la misura dell’anima sta in mezzo all’eterno aurorale dai calcagni azzurri quando la curva del piede s’appoggi alla curva del mondo
seggo dentro l’ebbrezza che soppesa il mio eterno ho braccia d’ali per mescere l’aria con le curve e pieghe Barocche di fiori nel dorso tatuato di mele
l’idea di materia è pari al peso spostato dal guardo che l’asse del cosmo àncora all’aire del mondo così che l’aseità del gomito sia azimut ignudo per stelle scienti
cos’è questo mio poetarsi addosso? non è forse già eternità indossabile?! è il sole invece del sangue!
André Che Isse
* (dal Catalogo LA LUCCICANZA D’ALMA; già nelle 24 EUDEMONIE ELETTIVE)
che cos’è il mio verso poetico se non un arto del pensiero?! il riso stesso dell’alma a velocità della luce immota nell’iride la piega Barocca in cui si accucci l’eterno il viaggio che cammina se stesso
c’è una stella che per girarle intorno ci vorrebbero 1000 anni in aereo e il pensiero quanto è lungo? lo si può distendere fino a nascerne l’universo? 2000 volte il diametro del sole per un filodarianna di sola andata sarà bastevole?
avevo 20 anni e qualcuno mi chiese cosa sapessi di più ricordo soltanto una pausa per fare 2 conti: << di me stesso! >> ed ero appena salito su quell’aereo dei 1000 anni
André Che Isse
* (dal Catalogo LA LUCCICANZA D’ALMA; già nelle 24 EUDEMONIE ELETTIVE)