GLI ORLI DEGLI ORTI

ho aperto il silenzio come arance per dolci

e subito la bocca infilata d’ocra nel miele

così equilibro l’alma sull’argine ebro

*

gli orli delle cose curvano il mondo per sé

un attimo prima che il Tempo si bagni d’amore

e la leggiadria traversa scalza la stenditura del fiato

*

ho disegnato il vento e danzato nel cinabro

e tra il capanno di Monsieur de Sainte-Colombe e quello di Mahler:

rimango ubriaco arso a 13 miliardi d’ali

*

dalla luna gli orti saporano di vesti pittate da klimt

e gli obi in broccato a filidarianna dorati nodeggiano voluttà al disio

l’eudemonia è pari al silenzio tessuto in coltura ebra

*

André Che Isse

(prima poesia dopo le 24 EUDEMONIE ELETTIVE)

“quando danzo nasco sempre in mezzo all’eterno”

André Che Isse

“quando danzo nasco sempre in mezzo all’eterno”

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musica: J.S.BACH Fuga 24^ in Si minore BWV 869

(da Il clavicembalo ben temperato Libro I)

al piano: Francesco Ferrari

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– CenArte –

Personale, Performance e Cena

presso

“La secchia rapita”

(storica e insigne location)

al Phil Hotel Canalgrande

Modena 2.12.2023

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Evento di Space Gallery

Sponsor by MALAGOLI SERRAMENTI MODENA

QUANDO DANZO NASCO SEMPRE IN MEZZO ALL’ETERNO

sono stato per sempre un attimo di pensiero in mezzo all’eterno

la distanza annullata sull’alma

*

e quando la misura dei bracci è stenditura dell’anima

è il cielo che s’appoggia alle scapole

e l’equilibrio delle idee equilibra l’essere sull’esserci

*

ho curvato il gesto per massa d’eterno

quando danzo il cogito s’invera su tela

*

suggo l’immenso che coltivo

prima di nascere il mondo solo un filodarianna

se unisco i puntini degli astri ci cammino scalzo

*

l’incesso illeggiadrito sull’eclittica è luccicanza eudemonica

così arrovescio l’attimo per sbattimentare l’eterno in tazza raku

*

André Che Isse

“Quando principio una danza è sempre il primo gesto del mondo”

André Che Isse
LA LUCE DELLE IDEE:
“Quando principio una danza è sempre il primo gesto del mondo”

performance alla vernice
a
“Madonna del Corso”
MARANELLO
30 settembre 2023

SPACE GALLERY

al piano elettrico: Francesco Ferrari
illuminazione: LUCETREND

CONOSCERE L’ALA PER CURVARE L’ARIA APPENA

Quei bassorilievi di Babilonia tra le idee ardenti,

più metafisici che aggettanti.

E’ quando la dedizione che l’alma richiede arde,

che l’immobilità d’azione necessita;

solo attraversati dall’amore,

transverberati,

nel silenzio scultoreo dell’immobilità,

sarà possibile auscultare la luccicanza numinosa.

Appartenere al sublime come il riso del sole.

Conoscere l’ala per curvare l’aria appena;

nel gomito del danzatore la testata d’angolo per il mondo.

E i ginocchi ebri di cinabro rupestre.

*

André Che Isse

SE IMMOTA è L’ALA posso DANZARE la chiarità dell’ESSERCI

tra pensiero e scalza aere alberga l’ala

immota!

quando l’idea dell’alma abbia la stessa sostanza dell’essere

*

non so danzare fuori dall’essere soltanto

ecco perché dipingo per guardare l’estasi negli occhi!

ogni mio fiato fantasia il suo proprio cuore:

*

la lacca dei pensieri!

il nero d’avorio tra le idee!

e una piccola ala di muro gialla sull’iride

*

l’alma deve prendere equilibrio nel corpo da illeggiadrirne i bracci

una camera d’aere che le stelle traversino scienti

un’alba aurorale nel gesto perpendicolare del cogito

*

André Che Isse

DANZO IN MEZZO ALL’ETERNO

se distendo le braccia e riesco a stare tra due stelle senza toccarle

l’alma nel mezzo avrà lo stesso equilibrio dell’aria

non lasciando dietro sé se non riso eudemonico immoto

*

solo il profilo del fiato in mezzo all’eterno

mille nubi d’albume lentissime

prima che tutto nascesse: solo poesia

*

imbevvi l’Essere sol di pensier proprio

lo stesso da cui nacque!

un’entelechia per coltura d’idee in elettivo orto

*

emozionale onfalo d’ipseità coassiale!

se tolgo il narrabile dal nastro di crono rimane l’eleganza del gesto che lo inventò

quando principio una danza è sempre il primo gesto del mondo

*

André Che Isse

L’EQUILIBRIO DELL’EBBREZZA

danzo la perpendicolarità del gesto nell’arco!

mentre il palmo distende la carta come l’amore nel dorso

e i ginocchi del calligrafo sui gigli sfrigolano di neve!

*

se tolgo il narrabile dallo scriba rimane la curva danzata

e la piega che inventò il barocco è l’ebbrezza delle idee ardenti

ma il funambolo sulla radiazione cosmica di fondo è pietra d’angolo!

*

così equilibro l’ala immota sull’increspatura dell’atomo vermiglio

non importa la distanza dal sole ma l’immobilità dell’estasi!

in quanto a piena eudemonia si sta nel mezzo di suità

*

incedo sul disio come il sole sul giallo cromo

un orto di luccicanza su cartiglio tebano da tasca

piccola ala di muro gialla in algoritmo proustiano

*

André Che Isse

IL SENTIERO LUNGO L’IPOTENUSA DEL SOLE

quando il passo ha la stessa misura dell’idea che lo inventò

l’equilibrio dell’aria curva la nuca a gambo di fiore

*

e ora perambulo l’eclittica su filodarianna scalzo

e nelle tasche feriali centomila anni luce in un pensiero ebro

*

l’ordito del cogito obliqua i meli per salire alla luna

proprio come ipotenusa dell’Essere!

*

ma se l’Esserci sublima l’attimo in un eterno:

su tutti i sentieri sarà un van gogh a masticare il giallo del sole

*

tanto che sarò soltanto funambolo su molecole d’oro mute

quanto l’arco del piede disegni l’esedra numinosa in cuore di stella

*

c’è un sentiero nell’equilibrio dell’estasi:

il lato più lungo della felicità!

*

André Che Isse

IL SILENZIO è L’EQUILIBRIO DELL’EBBREZZA

ho guardato vagolare i pensieri tra gli eoni

le ali nella neve lasciano le risa ricordate

bastevole a l’eterno sarà fragrante nell’iride

*

la mia curva del braccio è dima danzante

e se l’Alma materia l’Esserci l’enticità avrà la stessa sostanza del sogno

Io Sono la Verità del mio Sogno

*

dagli stromatoliti alle idee non ci si crede!

l’idea nata dal nulla è serto d’universo ebro

così che cingendomi l’Essere son diventato re

*

e ora sento stendersi mille fiori nel fiato

l’idea è pietra angolare del mondo!

incedo nel sublime immoto

*

André Che Isse