4 HAIKU EUDEMONICI

palle di neve leggere
risa conserte
felicità sulle gote rosse

le singole molecole d’amore
nessuna esclusa
scivolano tutte tra i tuoi occhi

ancora non ha nevicato
e sono madido di sole
anche di giorno ti vedo nella luna

sulla pelle del mio pensiero
senza staccarti regina dal foglio
carta di riso odorosa le tue labbra

André Che Isse

IL GIOCO DEL TEMPO E DELLE POSSIBILITA’

conto i passi fino alla luna e poi mi lancio nel vuoto
dove cadrò edificherò il mio tempo

poi ti pettinerò al sole i filidarianna perché tu possa annodarli alle stelle
e perché tu possa trovare i bordi delle cose senza perderne neve sulle dita

ma intanto mi infilo il silenzio come una camicia nuova
barrendo d’ebbrezza muta dietro l’universo nero

e se raccogliendo iridi dai cedri ci cadremo dentro
il pozzo di alice sarà il nostro angolo di labbra

dove i baci girotondano madidi dervisci immemori
e le bocche appena dischiuse quel tanto da far passare i dettagli d’amore

quell’amore che ci ha scelto prima del mondo
quando ancora il tempo era solo fiocchi di neve sparsi sul tuo riso

André Che Isse

CLINAMEN NIVEO

a volte cado come atomi di neve senz’ali
trapasso il fiato e annodo un filo di sole giallo

mentre a mezz’aria l’oro riflette muto e ignaro
e l’iride non conosce ancora dove cadrà il mare

ma poi l’amore eterno, quello che quando provi a smacchiarlo si scolpisce
quello che quando lo baci si sveste il corpo dell’universo

e allora andata e ritorno dalla luna mille volte alla velocità del tuo guardo
raccogliendo fragole scalze dalle stelle quelle che capriolano a scapole nude

quindi, tra il nulla e il caso ci sono le tue dita sui miei occhi di prati
a crescermi a giochi di risa sui cedri dal dorso odoroso

e a volte ti annodo così stretta alla mia coda da pettinarti la mia luna addosso
quella in cui alberghi regina fin da prima che nascessimo insieme nel mondo

André Che Isse

LA PELLE DEL SILENZIO

come sasso piatto sull’acqua senza mare
il fiato due volte il giro della luna nel vuoto

solo blu nel bouquet di pensiero
solo frinire muto di sole sulle palpebre chiuse

ma c’è un bacio ad angolo amoroso di labbra
così silente da stivarne tutti i fiori del mondo

da quando la parola si stagliò sull’aurora
ancora le stelle vaporano di cori adamantini

che solo pelle di neve sfrigoli senza traccia
là dove nello spazio zero tra i fiocchi le voci tornino dietro l’universo

non nacqui forse ancora dal tuo guardo zitto?!
prima di un dio prima del nulla, un gesto di silenzio increato

André Che Isse

RIDDO EBBRO

vedo cadere la neve d’estate
mi nevica addosso
l’odore candente dei suoi occhi

a bocca schiusa spumo vapore di cuore ardente
potrebbe essere il mattino di una sola notte eterna
e invece è l’alba di ogni attimo innamorato di esserlo

riddo ebbro di vendemmia icaria
quella che raccoglie l’estasi ubriaca di sé
l’Uno commosso di densità molecolare

prima fu coda per comete poi di cavallo tersicoreo
ed io la pettino come si pettina un dio
ma come si pettina un dio se non in girotondi di filidarianna di sole?!

André Che Isse

L’ODORE DEGLI OCCHI

allorché nel nulla il primo guardo incendiò l’universo
i soli stessi nacquero odorosi

prima dei fiori l’odore degli occhi
lampa increata d’iridi numinose

e tra le ciglia della luna dormivi ancora solo d’albume la veste
e la pelle palpebrava fragrante di sogni

mentre ancora pedalo il giorno qualunque aulito di nubi barocche
sussurrando poesia nascente coi bracci curvati di luna allo zenit

c’è per tutti un sol guardo elisio che tesse i ginocchi di neve
ed io lo invaligiai di eterno con acqua di stelle madide

ora mi spruzzo gli occhi d’amore addosso
per camminare l’oro del giorno scalzo di sole

André Che Isse

KOUROS BIRD

I’m a dancer like a nude bird
kouros ebro di nero schiniere tersicoreo tatuato

sono nato dal mio stesso pensiero in meriggi di sole glabro
ma non so dire come nacque il pensiero prima del mondo

l’acqua che mi capriola la gola potrebbe essere scaturigine di mondi
poiché non importa sapere se col sapere non si scavalli universi

I’m a poet like a barefoot word
kouros ulisside arcato alipede

così forgiai i ginocchi di teurgia allunata
allorché la curva dell’essere danz’icaria di transverberazion’ebbra

coltivo la commozione sciente che si egotizza allocchita di sé
non è forse sapere pensarsi a pensare già poesia indiata nuda?!

André Che Isse

BASTEVOLE EDENICO

mi vesto scalzo di silenzio dorato
così che la curva dei meriggi mi eiaculi addosso le risa di fuoco

non fossi che soltanto una parte di eterno
eccomi chioma di filidarianna scienti al proscenio aurorale

una compostiera di molecole nero notte sulla dorsale ebbra
una capriola di dio

e solo d’incanto io lucido gli argenti parecchiati diurni
sull’imbandigione emozionale del guardo

sulla coltura d’architravi di neve dove m’allindo scettrato di nubi
oh quanto amo l’odore d’essere! ci guazzo nudo la vita!

eccomi allora tesoriere di pensiero nocchiere allunato
proprio mentre danzo la cardatura del sole

André Che Isse

ALBERI DI FRAGOLE

ho messo le dita nella luna come si fa col miele
e illeggiadrito di gesto ho danzato la curva della notte madido di marzapane

del resto non è forse la poesia golerie d’alma?!
la tenerezza della Terra spalmata sulle gote enfiate come bolle adamantine

così arai la sabbia dorata di pensiero distillato in giulebbe
con frutte raccolte da alberi di fragole ebbre

oh com’è dolce il sapere invecchiato nel pozzo dove cadono le lune!
quando il vero sui rami lumeggia di stelle

sali allora ad afferrar la luna! ma non tra i sogni, là invece dove il guardo è amore
ecco, due cucchiai d’eterno e uno di cuore mantecati a eclittica dionisiaca

ogni volta che indico la luna ci cado dentro scalzo
e mi ritrovo in piedi nudo di universo coi baci lordati rosso fragola

André Che Isse

PELLE DI POESIA

disteso nel silenzio dei fiori
m’innamoro

dell’aria che entra ed esce dai miei pensieri
e gonfia l’essere come vela d’uccello

dell’estate che mi cammina scalza in bocca
e dove l’eterno è nudo

del frinire muto di nubi
che trama d’albume la chiomazzurra gentile nell’iride sciente

e di questo silenzio adamantino sui ginocchi
che solo un dio avrebbe potuto vestire

steso come lini al sole e dita infilate in compostiere di neve
danzo ebbro inzafardato d’amore

André Che Isse