L’ELEGANZA DELL’ESSERCI E’ L’EQUILIBRIO DELL’ALMA

se curvo la neve danzando posso materiare la levità

angoli dove trovarsi ubriachi d’amore!

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l’increspatura molecolare dell’attimo è scordatura a misura ebra

il tempo ama chi ama il tempo!

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e quando i ginocchi sono ebri di cinabro rupestre

per ogni ebbrezza sarà nome di stella!

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allora ogni frontispizio si leggerà antiporta per sogni

il cielo è così pieno di gote che potrebbe soffiarci dentro l’alma!

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ho stamburato i talloni rotondi nell’albume

così che il silenzio mi dardeggiasse la spuma del riso addosso!

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Esserci è sapere che la realità impera solo per l’Essere

del resto se tutto esiste solo per chi lo pensa ne avrò cura come fosse la prima idea!

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André Che Isse

INCEDO PER MOTO ASCENSIONALE SU NINFEE PERPENDICOLARI

le rose nascono in albis

arrossano poi per moto emozionale

un labirinto tracciato col fiato

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e ora ti racconto della felicità:

è punto di fuga rinascimentale a cui tutto arrivi e tutto parta

chiave di volta sull’equilibrio dell’alma

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I. capirsi essere

II. tesserne il filodarianna

III. come monet il giardino di giverny fatto

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la felicità aggalla come ninfea immota da coltura in essere d’alma

mi trabocca più lentamente del tempo!

sai, di tutti i mondi possibili è l’unico più ebbro delle rose arrossate

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André Che Isse

“danzo la perpendicolarità del gesto nell’arco!”

L’EQUILIBRIO DELL’EBBREZZA

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danzo la perpendicolarità del gesto nell’arco!

mentre il palmo distende la carta come l’amore nel dorso

e i ginocchi del calligrafo sui gigli sfrigolano di neve

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se tolgo il narrabile dallo scriba rimane la curva danzata

e la piega che inventò il Barocco è l’ebbrezza delle idee ardenti

ma il funambolo sulla radiazione cosmica di fondo è pietra d’angolo!

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così equilibro l’ala immota sull’increspatura dell’atomo vermiglio

non importa la distanza dal sole ma l’immobilità dell’estasi!

l’eudemonia sta nel mezzo dell’alma

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appoggio la fronte dei pensieri dove il ramo s’incurva di neve

proprio al largo di uno stupore con un cesto di stelle fresche

ti bacio così lentamente da veder crescere i meli

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André Che Isse

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(da: 24 EUDEMONIE ELETTIVE)

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Foto di GIANLUCA GALLETTI

dalla performance del 21 aprile 2024

LUX IDEARUM

a LA MONTINA FRANCIACORTA

IL GRANAIO DEI SOGNI PERPENDICOLARI

conto le molecole come gesta gaudiose!

non conta quante cose si fanno ma se appartengano alle stelle

e il gesto posizionato con cura sull’aria tesorizza l’ebbrezza

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sull’equilibrio ordisce l’estasi!

ho un taccuino per poetare gli angoli del giorno

e sempre hanno la stessa sostanza dei gomiti danzanti

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non raccolgo i fiori ma la curva dei tigli odorosa

la inseguo così lentamente da tracciarne blu d’alma coll’ala

e poi c’è l’istante più incredulo di tutti: dal sonno all’Esserci sul serio!

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ho costruito un granaio per i sogni perpendicolari

li disbramo come un risveglio

sapendo ora che mi aspettassero da prima di nascere

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André Che Isse

QUANDO DANZO NASCO SEMPRE IN MEZZO ALL’ETERNO

sono stato per sempre un attimo di pensiero in mezzo all’eterno

la distanza annullata sull’alma

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e quando la misura dei bracci è stenditura dell’anima

è il cielo che s’appoggia alle scapole

e l’equilibrio delle idee equilibra l’essere sull’esserci

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ho curvato il gesto per massa d’eterno

quando danzo il cogito s’invera su tela

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suggo l’immenso che coltivo

prima di nascere il mondo solo un filodarianna

se unisco i puntini degli astri ci cammino scalzo

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l’incesso illeggiadrito sull’eclittica è luccicanza eudemonica

così arrovescio l’attimo per sbattimentare l’eterno in tazza raku

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André Che Isse

CONOSCERE L’ALA PER CURVARE L’ARIA APPENA

Quei bassorilievi di Babilonia tra le idee ardenti,

più metafisici che aggettanti.

E’ quando la dedizione che l’alma richiede arde,

che l’immobilità d’azione necessita;

solo attraversati dall’amore,

transverberati,

nel silenzio scultoreo dell’immobilità,

sarà possibile auscultare la luccicanza numinosa.

Appartenere al sublime come il riso del sole.

Conoscere l’ala per curvare l’aria appena;

nel gomito del danzatore la testata d’angolo per il mondo.

E i ginocchi ebri di cinabro rupestre.

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André Che Isse

UNA CANESTRA DI SILENZIO

attraverso il pensiero come lo avessi desiderato da sempre

ne disbramo le idee come stelle nate nell’orto

un gesto nell’Essere può produrre un’increspatura eudemonica

tale che la curva ne abbia inventato il mondo

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come sasso nell’acqua il cogito

e di mille gote i cerchi coassiali nel dedalo

punto di fuga rinascimentale d’equilibrio

se dall’alma al dorso del cosmo solo un segmento d’ipseità!

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immoto in mezzo all’estate raccolgo il silenzio barocco

più dell’oro, una canestra di silenzio!

così che aggalli a pelle il noumeno scalzo

la parola del poeta è neve nei meriggi al sole d’estate

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André Che Isse

SE IMMOTA è L’ALA posso DANZARE la chiarità dell’ESSERCI

tra pensiero e scalza aere alberga l’ala

immota!

quando l’idea dell’alma abbia la stessa sostanza dell’essere

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non so danzare fuori dall’essere soltanto

ecco perché dipingo per guardare l’estasi negli occhi!

ogni mio fiato fantasia il suo proprio cuore:

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la lacca dei pensieri!

il nero d’avorio tra le idee!

e una piccola ala di muro gialla sull’iride

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l’alma deve prendere equilibrio nel corpo da illeggiadrirne i bracci

una camera d’aere che le stelle traversino scienti

un’alba aurorale nel gesto perpendicolare del cogito

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André Che Isse