LA CARDATURA DELL’ESTASI

se dove finisse l’Essere principi forse l’aere?!

ma tra l’aere e l’alma chi fosse superno per massa?

stupefarsi nell’attim’istesso che pensiero traversi l’idea!

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sentirsi ai gomiti: poli del mondo

il cogito nel mezzo stambura ciambelle ad astra

e il periplo imaginifico scalzo d’immoto eternale

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c’è nell’infinito un punto soltanto dell’Esserci!

cardatura d’estasi stivata

così ho imperlato l’ebbrezza come aerostiere di lampe

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più profondo il fiato più leve l’ala

assenza di gesto in aere cava

stenditura del silenzio sull’eclittica del guardo

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André Che Isse

LUNGO L’IPOTENUSA DELL’ATTIMO

suggo la spuma dell’Essere

una canestra d’idee

ogni gesto così equilibri l’impuntura d’alma

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ho intessuto l’aere con orbite di pensiero

un tracciato retaggio d’ali prima del mondo

quando l’Esserci era appena una gugliata di sogno

*

ho cerchiato coi bracci il mio dorso assiro

un capogiro di luccicanza

così che ogn’istante nasca dalla stessa sostanza di sé!

*

immota danza su filodarianna

lungo l’ipotenusa dell’attimo

si tratta soltanto d’inscrivere l’Esserci nell’Essere

*

André Che Isse

*

dal mio XXIX TOMO

su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato

QUANDO IL TALLONE PER OSMOSI EQUILIBRA LA MISURA EUDEMONICA

ho disegnato il giorno con la sostanza dell’alma

ho posizionato un vaso come una roccia di giardino zen

incedo tra la forma dell’idea e l’erba tagliata d’eliso

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sussurro sul giorno gesta di luna

mentre barrisco la notte i nomi di Imhotep

è per loro che edifico la camera dei delfini!

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cogito dove l’aere traluce nella misura rubata all’eterno

scalzo disbramo assiso d’ebbrezza

dove principia il pensiero dell’Essere è il primo giorno del mondo!

*

l’universo per l’Esserci sta sulle dita

e quando il fiato mi traversa sciente è una cometa

allora mi pettino la coda come Boristene la via lattea!

*

André Che Isse

L’INCESSO IMMOTO DELL’ALA

sto in mezzo all’estate come ala immota d’un sogno

non più vivere ma soltanto Essere

non più amare ma soltanto Esserci

*

del resto cosa deve rimanere per l’eliso?!

nascersi dal pensiero che inventa la ruota!

il mio corpo ora ha la stessa sostanza dello spirito

*

Aerostiere sidereo

Agrimensore rinascimentale

Artifex ebro!

*

mangio i fichi supino di poiesi

e se tolgo il battito dall’ala posso tracannare il silenzio a garganella

del resto come Borges nella torre dell’Aleph di lanterne magiche imparadisato

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André Che Isse

L’ELEGANZA DELL’ESSERCI E’ L’EQUILIBRIO DELL’ALMA

se curvo la neve danzando posso materiare la levità

angoli dove trovarsi ubriachi d’amore!

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l’increspatura molecolare dell’attimo è scordatura a misura ebra

il tempo ama chi ama il tempo!

*

e quando i ginocchi sono ebri di cinabro rupestre

per ogni ebbrezza sarà nome di stella!

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allora ogni frontispizio si leggerà antiporta per sogni

il cielo è così pieno di gote che potrebbe soffiarci dentro l’alma!

*

ho stamburato i talloni rotondi nell’albume

così che il silenzio mi dardeggiasse la spuma del riso addosso!

*

Esserci è sapere che la realità impera solo per l’Essere

del resto se tutto esiste solo per chi lo pensa ne avrò cura come fosse la prima idea!

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André Che Isse

LA PIEGHETTATURA DELL’ETERNO

ho tracciato una linea col carbone

in principio ho messo le idee,1000 anni luce sul fondo

nel mezzo la curva dei bracci

*

scalzo senza fare nulla

i pensieri senza mani in Essere

ho piegato il giorno in eoni come ulisside l’arco

*

bisognava seguirne la convessità delle pietre di pece

fin dove nacque l’idea del Barocco

solo se incedo sulla luccicanza dei ginocchi giungerò l’eliso

*

avvolgo la felicità nell’oro del fiato

lo piego fino alla fine del mondo

così che steso ora mi eterni!

*

André Che Isse

IL GRANAIO DEI SOGNI PERPENDICOLARI

conto le molecole come gesta gaudiose!

non conta quante cose si fanno ma se appartengano alle stelle

e il gesto posizionato con cura sull’aria tesorizza l’ebbrezza

*

sull’equilibrio ordisce l’estasi!

ho un taccuino per poetare gli angoli del giorno

e sempre hanno la stessa sostanza dei gomiti danzanti

*

non raccolgo i fiori ma la curva dei tigli odorosa

la inseguo così lentamente da tracciarne blu d’alma coll’ala

e poi c’è l’istante più incredulo di tutti: dal sonno all’Esserci sul serio!

*

ho costruito un granaio per i sogni perpendicolari

li disbramo come un risveglio

sapendo ora che mi aspettassero da prima di nascere

*

André Che Isse

QUANDO DANZO NASCO SEMPRE IN MEZZO ALL’ETERNO

sono stato per sempre un attimo di pensiero in mezzo all’eterno

la distanza annullata sull’alma

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e quando la misura dei bracci è stenditura dell’anima

è il cielo che s’appoggia alle scapole

e l’equilibrio delle idee equilibra l’essere sull’esserci

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ho curvato il gesto per massa d’eterno

quando danzo il cogito s’invera su tela

*

suggo l’immenso che coltivo

prima di nascere il mondo solo un filodarianna

se unisco i puntini degli astri ci cammino scalzo

*

l’incesso illeggiadrito sull’eclittica è luccicanza eudemonica

così arrovescio l’attimo per sbattimentare l’eterno in tazza raku

*

André Che Isse

SE IMMOTA è L’ALA posso DANZARE la chiarità dell’ESSERCI

tra pensiero e scalza aere alberga l’ala

immota!

quando l’idea dell’alma abbia la stessa sostanza dell’essere

*

non so danzare fuori dall’essere soltanto

ecco perché dipingo per guardare l’estasi negli occhi!

ogni mio fiato fantasia il suo proprio cuore:

*

la lacca dei pensieri!

il nero d’avorio tra le idee!

e una piccola ala di muro gialla sull’iride

*

l’alma deve prendere equilibrio nel corpo da illeggiadrirne i bracci

una camera d’aere che le stelle traversino scienti

un’alba aurorale nel gesto perpendicolare del cogito

*

André Che Isse