UN GIORNO QUALUNQUE STA ALL’ESTASI QUANTO L’ELEGANZA ALLA DANZA
*
la danza superna è quella che non danza
ho fantasiato un port de bras di nijinsky
incedo in un giorno qualunque senza staccarne i ginocchi dalle stelle
*
André Che Isse
UN GIORNO QUALUNQUE STA ALL’ESTASI QUANTO L’ELEGANZA ALLA DANZA
*
la danza superna è quella che non danza
ho fantasiato un port de bras di nijinsky
incedo in un giorno qualunque senza staccarne i ginocchi dalle stelle
*
André Che Isse
se in un sol giorno hai pensato sapendo di pensare
e di mille guardi hai conosciuto il tuo riso
poi che i bracci provandone il volo danzasti
allora puoi fermare le molecole per guardarti all’ombra dei cipressi perpendicolari
riempirti d’amore le ossa
così che tra i denti si accordelli il cielo come un regalo
non è il numero delle stelle ma la curva di un gesto a conoscere l’eterno
(raccolgo i tuoi baci in un cesto da giardino)
mentre equilibro l’ebbrezza dove l’attimo riconosca l’idea che lo nutre
ho temperato i ginocchi con i fiori per salire l’albero dove obliquano le nubi
traversato il blu come nijinsky il meriggio
danzando lo spessore d’un gesto in fragranza d’erba tagliata
André Che Isse
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(da:
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
raccolgo fiori non per i vasi
per pettinare la luna
fantasiarne sesso di stelle in gonne a pieghe
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narrami dove finisce l’universo!
il chiosco barocco prima del nulla
i baci mai dati dietro l’universo vermiglio
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follemente innamorato dentro la luna
ho auscultato vaporare il fiato che materiava le nubi
e barrendo suità scalza ho inventato il mio nome d’arciere
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così che mirando l’ali il cielo stivasse il pensiero di fiori d’argento
curvando d’inchiostro i bracci di nijinsky sul muro giallo di proust
così ho inzafardato d’ebbrezza baudelairiana l’archè dedaleo
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André Che Isse
ebbro di pensiero a stelo lungo nella curva di bosone d’icario
e sempre più sedotto da una stampigliatura di gesti aurorali
dita di madonne tra pieghe barocche di gonna
quanto palmi d’arciere forieri di strali ulissidi
e il gomito di nijinsky che orizzonta il mondo e inventa l’angolo di dioniso
per custodire alberi di baci su cui salire a vedere dove cade il mare
perché l’ebbrezza scettrata delle labbra sono la vertigine dell’amore
bocche annodate di fiati affogate di mele
come fosse l’ultimo gesto di pollock in una tela di neve
come se i cerchi attergati di rembrandt fossero tropi dell’io
c’è un segreto nel cuore del cuore che ha la stessa materia del silenzio
ma è fuoco musicato in erbario dietro l’universo
André Che Isse
nadirale narciso allunato
iperbolico icario zenitale
coltivo stati di grazia e gomiti di nijinsky gnomoni
con la franchigia dell’universo nell’antro della bocca
ma baciami dove inizia il mondo senza togliere il fiato dalle labbra
mentre il cuore curva i pensieri inaurati come rami per arcieri
mentre sono kouros disteso su fieno tagliato da scribi odorosi
proprio come polena di dio faccia a faccia sull’incipit eterno
proprio quando posso inerbare idee di filidarianna ebbri
e raccogliere alberi con mani di dioniso in un cesto da giardino
fino a quando le nari naute degli dèi aspireranno fiori scalzi di vasaio
fino a quando sarò orto di stelle eiaculato di luna
André Che Isse