CURVA D’HAIKU

la pelle dell’anima si piega come stele di vento
senz’angoli
là dove annoda la china di fiato il tuo guardo

il pensiero è fatto con la stessa materia dell’universo
ma c’è una curva nel gesto che appartiene alla massa del cuore
tanto quanto bracci di luce nascano dal nucleo del sole

non conosco nulla fuori le mie mura molecolari
la mia curva del braccio è dima sciente
da dietro l’universo fin dove cade il mare danzo a gomito scalzo

la luccicanza del tuo riso è coltura eudemonica
la raccolgo per apparecchiarmi il giorno
e tu siedi con me le arance tra i ginocchi

André Che Isse

SEGGO ON CANVAS COME LUNA DIURNA

di fronte alla tela bianca tutto ancora può accadere
non devo cercare devo solo raccogliermi un fiore dalla pelle

un hortus conclusus a doppia elica chiomante sciente
quando da sé una luna possa innamorarsi di giorno

il tempo che tesso col mio filodarianna scalzo materia i sogni
nella tela bianca c’è già tutto quello che sono

tutto quel sapere che albergava in tomi dal dorso di cuoio nero
come muta voce di dio che suggerisse il teatro della Terra

ecco per quello che mi riguarda non si tratta di collezionare storie
ma di trovare un mondo in cui nacqui eterno ancora prima di nascere

sono un coppiere che si versa pensiero di luna addosso
quello stesso che le soffiai nel cuore appena nato da me

André Che Isse

IL TRAFFICANTE DI METEORITI EBRO

immagino un cerchio di sabbia nel deserto da cui guardare le stelle
lo stesso cerchio d’omo di lionardo lo stesso tondo dietro rembrandt

ci sono cuori che vengono da altre galassie come piccoli sassi dorati
hanno ali nel sangue e guardi da far crescere montagne dove prima c’era il mare

ma poi sui meli per ascoltare radiazioni cosmiche di fondo e gonne a pieghe blu!
i bottoni nel dorso come meteoriti di piacere e dita inzafardate di miele scalzo

amo vivere da impazzirne! ad ogni bosone che dà forma al secondo
avete mai pensato quanto si diverta il tempo a scivolarci di dosso?!

ma poi c’è qualcuno come mahler a costruire nubi dense come pianeti per camminarci
mille giri sulla Terra contando i pensieri e zangolandoli nell’otre ulisside del fiato ebro

va bè! ora mi distendo in un’idea da lanciare attraverso l’universo
chissà che non arrivi alla sua idea gemella per inventare il mondo

André Che Isse

TETRHAIKU BAROCCO

oh dolce è il viaggio che rimane nel letto!
appena sopra un sogno
quel tanto che basti a perambularne l’erbe

ho in petto un serraglio emozionale di fuoco!
i talloni sull’eclittica dionisiaca
mentre invero un trancio d’eterno scalzo

magnifico è tenersi il pensiero addosso
come un’amante da cui non si possa toglierne il guardo
un pensiero materiato di sciente desossiribonucleico

4 miliardi e mezzo di anni per nascere
100 milioni di anni il primo giorno di pioggia
una frazione di secondo per morire

André Che Isse

QUADRIVIO EMOZIONALE

urlai dentro il mio guscio di noce così forte di gioia
che subito il soffitto si albergò di stelle

la luce gialla raccolta donò il pensiero ai girasoli di van gogh
così che le braccia distese al sole fossero erbario sciente

sedere nel mezzo dell’eden non è forse già per nascita?!
non c’è bisogno di raggiungere gauguin alla fine del mondo

anche il Barocco può essere minimale con solo 12 pieghe curvate da guardo lunare
come la tua gonna di cotone blu fino alle caviglie con 12 pieghe rette in amido

così seggo il mio quadrivio nel mezzo come un dio ebro:
là dove cade il mare,là dove nevicano stelle,là dove si distende il meriggio al sole,

là dove i baci confondono i pensieri in bocca
proprio quando l’amore come una luna rossa gigante appaia dietro l’iride

André Che Isse

AULETE’S NUTSHELL

guscio di sole sciente per aseità abbrunita
mentre sfrigolano le mie dita sul firmamento

gusci in cui custodire il fiato
quello insufflato in bocca all’amato
quello allocchito d’iridi alate

guscio di segreta in nartece alessandrino
dove lumeggiare il pensiero nell’oro

gusci di nubi per calze di seta
portate lasciando nudi i talloni
così che i passi auliscano di sesso allunato

guscio in cui custodire il fiato
quello che sarà presto parola per dire ti amo

André Che Isse

***

”I could be bounded in a nutshell
and count myself a king of infinite space”

HAMLET
(Act 2, Scene 2)

GLI ORTI IN CUORE

iridi da caderci dentro come lillà perenni
dove finisca il mondo e principi il cuore

entrai nella mia psiche col filodarianna del dna
per girotondare mille volte l’universo ebro stellato

ma c’è una bulimia che ignuda il cuore nell’oro
e non so spiegarne altrimenti quanto incantamento molecolarmente sciente

un sapere di fuoco scettrato che alchimi il sesso della luna col guardo soltanto
in golerie di beatrice adamantina sfaldate al sole come ghiacciai

dove affogar le gote in dorso sia chiomoso disio iscritto in unica treccia
tanto che bocca scalza divori il suo vermiglio urlo baconiano

e allora eccomi dipintore aedo danzante commosso da teche di fiato nei mari
che dallo spazio incendiano il cuore di nauti alati in millanta diatomee blu in Terra

André Che Isse

BOUQUET NUDO

mi sveglio dal sonno e subito sfrego i ginocchi insieme per rubarne il fuoco
così che prima del mondo io rinasca ogni giorno primo giorno del mondo

dalla mia bocca fa colazione una stella prima che m’alzi in piedi nel sole
e riconoscendone fiato sciente m’imparadiso in scampoli d’eternità

ma quando ci s’innamora follemente di vita?
forse quando tra l’anima e il giorno non ci passi neppure un neutrino

e allora scalzo voglio allunarmi ad ogni battito d’iride!
e non perdermi neppure la polvere di un atomo ebro!

si va in scena proprio sulla filigrana delle ore imbandite
ed io come danzatore ulisside lunisolare scalzo m’indio

ho sognato una segreta di fiori così aulente da svegliarmi madido odoroso
non ricordando che mi ero profumato per sognare

André Che Isse

UNA GUGLIATA D’HAIKU BAROCCO

ad ogni passo di pensiero seggo come contrappunto barocco nella stanza dei profumi
ed è sempre ora di precipitare nel cuore come farebbero l’ali senza dorso
in punta di piedi sull’eterno

proprio quando mi accorgo interamente d’avere la stessa curva della luna
mi sale in petto una densità infinita di sole
come se nascessi nuovamente da una stella in oro di klimt

c’è un ponte emozionale su cui mi ritrovo spesso come arco di ulisse
sono la curva del ramo e lo strale a mille punte di fuoco
dardeggiate dietro l’universo come una gugliata di fiori

ho capito come fa l’amore la luce tanto quanto danzo la forma delle idee
così che risa fiorali saranno bouquet nudo lungo le nervature di notte ebra
dove filidarianna amorosi s’annodino ai polsi epicurei per 12 lune purpuree

André Che Isse

Perché scrivo?

Perché scrivo?
ma forse meglio:
perché non posso non scrivere?

Sicuramente come il ‘fiore’ di Baudelaire
che vapora a guisa d’incensiere

(“Ogni fiore si svapora come un incensiere”),

così il mio pensiero sprigiona la sua scrittura
come
-I Prigioni- di Michelagnolo aggallino dalla pietra.

Quasi che lo scriba di se stessi
sia
un disseppellitore dell’anima.

L’istanza improcrastinabile addiviene per me volo icario,
che per chi danzi il fuoco di sé,
sarà cadere nel cuore del sole in piedi,
coll’ali sapientemente dispiegate sull’universo.
Non più esiziale brama,
ma l’audacia ulisside di cimentarsi teatro barocco di sé.

Allora scrivere per me è inveramento di pensiero:

è vivere!

E le parole hanno la chiarità dell’oro,
quando siano pensate per ‘gesti’ tersicorei,
tolte dal loro ‘narrabile’,
e lasciate sbocciare nei sensi;
dove i ginocchi s’arrampichino sui meli
per raccogliere lune,
vere come il giorno,
presenti come i bar dei caffè ma più vere;
dove le parole sono solo amore!

Scrivere dunque per me
è il momento che mi piace nominare dell’eterno:
un solo punto perfetto,
forse prima che tutto esplodesse,
prima del Big Bang:

la scrittura!

e poi nuovamente quando tutto ci fosse tornato;
la scrittura-punto di fuga rinascimentale del mondo
(da cui tutto parte e a cui tutto arrivi).

“Tre sono i sacri obiettivi:
ama la penna,
ama lo scritto,
ama l libri”
SAYAT NOVA

“nel mio zaino il taccuino per poesia e i gomiti per la ridda ebra
mentre coi sassi piatti edifico vele per il mio guardo ateo indiato”

André Che Isse