dalla performance:
André Che Isse
Le Fil D’André
– DANS LA LUMIÈRE DE L’ARTISTE –
7 décembre 2024
Paris
sono nato per tracciare cerchi nel sonno di rembrandt
raccogliere gesti che dioniso girotonda alle idee
e aggallare in eterno l’attimo a dorso di rose
*
il peso del corpo spostato da un piede all’altro
è sostanza di cielo in equilibrio ai moti di grazia
così l’alma distilla l’Essere
*
ho del cielo tra i denti
e i miei pensieri madidi d’azzurro
mentre m’infilo una camicia spumosa di nubi
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così albergo masse di blu
da volitarne infinito
in camere curve di equilibrio
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André Che Isse
se curvo la neve danzando posso materiare la levità
angoli dove trovarsi ubriachi d’amore!
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l’increspatura molecolare dell’attimo è scordatura a misura ebra
il tempo ama chi ama il tempo!
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e quando i ginocchi sono ebri di cinabro rupestre
per ogni ebbrezza sarà nome di stella!
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allora ogni frontispizio si leggerà antiporta per sogni
il cielo è così pieno di gote che potrebbe soffiarci dentro l’alma!
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ho stamburato i talloni rotondi nell’albume
così che il silenzio mi dardeggiasse la spuma del riso addosso!
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Esserci è sapere che la realità impera solo per l’Essere
del resto se tutto esiste solo per chi lo pensa ne avrò cura come fosse la prima idea!
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André Che Isse
ho tracciato una linea col carbone
in principio ho messo le idee,1000 anni luce sul fondo
nel mezzo la curva dei bracci
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i pensieri senza mani in Essere
ho piegato il giorno in eoni come ulisside l’arco
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bisognava seguirne la convessità delle pietre di pece
fin dove nacque l’idea del Barocco
solo se incedo sulla luccicanza dei ginocchi giungerò l’eliso
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avvolgo la felicità nell’oro del fiato
lo piego fino alla fine del mondo
così che steso ora mi eterni!
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André Che Isse
L’EQUILIBRIO DELL’EBBREZZA
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danzo la perpendicolarità del gesto nell’arco!
mentre il palmo distende la carta come l’amore nel dorso
e i ginocchi del calligrafo sui gigli sfrigolano di neve
*
se tolgo il narrabile dallo scriba rimane la curva danzata
e la piega che inventò il Barocco è l’ebbrezza delle idee ardenti
ma il funambolo sulla radiazione cosmica di fondo è pietra d’angolo!
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così equilibro l’ala immota sull’increspatura dell’atomo vermiglio
non importa la distanza dal sole ma l’immobilità dell’estasi!
l’eudemonia sta nel mezzo dell’alma
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appoggio la fronte dei pensieri dove il ramo s’incurva di neve
proprio al largo di uno stupore con un cesto di stelle fresche
ti bacio così lentamente da veder crescere i meli
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André Che Isse
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(da: 24 EUDEMONIE ELETTIVE)
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Foto di GIANLUCA GALLETTI
dalla performance del 21 aprile 2024
LUX IDEARUM
a LA MONTINA FRANCIACORTA
non sono già ebri sul frinire d’aere millanta filidarianna di klimt?!
tessono l’oro nei silenzi come il coppiere che mesca il mare
ed io ne danzo la curva che non gualcisca il guardo
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aggallo nella felicità come nascessi ora piccola ala di muro gialla
e mi sussurro alla bellezza
là ho incontrato Proust al meriggio su curve ocra di fiori
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barcollo per conoscenza!
saranno bastevoli a traboccarne dietro l’universo 12 tomi neri di Prospero?
nel mio zaino il mio quaderno di poesie e lo gnomone d’Anassimandro
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ho disegnato i canopi di Imhotep per custodirne il sapere
l’Arte deve essere sublime!
alfine, primo movimento per quartetto d’archi: pavana a fragranza d’erba tagliata
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André Che Isse
conto le molecole come gesta gaudiose!
non conta quante cose si fanno ma se appartengano alle stelle
e il gesto posizionato con cura sull’aria tesorizza l’ebbrezza
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sull’equilibrio ordisce l’estasi!
ho un taccuino per poetare gli angoli del giorno
e sempre hanno la stessa sostanza dei gomiti danzanti
*
non raccolgo i fiori ma la curva dei tigli odorosa
la inseguo così lentamente da tracciarne blu d’alma coll’ala
e poi c’è l’istante più incredulo di tutti: dal sonno all’Esserci sul serio!
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ho costruito un granaio per i sogni perpendicolari
li disbramo come un risveglio
sapendo ora che mi aspettassero da prima di nascere
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André Che Isse
ho aperto il silenzio come arance per dolci
e subito la bocca infilata d’ocra nel miele
così equilibro l’alma sull’argine ebro
*
gli orli delle cose curvano il mondo per sé
un attimo prima che il Tempo si bagni d’amore
e la leggiadria traversa scalza la stenditura del fiato
*
ho disegnato il vento e danzato nel cinabro
e tra il capanno di Monsieur de Sainte-Colombe e quello di Mahler:
rimango ubriaco arso a 13 miliardi d’ali
*
dalla luna gli orti saporano di vesti pittate da klimt
e gli obi in broccato a filidarianna dorati nodeggiano voluttà al disio
l’eudemonia è pari al silenzio tessuto in coltura ebra
*
André Che Isse
(prima poesia dopo le 24 EUDEMONIE ELETTIVE)
sono stato per sempre un attimo di pensiero in mezzo all’eterno
la distanza annullata sull’alma
*
e quando la misura dei bracci è stenditura dell’anima
è il cielo che s’appoggia alle scapole
e l’equilibrio delle idee equilibra l’essere sull’esserci
*
ho curvato il gesto per massa d’eterno
quando danzo il cogito s’invera su tela
*
suggo l’immenso che coltivo
prima di nascere il mondo solo un filodarianna
se unisco i puntini degli astri ci cammino scalzo
*
l’incesso illeggiadrito sull’eclittica è luccicanza eudemonica
così arrovescio l’attimo per sbattimentare l’eterno in tazza raku
*
André Che Isse