SUL PALMO UNA TAZZA DI NEVE
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nella curva del braccio la curva dell’indaco
inchiostro sui diti prima della carta
supino di neve
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dal mio XXIX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato
frinisce il meriggio d’amore
il sapere degli eoni in tazza raku sui palmi
e il guardo con l’aere tesse l’idea del mondo
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narrami come danzasti tra i fiori!
i bracci corone di lune
senza mai staccare l’oro dalle stelle!
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suggo l’amore nel vuoto dell’atomo
dove il silenzio è barocco
punto di fuga rinascimentale dietro l’universo
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ecco come pettinai la felicità:
un agrimensore d’alma
che curvi l’ebbrezza come arco ulisside
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André Che Isse
André Che Isse
“UN CAPOGIRO DI LUCCICANZA LUNGO L’IPOTENUSA DELL’ATTIMO”
frammento di una Danza
sull’improvvisazione al Piano di Francesco Ferrari sulla Fuga in Do minore BWV 549 di J.S.Bach
a
Rosso Tiepido
Associazione Culturale
Modena
14.5.2025
mecenate: Federica Malagoli
Trittico di scena:
I DANZATORI DI VETRO BLU LUNGO L’IPOTENUSA DELL’ATTIMO:
I. Edran Esechis
II. Aschise De Rèn
III. Isnaed Chèrse
140 x 107 ciascheduno
corda cucita su tela di cotone non preparata,tempera da muro,ruggine,matita,blu da vetro
maggio 2025
OPERA RETROILLUMINATA
col palmo albergo l’angolo del mondo
nell’attimo in cui i ginocchi tracciano il limine dietro l’universo
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entro nella felicità inzafardato di fiato a cogito barocco
l’equilibrio che l’ebbrezza spira al sapere
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così si trapunta l’iride dell’Esserci e basta
e l’aere è diafana d’oro
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un puntinismo d’atomi giallo cromo
come se la luce sapesse di sapere
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la materia eudemonica ha i bracci affogati di stelle
e la bocca nel cielo è van gogh che divora il cuore del sole
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ali di cinabro
girotondano 12 lune di gigli
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André Che Isse
perché i fiori?
forse sussurrare alla luna è più che sognare!
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non so bene se danzo la forma del pensiero
o sia la forma disegnata a principiarne l’idea
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del resto è l’Essere che inveri l’attimo!?
o dal Cogito dell’Esserci nasca il mondo!?
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quando finisce il giorno è come fermassi l’infinito!
ma so che rinascerò d’eterno tra poche ore
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e cerchiare un abisso
è lumeggiarsi le ali!
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così curvo il tempo come un braccio
e tra i gomiti gli eoni sognano i fiori!
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André Che Isse
suggo la spuma dell’Essere
una canestra d’idee
ogni gesto così equilibri l’impuntura d’alma
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ho intessuto l’aere con orbite di pensiero
un tracciato retaggio d’ali prima del mondo
quando l’Esserci era appena una gugliata di sogno
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ho cerchiato coi bracci il mio dorso assiro
un capogiro di luccicanza
così che ogn’istante nasca dalla stessa sostanza di sé!
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immota danza su filodarianna
lungo l’ipotenusa dell’attimo
si tratta soltanto d’inscrivere l’Esserci nell’Essere
*
André Che Isse
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dal mio XXIX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato
sono nato per tracciare cerchi nel sonno di rembrandt
raccogliere gesti che dioniso girotonda alle idee
e aggallare in eterno l’attimo a dorso di rose
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il peso del corpo spostato da un piede all’altro
è sostanza di cielo in equilibrio ai moti di grazia
così l’alma distilla l’Essere
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ho del cielo tra i denti
e i miei pensieri madidi d’azzurro
mentre m’infilo una camicia spumosa di nubi
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così albergo masse di blu
da volitarne infinito
in camere curve di equilibrio
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André Che Isse