LA CURVA CHE IL SOLE MUOVE AGLI AMANTI

la pelle del pensiero è un bosco
e salire gli alberi per raccogliere lune è il suo talento

annodo il profumo dei fiori col filodarianna
e non c’è passo ch’io non sia aulito

oh quale incanto sussurrarti l’amore nel cavo nudo di nuca!
affogandoci la bocca perché tu possa vivere nella luna

ti pettino così lentamente che dal capo alla fine del dorso passa un giorno
l’eterno non ha mai lasciato la sua bocca dalle nostre conserte

ecco perché il cielo è attaccato alla terra anche se non so dire se nasca o atterri
così quanto le idee icarie alla pelle emozionale

e allora ho disegnato la curva che il sole muove agli amanti
e ha preso forma d’ala sul mio braccio d’arciere

André Che Isse

DANZO LA CURVA CHE UNISCE GLI ANGOLI

mi confondo d’aria beccheggiando l’ostensorio di ginocchi lievi come idee
così sono diventato ala d’onfalo scettrata scalza

e mi materio di commozione per quelle piccole molecole di ciel’ignudi
che mi nevicano addosso primi giorni del mondo in giorni qualunque

qui c’è da capire poco per volta il miracolo lumeggiato di sole
afferrabile come criniera di fuoco tra il nostro guardo allocchito

dovremmo vivere per caricare nuovi angoli sulle stelle
perché loro prime leggono strade quando sono ancora soltanto vapore pensato

ed io danzo la curva che unisce gli angoli all’ipotenusa eudemonica
con la stessa sostanza aurorale che mi fu di amante

ma i bambini non cadono nella luna
ecco perché le stringo forte l’albume come fragola grande sul ramo

André Che Isse

L’ARISTIA D’OMO

che tu possa raccogliere il tempo con gli eterni
ad ogni lunghezza di fiato il guardo nell’essere

che tu possa contar le stelle in tasca sanza fermar l’indice danzare
così che si disegni il tuo filodarianna smatassato ebbro di luce

siamo dèi e molecole impazzite di sole
ma mentre un dio sceglie se stesso,il sole non sa mai quando sia notte

c’è un posto dove i ginocchi attraversano scalzi la curva del pensiero
è l’ipotenusa inverabile dei sogni

oh che tu possa danzare come le nubi scrivono il cielo!
e distenderti eudemonico d’albume sciente

così ho perseguito il sublime in ogni giorno qualunque alchimiandolo oro
ed eccomi dunque allineato dionisapollineo madido d’ala

André Che Isse

COLLEZIONO EBRI ETERNI

ho riempito un cesto con l’aria scalza dell’estate
e rincasando ci ho trovato l’albume di una nube
mi aveva seguito fin dentro i pensieri più leggeri
e ancora una volta avevo inciampato nella felicità

avrei voluto metterci dentro almeno un albero
ma poi mi sarebbe dispiaciuto farlo uscire dal cielo
e così lo andavo a trovare al parco nei meriggi di sole
non so se fosse veramente felice ma rideva rideva di verde

ho spesso scritto di salire gli alberi per raccogliere lune
ma mi ubriaco così tanto a guardarli da non averne più le forze
e allora rimango i talloni nell’erba i gomiti nel cesto
aspettando che finisca l’eterno per rincasare

André Che Isse

QUANDO CAMMINO L’ARIA E’ GENTILE CON ME

la senti l’aria com’è gentile tra le curve?!
si fa attraversare come ginocchi d’eroe
e il sole nel mio scudo è diafano d’oro di risa

non la senti ancora illeggiadrirti brigantino sulle gote?!
non sai forse dei fiori che non si vede l’odoroso tra le nari?!
l’aere esisteva prima del volo e mai ti chiese le ali

io non saprei arrivare alla luna senza la sua seta ebbra
e non saprei attraversare la tua bocca vermiglia d’amore
oh con quale equilibrio sull’aria si spiega il fuoco!

così che come creta di vasaio ho materiato aere danzando!
e le mie dita infilate nel miele non sarebbero che vele
quando il tuo passo nell’aria mi viene incontro alato

André Che Isse

SCIENT’IGNUDO SCALZO DANZANTE

quando danzo è sempre il primo giorno del mondo
e sui palmi transustanzia scalzo l’esser mio

nel cerchio delle braccia nacque il sogno di luna gialla
e la curva del sole dall’arco di piede distese l’eterno nel guardo

non è cosa fare ma raccogliere frutte con gli stessi ginocchi di sole!
con gli steli cresciuti d’amore a sepali d’ali scettrati

I’m a poet
e quando cammino l’aria è gentile con me

vedo la pelle delle nubi danzare mute d’albume le idee
insegnando sapersi

ho inventato il primo giorno del mondo in un giorno qualunque
proprio mentre il pensiero attraversava nudo il fiato

André Che Isse

IL FRINIRE D’ETERNO

se mi ascolto essere mi viene la pelle d’eterno
mentre apro in due l’istante suggendone il frinire

siamo già tutto in nuce filidarianna aggueffati prima di nascere il mondo
prima di giungere al mondo infilati nell’aria come danzatore allo specchio

c’è da ubriacarsi a guardarsi negli occhi l’eterno
nulla ha fine quando siamo scient’ignudi scalzi danzanti

qui nel giardino d’estate le cicale smatassano la pelle di ciò che saremo
ora soltanto madido nudo di frinire

ma una matita gialla tra le dita di un piede levato non cadrà sulla luna
scriverà invece la tua chioma nel dorso d’eterno amoroso

da un gesto gentile nacque una danza quella stessa che inventò il mondo
e i polsini bianchi abbottonati da dita di pizzo

André Che Isse

VELE DI VENE

qual’è la forma del mondo che fermeresti per sempre?
quale felicità merita di soffiare il flauto di pifferaio per cadere il mondo?

ma sono così d’incanto le nubi che mutano l’istante!
e il loro silenzio non è forse la velocità della luce nel cuore?!

non c’è da fermare il mondo ma la vita non nostra!
quella forma di vita che non entra nella sua forma dell’anima

edificare sul cuore è l’unico palazzo che può non tarpare le nubi
è l’ala di stella tra i bracci di fuoco!

ecco perché vivo dietro la luna dove l’aria nelle stanze scorre come vene
un vascello più antico del mondo dove calzare il coturno d’auriga nudo

col gesto pantocratore a sanguigna che fa arrossire l’albume di nubi
che meraviglia che non si possa fermare l’eterno!

André Che Isse

ERBARIO DI UN GIORNO QUALUNQUE

entro ed esco dalle parole come le dita nel miele
ah il profumo dell’erba tagliata in giardini di deliquio smeraldino!
come amo lunghe le gonne che baciano caviglie di pesca sottili

se solo potessi sentire garrire la Terra con nari di stella!
mentre le labbra che s’affogano di baci perdono l’universo in meriggi estivi
ma come annodasti la tua coda alla mia per entrare nella luna!

che incanto la vita d’uomo ebbropartorito di sé!
questo mio pensiero che può tutto quello che mi fu scritto prima del mondo
e non furon gli dèi a inventarmi danzare ma le dita nel miele

ho ancora nelle tasche la notte che m’abbaruffa la chioma di sesso
le pieghe barocche dei fiori nel dorso tatuato di mele
e il mio quaderno nero aedo manoscritto di neve nello zaino

André Che Isse

LA CURVA DI GINOCCHI DIETRO ANGOLI DI GOCCE

la prossima volta che cadrà la pioggia sdraiati tra le gocce
e ascolta negli spazi vuoti perché lì danzerai madidoeterno

c’è una strada nell’aria asciutta tra le gocce che libera le ali
non è già più del mondo ma della stessa grazia di fiori scalzi

quando la pioggia sfrigola nel tuo silenzio transustanziandolo
non è forse come disossare cupide molecole civilizzate?!

eccomi dunque torso ebbro per pensiero chiomoso di sole
sopra ginocchi di pioggia curvati dietro angoli di gocce

voglio bagnarmi d’idee perpendicolari per curvarle come pioggia
e infilare i gomiti dove l’acqua è salata d’amore

per questo ho costruito un capanno nudo dove cadono le nubi
ma se tolgo tutte le gocce da una giornata di pioggia rimane la forma dell’amore

André Che Isse