André Che Isse
studio dorsale scalzo
34x29cm (con cornice)
matita su carta
non so voi ma quando cado sveglio da un sonno in piedi
mi ritrovo ancora prima del mondo nato ora dal nulla
ci sono due momenti custodi due curve arcane di massimo stupore
l’atomo che precede il sonno e trovarsi nati destandosi dal nulla
e ci vuole così tanta stanchezza per lasciarsi cadere di coscienza
ma quale mistero quell’attimo che sciente di sé diviene nulla!
e poi ogni volta nascere dal sonno lì di fronte alla vita per la prima volta
in quell’attimo che precede la memoria lì nudi scalzi di vita
se i sogni nascono dalla polvere perduta delle ali dalla distrazione delle ciglia
destarsi poi è trovarsi sull’albero di gote rosse che cadono in amore
e pensare che l’amore aspetta solo i tuoi sogni un attimo prima dell’infinito
prima di nascere a se stessi con i piedi scalzi nelle mani il primo giorno del mondo
André Che Isse
ho centrato il sole nel fiato
e incendiato la mia vita d’amore
mi pettino perché la luna mi ama
e nella sua chioma la nuca ha la stessa mia curva
il mio passo ascolta l’ala dei gesti
e i ginocchi sono gli angoli del mondo
i rami mi s’infilano in bocca per baciarmi i pensieri
e seguendone i nodi m’asserpolo labirinti di parole
ma mi basta sedere in un angolo delle tue labbra dove tutto ebbe inizio
e danzarti l’eterno nel tuo sguardo dove cado d’amore
ci sono due posti dove riesco a incorniciare l’infinito
uno è proprio qui ora tra le due curve l’altro è nei tuoi occhi
André Che Isse
SCARTAFACCIO DI SCRIBA A FOGLI SPARSI; 1.
Capire che era tutto un solo luogo di piacere,un’immobile eterna istantanea:
quell’incontro tra il fiato inoculato alla radice del pensiero.
Quell’incontro inopinabile dello sfilamento di una nube con lo sguardo finalmente accorto di un passante.
Ecco,ora tutto per Edran era solo il suo palato stellato in quelle mani che poteva muovere come un dio,
o meglio: come un nessuno cosmico.
SCARTAFACCIO DI SCRIBA A FOGLI SPARSI; 2.
L’impeto gli saliva fino alla gola per poi dardeggiarne il mondo.
Forse gli bastava soltanto sapersi:
sì,quel sapore che ti avviva quando la dorsale dei pensieri attraversa l’ipotenusa del corpo:
ex abrupto!
perché non puoi mai sapere fino in fondo al pozzo delle lune:
c’è sempre quella curva dove il sorriso si ubriaca di fresco incanto.
E nell’ebbrezza degli impeti Edran dardeggiava il mondo col suo bouquet di gioia.
André Che Isse
nel silenzio d’uomo metto le uova
e i ghiacciai si sfilano fragorosi come scaglie di formaggio
la mia bocca affogata di neve sfrigola l’anima per induzione d’incanto
e il sole non è mai stato così giallo neppure sul piccolo muro di proust
abbiamo un’ala tra i pensieri da cui guardare il mondo prima del mondo
la lucido con la rugiada delle intenzioni tra i sassi piatti lanciati nella pioggia
e il nascondimento di nebbia disvela il canto della terra
hai mai raccolto lo strofinarsi delle cose nell’aria cava?
ecco io non vengo se non dal pozzo dove cadono le lune
e in mano tengo una danza che vortica mille fiati di cometa
sarò quello che ho riconosciuto squarciando il firmamento scalzo
sarò colui che già fui increato nel sesso di una stella
André Che Isse
inizierebbe tutto appoggiando le dita salate sulle labbra
ma vi racconterò così i baci marinati in bocca come molliche
disegnai un drago per salire i sogni sull’albero
e col fuoco le ali mi hanno gonfiato le gote di baci rossi
ora però prendi una nevicata e guardala dagli spazi vuoti tra i fiocchi
ci sono degli orti di mele appesi da capelli di rame innamorati
perché tra i sogni e quella luce vermeer dei tuoi occhi
c’è un filodarianna in cui nacquero le stelle
e qui i vetri soffiati col pensierio sono così caldi da raccoglierne pezzi di sole
golerie in pupazzi di neve dove il naso carota è venuto fiore di loto
sono nato dal tuo sguardo in un giorno d’amore
e ora posso scrivere poesia fino alla fine del mondo
André Che Isse
tra le gote dei fiori mi ammuso fino a quando avrai dita di pizzo
sulla bocca parole baci mele e la tua mano che mi chiude le labbra
un po’ come mi rubassi il fiato un po’ come mi legassi il pensiero
un portale laccato nero universo che mi segreta il desiderio icario
sai quando ti chiudi nella tua stanza lontano dal mondo
così il mio amore serrato in bocca dal tuo palmo di giglio
ma lo sai che quando sorridi una stella nasce dietro l’universo?!
se dovessi scegliere il mio filodarianna sarebbe il tuo sorriso
della nostra vita non viviamo che scampoli di consapevolezza
e se tra le passioni ci mettessimo la vita stessa?! la teca sciente ecco!
una teca adamantina dove scavallare col fiato l’immoto sorgere dell’alba
gli stessi ginocchi sbucciati di risa e ciambelle nella neve che ci cade in gola
André Che Isse
E forse qualcuno spiandole la nuca avrebbe potuto intuirlo.
Anha K. Rose si lasciava scivolare la pioggia nel dorso,come un cacciatore d’invisibilità che lanciando nel vuoto polvere colorata ne cercasse la forma nascosta.
voglio tenere in mano le parole come le tenessi in bocca
crescerle come il fiore regalato da un dio o quello che mi regalasti per il sorriso
voglio sapere come vestirmi nudo per l’amore che mi attraversa di neutrini
e raccogliere tutti i miei pezzi esplosi di piacere in un cesto da giardino
voglio gridare nel cerchio delle mie braccia per caderci ebro sciente
come fosse la mia invenzione della ruota e la neve che risale alle stelle
voglio sedermi scalzo sui legni antichi del portico e innamorarmi di pioggia
e inscriverla nel silenzio come grado zero di suono madido
voglio albergarmi in un atomo e perdere i giorni affogato d’eterno
infilarmi nel pozzo di alice raccogliere lune e notomizzare gli dèi
voglio danzare per te fino alla fine del mondo senza soluzione di sguardo
toccare tana tornare indietro e ricominciare a baciarti,ecco!
André Che Isse