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12 OTRI NELLE MIE TASCHE
stivato di pieghe barocche
stivato in curvatura leggiadra
stivato odoroso alle nari d’incensi
stivato amoroso al dorso lunare
stivato d’imperio poietico elisio
stivato dietro l’universo ebro
stivato di estasi scienti
stivato d’ali icarie ad arco d’ulisse
stivato in bracci danzanti a teurgia dionisiaca
stivato ai ginocchi sui meli vermigli
stivato d’ipseità aurata
stivato in mille curve d’eterno
André Che Isse
LA CONDIZIONE GAUDIOSA
se ogni istante è giro scalzo di universo
posso sentirmi i bracci ala della luna
e bisogna infilare i diti nel sole per conoscersi di stella!
omini aurati d’idee ad arco ebro
perché la curva di gaudio sia piega leggiadra sciente
quando arcando l’elisio si attraversi l’ipseità ebra
così che danzando le parole si forgino le nubi barocche
macchine volanti da infilarsi come una camicia icaria
ma se l’estasi eiacula allunata ignuda, il gaudio s’india aggallato di sole
tanto che balocchino di risa gli scribi assisi in china d’argento
allora ostesi l’anima per abbrunirla di stelle
abbacinato d’eterno in un guscio di noce
André Che Isse
IL BAROCCO DI HIGGS
se stendo il silenzio come lenzuola di neve
sfrigola in fiato un equilibrio gaudioso
tanto che i talloni curvino l’eterno in arco di piede
eccomi ebro come bosone impazzito d’amore
materiato di bellezza
transustanziato dal dissenno sidereo che transverbera il suo stesso arciere
strale imperioso ubriaco di sole
i miei bracci curvati come absidi dietro l’universo
la mia nuca odorosa scalza di meli noetici
aprii la bocca per divorare tutte le stelle nevicate al tuo dorso
il barocco nacque curvando l’universo sulle gote
tanto che il guardo giunge all’amore torno torno l’arco delle tue labbra rosse
André Che Isse
UN DANZATORE A SANGUE D’ARGENTO
quando finii di contare le stelle mi accorsi che dovevo ancora cominciare
allora un cerchio gaudioso inscrisse i miei ginocchi nel suo bouquet d’elitropi
ricominciai a contare coi diti di fiori a guardo ebro
e ad ogni stella salii un albero vermiglio
nomina i desideri con tutti i cuori che hai!
un sole nero barrisce dietro il guardo amoroso
mentre la luna alluna se stessa in curva
come chiomadoro s’erga faro alessandrino per gli amanti
ho scolpito la leggiadria curvando i ginocchi scalzi
un danzatore a sangue d’argento
ebro mi è l’elmo alato per quadrivio
1001,1002,1003 diti nel miele
André Che Isse
IN CURVA D’HAIKU
lumeggia dopo la luna la pioggia
dal talamo nero dietro l’universo ausculto l’argento
madido asserpolato d’elisio
André Che Isse
L’ORTOGRAFIA DELLE IDEE
se la curva del pensiero è filodarianna lunisolare ebro
la pelle dell’aria spuma inneità sui ciliegi vermigli
quando conosco architetto ipseità d’argento in proiezione dedalea
allora mi riempio d’idee inaurate come astri a prima notte del mondo
tanto quanto i mille vasai di dioniso plasmassero idee coi miei bracci danzanti
idee d’idee ignude come neve cade su prima neve
un palinsesto poietico frattale ulisside
un labirinto d’albume adamantino scalzo
dove alchimiarsi al mondo in curvatura d’arciere acrobata:
Equilibrio x Leggiadria³ = Estasi²
così l’algoritmo eudemonico inscrive se stesso in mezzo all’eterno
un frontisterio romito a scanni di nubi per sdipanare l’elica desossiribonucleica
André Che Isse
ROSE D’ALBUME NUDE
lasciai che i bracci in cerchio contenessero il mondo delle idee
un ostensorio di spuma a curvatura ulisside
è per massa di commozione che l’esserci si curva
così nacqui poeta in curva d’essere
ecco che l’animo stamburi allora la dolcezza che esonda!
capitombola ad arco e illeggiadrisce in rose d’albume nude
le tue gote raccolte sui ciliegi arrossati in cesti di luna tondi
quanto lo spazio curvato dal tuo dorso d’argento
non è forse l’eterno torno torno la bocca barocca di baci?!
che madida brama il tuo guardo in bocca
ebro fui nel tuo cuore che vi restai dietro l’universo
non un solo fiore alchimiai che non avesse la curva della tua nuca tra i denti
André Che Isse
LABBRA EBBRE
la parola che nasce dal pensiero prende forma in bocca come qualità d’amore
come bacio d’amante innato quando bocca sia curva di fiori
è sapore arcato leggiadria a mani di vasaio in calice vermiglio
e il pensiero da cui nasce rinasce a labbra ebbre
ho gonfiato le vene del sole a gigli di neve insciente
li stivo in bocca a curva di palato l’attimo prima che scocchino pensiero
ma se ausculto il mondo con la bocca la pioggia mi bagna per primo
e come polena al tempo dalle labbra principi l’ora
così che prua eudemonica dietro l’universo tracanni il logos dionisiaco
tanto quanto dardo ulisside transverberi la bocca del cuore
mille parole mille baci un solo guardo adamantino
la curva della tua bocca nell’arco di ulisse
André Che Isse
LA COMMOZIONE GAUDIOSA NEL MOVIMENTO ANGOLARE DEL COGITO
dove finiscono gli alberi iniziano le mie tasche
dove finiscono le mie tasche fioriscono i ciliegi
la bellezza è quella molecola dell’anima che il guardo scocca
e ciò che ci affattura è narciso al suo riflesso, la nostra anima nello specchio del mondo
di un giorno mi accuccio in un’ora e sul suo limitare trovo un punto di eterno
così come capire una cometa che attraversi la cruna di un’idea
perché la curvatura della singolarità è il gomito di un danzatore dietro l’universo
tanto che tatuando se stessi sui bracci si possa conoscere come nascano le stelle
per questo ho camminato dove la luna arrossa le gote agli amanti
sul suo periplo ebro ausculto lo spazio fisico del pensiero d’argento
e se beccheggio immoto i diti sull’aria, l’esserci trova la radiazione sciente di fondo
proprio mentre nelle mie tasche si curva la commozione dei ciliegi
André Che Isse