così che quando arriverò in fondo all’eterno avrò l’età delle stelle
SEDUTO NELL’ESSERCI
così che quando arriverò in fondo all’eterno avrò l’età delle stelle
ho danzato in segreta di rose vermiglie consertando i sepali coi bracci
così che un dedalo fosse il mio nartece aulentissimo
e ne curvai per 12 lune coi bracci la gentilezza dell’aria su filodarianna oro
alzando i bracci nel silenzio delle ali in giallo di stella
André Che Isse
LE MACHINE EUDEMONICHE:
5^
“bisogna infilare i diti nel sole per conoscersi di stella!”
POLITTICO a 5:
La Curva Ebra dell’Haiku,
I.
studio ventesimo:
sedicesimo fiore d’erbario;
II.
studio diciottesimo:
quattordicesimo fiore d’erbario;
III.
studio sedicesimo:
dodicesimo fiore d’erbario;
IV.
studio diciassettesimo:
tredisesimo fiore d’erbario;
V.
studio diciannovesimo:
quindicesimo fiore d’erbario;
44,5 x 200 cm
(44,5×40 ciascheduno senza cornice)
tempera nera da muro su foglio A4 di carta velina invecchiata,
matita nera,nastro carta,vernice lucida finale,
giallo da vetro su misto cotone
(con cornici in legno indorate & fili elettrici a treccia in stoffa dorata)
gennaio 2020
OPERA RETROILLUMINATA
stivato di pieghe barocche
stivato in curvatura leggiadra
stivato odoroso alle nari d’incensi
stivato amoroso al dorso lunare
stivato d’imperio poietico elisio
stivato dietro l’universo ebro
stivato di estasi scienti
stivato d’ali icarie ad arco d’ulisse
stivato in bracci danzanti a teurgia dionisiaca
stivato ai ginocchi sui meli vermigli
stivato d’ipseità aurata
stivato in mille curve d’eterno
André Che Isse
se ogni istante è giro scalzo di universo
posso sentirmi i bracci ala della luna
e bisogna infilare i diti nel sole per conoscersi di stella!
omini aurati d’idee ad arco ebro
perché la curva di gaudio sia piega leggiadra sciente
quando arcando l’elisio si attraversi l’ipseità ebra
così che danzando le parole si forgino le nubi barocche
macchine volanti da infilarsi come una camicia icaria
ma se l’estasi eiacula allunata ignuda, il gaudio s’india aggallato di sole
tanto che balocchino di risa gli scribi assisi in china d’argento
allora ostesi l’anima per abbrunirla di stelle
abbacinato d’eterno in un guscio di noce
André Che Isse
se stendo il silenzio come lenzuola di neve
sfrigola in fiato un equilibrio gaudioso
tanto che i talloni curvino l’eterno in arco di piede
eccomi ebro come bosone impazzito d’amore
materiato di bellezza
transustanziato dal dissenno sidereo che transverbera il suo stesso arciere
strale imperioso ubriaco di sole
i miei bracci curvati come absidi dietro l’universo
la mia nuca odorosa scalza di meli noetici
aprii la bocca per divorare tutte le stelle nevicate al tuo dorso
il barocco nacque curvando l’universo sulle gote
tanto che il guardo giunge all’amore torno torno l’arco delle tue labbra rosse
André Che Isse
quando finii di contare le stelle mi accorsi che dovevo ancora cominciare
allora un cerchio gaudioso inscrisse i miei ginocchi nel suo bouquet d’elitropi
ricominciai a contare coi diti di fiori a guardo ebro
e ad ogni stella salii un albero vermiglio
nomina i desideri con tutti i cuori che hai!
un sole nero barrisce dietro il guardo amoroso
mentre la luna alluna se stessa in curva
come chiomadoro s’erga faro alessandrino per gli amanti
ho scolpito la leggiadria curvando i ginocchi scalzi
un danzatore a sangue d’argento
ebro mi è l’elmo alato per quadrivio
1001,1002,1003 diti nel miele
André Che Isse
lumeggia dopo la luna la pioggia
dal talamo nero dietro l’universo ausculto l’argento
madido asserpolato d’elisio
André Che Isse
se la curva del pensiero è filodarianna lunisolare ebro
la pelle dell’aria spuma inneità sui ciliegi vermigli
quando conosco architetto ipseità d’argento in proiezione dedalea
allora mi riempio d’idee inaurate come astri a prima notte del mondo
tanto quanto i mille vasai di dioniso plasmassero idee coi miei bracci danzanti
idee d’idee ignude come neve cade su prima neve
un palinsesto poietico frattale ulisside
un labirinto d’albume adamantino scalzo
dove alchimiarsi al mondo in curvatura d’arciere acrobata:
Equilibrio x Leggiadria³ = Estasi²
così l’algoritmo eudemonico inscrive se stesso in mezzo all’eterno
un frontisterio romito a scanni di nubi per sdipanare l’elica desossiribonucleica
André Che Isse