LA VOLUTTA’ IMMOTA DEL SILENZIO
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l’attimo tra i pori
come il cerchio nel quadrato
sussunto d’elisio
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dal mio XXIX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato
l’attimo principia il sublime
quando il pensiero diventa idea odorano iridi ebre di stella gialla
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ci sono idee che curvano le parole in bocca all’arco dei baci vermigli
ma più lentamente più lentamente per saporare l’eterno
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così staccai un atomo dal cielo per infilare i ginocchi nel blu
e allora subitamente l’ala nel dorso principiò l’idea dell’Essere
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inspiro l’esserci come l’istante allunato per sempre
e tra l’indice e la luna l’idea dell’amore
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scalzo poppiere seggo il rovesciamento dei melograni accesi
per raccogliere sull’erba tagliata le frutte scienti
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quale bizantismo di pensieri aurati lungo l’ipotenusa d’ipseità!
ecco come danzo le idee sulla radiazione cosmica di fondo
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André Che Isse
emozionarsi come non sanno fare le nubi
emozionarsi di loro per loro
mi ubriaca il silenzio dei fiori
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attraverso idee come dimore stupefacenti
così ho stivato la notte con oro di sole
tanto da curvarne i soffitti a misura di bracci
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stupefarsi di un sol fiato esistentivo!
senza sapere l’equilibrio della luna!
solo transverberato di cogito!
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l’attimo che accade ora è pelle del silenzio
se m’obliquo posso vedere il tempo nascere
ammusate iridi all’eterno
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André Che Isse
m’irraggio come un sorriso nel cosmo
più sono nell’attimo più la bocca stivata di fiori
e tra i denti ignude comete giallo van gogh
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il sole d’estate tatua l’amore sotto la pelle
e io ne disbramo i segnacoli scalzi
allora che di mille baci abbaruffato di stelle
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così urlo stupefatto l’argento nel silenzio riempito dai grilli!
e non so se amarli più del frinire imperioso al meriggio!?
seduto in barocco agostano o supino bizantismo allunato?
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m’inazzurro come l’invisibile idea del blu e la curva di un polso indaco m’aulisce
così danzo l’ambra delle idee e m’immillo d’ebbrezze superne
dalle nari al cuore due giri d’anello di saturno
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André Che Isse
Edran aveva così snudato l’attimo da camminarci scalzo.
Ogni istante possedeva la volontà di potenza di un haiku,
o meglio:
la leggiadria sciente dell’Esserci.
Come Michelagnolo toglieva il marmo per disoccultarne l’imago increata,
Edran dall’eterno aggallava:
ogni Attimo sull’Esserci dell’Essere Suo!
L’incesso aveva preso la doratura del cogito;
ogni suo passo stampigliava l’ala del pensiero.
L’idea stessa aveva principiato la danza di Edran:
dalla curva del braccio nasceva.
Così dietro l’universo in mezzo a ipseità eternava.
Uno stato eudemonico gli coltivava uno stato di grazia superno;
Edran equilibrava la cognoscenza all’erbario delle idee:
per ogni ebbrezza il nome di una stella.
Lo stupefacente lumeggiava per lui l’attimo d’immenso.
E l’afflato di Edran transverberava la sostanza dell’Essere,
buccinando l’ostensorio dell’alma.
Poteva così auscultare l’inazzurrarsi del fiato,
che dalle nari raccoglieva il cielo.
André Che Isse
poetare è incidere la leggiadria dell’attimo increato
quando tutto cangia il già stato rimane per sempre
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allora il corpo sta all’estate come l’ala inazzurra
e i bracci come lenzuola stese al sole: bilancieri d’estasi
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indaco prima e dopo i pensieri
tra l’invenzione della ruota e il suo stupore: il respiro-sciente dell’Esserci!
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sono transverberazione dell’attimo come neutrino nauta immoto
così da squarciare l’Esserci in positura eternale ebra
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e se equilibro il quadrivio degli arti in Essere soltanto
l’alma sarà punto di fuga rinascimentale scalzo
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e ogni levità sarà il silenzio tra le crome, lo spazio asciutto nella pioggia
quello spazio dietro l’universo che ha la stessa sostanza del guardo gaudioso
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André Che Isse
conosco la danza immota dell’eden
e la poiesi mentre nasce da se stessa
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cribro il verbo che precede il giorno
dove ogni gesto sarà numinoso a se stesso
ogni parola testata d’angolo sciente
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quando traccio la curva d’un fiore curvo il mondo di leggiadria
e il gesto che principia l’attimo è inflorescenza d’Esserci
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preparare una danza è apparecchiare l’Essere per l’Esserci
l’ipseità nell’attimo rotondo
pensare una danza sul palco è pensare l’ostensorio dell’Essere
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ora il mio gomito sciamano girotonda i cerchi di rembrandt nel dorso
proprio dove la bocca sussurra prima della nuca l’epos dionisiaco
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André Che Isse
ho inseguito la luna pedalando lentamente, lentamente
non so ancora perché ne sia follemente innamorato
ma del resto l’amore ha la stessa fragranza dell’Essere
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e quando la lunghezza del fiato ha la stessa misura dell’Essere
prima che l’ala curvi l’aere l’idea nel pensiero ha già trovato se stessa
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allora equilibro i bracci sul filodarianna dell’Esserci
e posso tracannare l’elisio a garganella nel noumeno immoto
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ecco perché m’infilo nell’attimo come una camicia eternale al meriggio
e stivo atomi come biglie in tasca per auscultarmi incioccare ebra ipseità
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se l’attimo è la coscienza dell’orto intestino
ogni gesto sarà la misura dell’Essere nell’eterno ritorno eudemonico
che da ora all’astragalo oracola l’aseità scevra
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André Che Isse
cogito mentre penso,
il pensiero che pensa al pensiero è l’idea che inventa l’Uomo
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nei dorsi di rubens la bellezza ignuda,
per il poeta la distanza tra le parole è misura tra ora ed eterno
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quanti disii sbramati per la felicità?
1000 o solo monadi per l’Essere?
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non so di un tempo dietro il tempo ma conosco il tempo mentre nasce:
il guardo di prua mentre accade proprio dove tra attimo e tempo aulisca l’alma
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allora m’attergo d’estasi supino al meriggio allocchito d’azzurro bastevole
ché non conta il fare ma i fruscii dell’ala inventati
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quando il silenzio è tutte le pause tra le note
sfrigola l’eleganza curvando i ginocchi di gru nella neve
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André Che Isse