubriaco così tanto a guardarli da non averne più le forze
e allora rimango i talloni nell’erba i gomiti nel cesto
aspettando che finisca l’eterno per rincasare

André Che Isse

QUANDO CAMMINO L’ARIA E’ GENTILE CON ME

la senti l’aria com’è gentile tra le curve?!
si fa attraversare come ginocchi d’eroe
e il sole nel mio scudo è diafano d’oro di risa

non la senti ancora illeggiadrirti brigantino sulle gote?!
non sai forse dei fiori che non si vede l’odoroso tra le nari?!
l’aere esisteva prima del volo e mai ti chiese le ali

io non saprei arrivare alla luna senza la sua seta ebbra
e non saprei attraversare la tua bocca vermiglia d’amore
oh con quale equilibrio sull’aria si spiega il fuoco!

così che come creta di vasaio ho materiato aere danzando!
e le mie dita infilate nel miele non sarebbero che vele
quando il tuo passo nell’aria mi viene incontro alato

André Che Isse

SCIENT’IGNUDO SCALZO DANZANTE

quando danzo è sempre il primo giorno del mondo
e sui palmi transustanzia scalzo l’esser mio

nel cerchio delle braccia nacque il sogno di luna gialla
e la curva del sole dall’arco di piede distese l’eterno nel guardo

non è cosa fare ma raccogliere frutte con gli stessi ginocchi di sole!
con gli steli cresciuti d’amore a sepali d’ali scettrati

I’m a poet
e quando cammino l’aria è gentile con me

vedo la pelle delle nubi danzare mute d’albume le idee
insegnando sapersi

ho inventato il primo giorno del mondo in un giorno qualunque
proprio mentre il pensiero attraversava nudo il fiato

André Che Isse

IL FRINIRE D’ETERNO

se mi ascolto essere mi viene la pelle d’eterno
mentre apro in due l’istante suggendone il frinire

siamo già tutto in nuce filidarianna aggueffati prima di nascere il mondo
prima di giungere al mondo infilati nell’aria come danzatore allo specchio

c’è da ubriacarsi a guardarsi negli occhi l’eterno
nulla ha fine quando siamo scient’ignudi scalzi danzanti

qui nel giardino d’estate le cicale smatassano la pelle di ciò che saremo
ora soltanto madido nudo di frinire

ma una matita gialla tra le dita di un piede levato non cadrà sulla luna
scriverà invece la tua chioma nel dorso d’eterno amoroso

da un gesto gentile nacque una danza quella stessa che inventò il mondo
e i polsini bianchi abbottonati da dita di pizzo

André Che Isse