IL BROCCATO STA ALLA PELLE COME I PETALI AL POETA

sono il silenzio della neve
un aerostiere candente sui gigli
orto aulentissimo in essere


ho invaligiato nubi al meriggio
nell’eternità!
coi bracci snudati di levità implume

e mi sono obliquato nella neve
tra gli spazi vuoti
per vederti ancora ridere di neve


saprai dell’amore quando i ginocchi uno alla luna l’altro nel sole
l’ambra nel calice come bocche ebre d’amore
per un angolo acuto d’un bacio


André Che Isse

dal mio XXIX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato

LE GRU LACCATE A NEVE

LE GRU LACCATE A NEVE

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l’idea che inventò la ruota è la mia ebbrezza quotidiana!

il pensiero che pensa al pensiero è l’idea che inventa l’Uomo

*

narrami i ginocchi allunati d’aedo danzante!

così saprò sempre quale stanza del labirinto ha il sole

*


per il poeta la distanza tra le parole è misura tra l’attimo e l’eterno

dalle stelle l’odore della notte sa di erba tagliata al meriggio

*


non so di un tempo prima del tempo ma conosco il tempo che nasce

l’Essere immerso nell’Esserci aggalla per elisio

*


quando cammino nella neve m’innamoro

non conta il fare ma i fruscii dell’ala inventati

*


e quando il silenzio è tutte le pause tra le note

sfrigola l’eleganza curvando i ginocchi di gru nella neve

*



André Che Isse

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Dal Catalogo:

LA LUCCICANZA D’ALMA

(già nelle 24 EUDEMONIE ELETTIVE)

SUL PALMO UNA TAZZA DI NEVE

SUL PALMO UNA TAZZA DI NEVE

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nella curva del braccio la curva dell’indaco

inchiostro sui diti prima della carta

supino di neve

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André Che Isse

dal mio XXIX TOMO

su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato

UNA CANESTRA DI SILENZIO

attraverso il pensiero come lo avessi desiderato da sempre

ne disbramo le idee come stelle nate nell’orto

un gesto nell’Essere può produrre un’increspatura eudemonica

tale che la curva ne abbia inventato il mondo

*

come sasso nell’acqua il cogito

e di mille gote i cerchi coassiali nel dedalo

punto di fuga rinascimentale d’equilibrio

se dall’alma al dorso del cosmo solo un segmento d’ipseità!

*

immoto in mezzo all’estate raccolgo il silenzio barocco

più dell’oro, una canestra di silenzio!

così che aggalli a pelle il noumeno scalzo

la parola del poeta è neve nei meriggi al sole d’estate

*

André Che Isse

L’ELEGANZA DELL’ESSERE

il silenzio dell’Essere è curva a radiazione cosmica di fondo

lo spazio odoroso di una nevicata

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l’Essere immerso nell’Esserci aggalla per elisio

quando curvo il braccio per principiare una danza traccio l’arco d’un fiato

*

allora la forma dell’Essere si materia in leggiadria ebra

e i pensieri dei gigli salgono alberi blu d’incenso

*

così flanello nel roseto del disio scalzo fervoroso di dioniso alquanto

che l’ali io possa tra l’aere e la luna immote auscultarne la curva

*

solo l’Essere in arcioni rampolla al verbo crisostomo

enarrami i ginocchi allunati d’aedo danzante per aseità imperiosa!

*

l’eleganza del sole al meriggio tra le persiane sta all’Essere sull’Esserci

come luccicanza aurorale sta l’elisio per suità eternale

*

André Che Isse