DITTICO PER LA CAMERA IN CINABRO DI ASSURBANIPAL A NINIVE

OPERA FRONTALMENTE ALLUMINATA

André Che Isse

DITTICO PER LA CAMERA IN CINABRO DI ASSURBANIPAL A NINIVE:

I. nel mio dorso d’arciere coltivo il cinabro di Babilonia

II. quando Irtofade curva il cinabro sui ciliegi

211 x 120 cm

tempera da muro,ruggine,matita,rosso da vetro,cartigli di Isse,corda cucita su cotone

maggio 2025

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OPERA RETROILLUMINATA:

TRE PROGETTI BLU DI IMHOTEP PER LA CAMERA ALCHEMICA DEL FARAONE DJOSER

“amo il pensiero che sa di pensare

amo l’idea che inventa la ruota”

“J’aime la pensée qui sait qu’elle pense

J’aime l’idée qui invente la roue”

André Che Isse

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TRE PROGETTI BLU DI IMHOTEP PER LA CAMERA ALCHEMICA DEL FARAONE DJOSER

(trittico)

 _nel mio dorso blu coltivo rose di Babilonia

_i ginocchi blu d’auriga per il carro di Aton

_Irtofade divide l’aere dal blu

108 x 100 cm ciascheduno

tempera da muro,ruggine,blu da vetro,cartigli di Isse,corda cucita su misto cotone

OPERA RETROILLUMINATA

novembre 2024

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TROIS PROJETS BLEUS D’IMHOTEP POUR LA CHAMBRE ALCHIMIQUE DU PHARAON DJOSER

(triptyque)

• Dans mon dos bleu, je cultive les roses de Babylone

• Les genoux bleus du cocher pour le char d’Aton

• Irtofade sépare l’air du bleu

108 x 100 cm chacune

tempera murale, rouille, bleu de verre, cartouches d’Isse, corde cousue sur coton mélangé

Œuvre rétroéclairée

Novembre 2024

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Lo specchio dei Tavolinetti, vestiti delle stesse tinte,

sono il dorso, i ginocchi e il bacino,

architetture antiche come piramidi,

complesse come stelle.

Un trittico, come haiku,

racconta la costruzione dei corpi,

quindi del movimento mentre sfocia,

in danza.

Nei cartigli di André,

si celano le informazioni

sullo studio di progettazione dell’opera.

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Le miroir des petites tables, habillées des mêmes teintes, sont le dos, les genoux et le bassin : des architectures anciennes comme des pyramides, complexes comme des étoiles. Un triptyque, tel un haïku, raconte la construction des corps et leur mouvement, qui culmine en une danse. Dans les cartouches d’André, se cachent les secrets de la conception de l’œuvre.

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(dal catalogo della mostra:

André Che Isse

Le Fil D’André

– DANS LA LUMIÈRE DE L’ARTISTE –

GALERIE LA RALENTIE,

PARIS)

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LAPISLAZZULI NEL DORSO

ho coltivato ali per salire gli alberi danzando
dai rami alla luna un passo, tanto che le lasciai i talloni d’argento
così che vagheggiandola ora io possa vedermi il cammino
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negozio di fiori odoroso
lo attraverso rubandogli l’anima
e ridono abbaruffati i fiori
***
ho fatto del gaudio le mie bottiglie di morandi
così che io scriva sempre la stessa poesia
la coltura dell’anima a topoi eudemonici è imperiosità dell’esserci
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allora girotondai dietro l’universo per baciare le stelle nel dorso
e fantasiarmi pictor-acu per affogare il guardo di bellezza
per ridere inzafardato di fiori!
***
André Che Isse

L’ASEITA’ DI SCIAMANO DANZANTE

innamorarsi follemente di riconoscersi
quando non passi neppure un crine tra l’essere ed esserci

io sono transverberato ebro d’ipseità dionisiaca
da esondarne imperiosamente come mille quasar eiaculanti

perché all’uomo che conosce la sua curva sulla luna è dato l’elisio
tanto che nessun’ala sia più chimerosa del suo dorso d’aiace

eccomi allora sciamano danzante custode libato in calice sidereo
ove suità troneggi ignuda dietro l’universo scalzo

ogni cosa curverà se stessa come l’elica dell’anima nacque
disteso nell’arco tortile sono strale su filodarianna d’argento

non seguirò molecola alcuna che non sia nata dal mio paniere
solo così ogni gesto dei bracci danza ora la teurgia eudemonica

André Che Isse

IL FILODARIANNA DI SETA

Il guardo di Edran tesseva via via al crescendo cupido
un filodarianna invisibile che avrebbe potuto dimorare l’eterno
sul dorso della seta
dove principiano i bottoni d’albume tondo del suo amore.
Ad ogni bottone la bocca dell’asola serrava stretta le labbra
come un’amante arrovesciata sul deliquio dei baci vermigli.
Il giocoforza del piacere ostese quel crepitare frusciante di seta
che stringeva il corpo al corpo delle idee.
Edran auscultava il fiato dell’amore come un collezionista di piogge
avrebbe disceverato il colore delle gocce.
Un diluvio di un solo bacio
che non staccasse le bocche per l’intera notte
avrebbe trasfigurato per sempre
il corso degli eventi ai due amanti dietro l’universo.

André Che Isse

I DANZATORI DAI DORSI D’ARGENTO

André Che Isse

I DANZATORI DAI DORSI D’ARGENTO

(trittico)

II. la danza delle gru del labirinto illeggiadrita dai bracci teseici

I. il fiore di loto sacro nel dorso di dioniso

III. contando coi diti le curve dei fiori

200×231 cm
(200×77 ciascheduno)

tempera da muro,argento da vetro,
timbri,vernice lucida finale,
corda cucita su misto cotone

agosto 2019

OPERA RETROILLUMINATA

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(la stessa opera)

ILLUMINATA FRONTALMENTE

DORSO ARCATO D’ARGENTO

sono strale poietico a gomiti d’arco d’ulisse
e le tue gote più vermiglie come ancora sui meli

ho rubato un sorriso alla luna
per infilarmelo come una camicia nuova
e ora ho un dorso d’argento

quando capisci davvero l’amore baci in bocca l’eterno
allora un piccolo fiato sarà un capogiro elisio

e nella cruna di un fotone assolato albergo sciente
così che ogni gesto sia semenza per nascita di stella
fino a che immoto a velocità della luce non abbia fatto «tana!» in fondo all’eterno

mi sono attergato nudo di neve
proprio dove nacqui scalzo d’amore

André Che Isse