SUL PALMO UNA TAZZA DI NEVE
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nella curva del braccio la curva dell’indaco
inchiostro sui diti prima della carta
supino di neve
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dal mio XXIX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato
ho aperto il silenzio come arance per dolci
e subito la bocca infilata d’ocra nel miele
così equilibro l’alma sull’argine ebro
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gli orli delle cose curvano il mondo per sé
un attimo prima che il Tempo si bagni d’amore
e la leggiadria traversa scalza la stenditura del fiato
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ho disegnato il vento e danzato nel cinabro
e tra il capanno di Monsieur de Sainte-Colombe e quello di Mahler:
rimango ubriaco arso a 13 miliardi d’ali
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dalla luna gli orti saporano di vesti pittate da klimt
e gli obi in broccato a filidarianna dorati nodeggiano voluttà al disio
l’eudemonia è pari al silenzio tessuto in coltura ebra
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André Che Isse
(prima poesia dopo le 24 EUDEMONIE ELETTIVE)
sono stato per sempre un attimo di pensiero in mezzo all’eterno
la distanza annullata sull’alma
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e quando la misura dei bracci è stenditura dell’anima
è il cielo che s’appoggia alle scapole
e l’equilibrio delle idee equilibra l’essere sull’esserci
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ho curvato il gesto per massa d’eterno
quando danzo il cogito s’invera su tela
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suggo l’immenso che coltivo
prima di nascere il mondo solo un filodarianna
se unisco i puntini degli astri ci cammino scalzo
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l’incesso illeggiadrito sull’eclittica è luccicanza eudemonica
così arrovescio l’attimo per sbattimentare l’eterno in tazza raku
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André Che Isse
tra pensiero e scalza aere alberga l’ala
immota!
quando l’idea dell’alma abbia la stessa sostanza dell’essere
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non so danzare fuori dall’essere soltanto
ecco perché dipingo per guardare l’estasi negli occhi!
ogni mio fiato fantasia il suo proprio cuore:
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la lacca dei pensieri!
il nero d’avorio tra le idee!
e una piccola ala di muro gialla sull’iride
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l’alma deve prendere equilibrio nel corpo da illeggiadrirne i bracci
una camera d’aere che le stelle traversino scienti
un’alba aurorale nel gesto perpendicolare del cogito
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André Che Isse
m’invero di mille comete immote dietro l’universo
(la felicità è silenziosa)
così danzo dove il sole lumeggia la polvere nell’aria
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immoto d’ebbrezza increata
con le dita nel cuore più che nel miele, vermiglie più che ambrate
così flanello sulle mie strade novelle!
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e coi bracci il cerchio di Prospero per assetare il noumeno nell’orto
quando sempre principio il giorno stupefatto d’Esserci in mezzo all’eterno
tra <<ora!>> e la luna
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del resto pingo i ginocchi per vedermi l’angolo dell’anima
poeto per auscultarla nell’oro
e danzo per farne un giardino
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André Che Isse
io sono mille anni nell’attimo di un fiore
mentre soppeso i bracci d’idee in danze psicostasiche ebre
ove gravità in leggiadria curvi l’aere come michelagnolo la pietra
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perambulo sull’acque di monet come pollock sognasse
mentre distillo il pensiero dalle mele vermiglie di cezanne
e quel limone di manet con cui mi pettino le brame
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quando danzo ogni gesto è più vero di ogni realtà quotidiana!
il movimento è così snudato da tornare sostanza aurorale di stella
e così ogni lemma cribrato: fiore numinoso di luccicanza
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allora non potrò fino in fondo di universo che poetarmi l’esserci
perché non so dire altro di bellezza fuori il mio guardo
la bellezza che inventò l’arte e le tue gote
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André Che Isse
se prendo questo momento tra le mani posso camminarci dentro
più vero del più magnifico dei sogni, così per ogni adesso qualunque!
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ho eretto ziqqurat d’inchiostro senza staccarne il calamo dal foglio
torno torno i bracci nei fiori dell’oro noumenico, ubriaco di lune!
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così ho imparato il miele nell’atomo e la curva in bocca
coi ginocchi gnomoni sui girasoli icosaedri ignudi
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una passacaglia scalza d’esserci in elisio
per cui modellai vasi in folio per mescervi i silenzi
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i silenzi di festa che parimenti siano al Barocco
in cui danzo come kouros immoto su palco dietro l’universo
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e se mai un dio fosse il mondo, dal silenzio l’alba
quando i ginocchi primi friniscano alle stelle mute sui meli
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André Che Isse
stivato di pieghe barocche
stivato in curvatura leggiadra
stivato odoroso alle nari d’incensi
stivato amoroso al dorso lunare
stivato d’imperio poietico elisio
stivato dietro l’universo ebro
stivato di estasi scienti
stivato d’ali icarie ad arco d’ulisse
stivato in bracci danzanti a teurgia dionisiaca
stivato ai ginocchi sui meli vermigli
stivato d’ipseità aurata
stivato in mille curve d’eterno
André Che Isse