L’ENTELECHIA DELL’ESSERCI

arrovescio il giorno per raccogliere la nuca sull’erba

e capovolgo l’attimo per principiarlo ancora

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che la parola rotonda s’attagli alla curva dell’Essere!

così che il pensiero sia raccolto dal cuore di un drago

*

allora equilibro l’ebbrezza al gesto da cui nacque il mondo

e tutta la poiesi transverbera l’Essere in mezzo all’Esserci

*

è necessario trovare il tempo più liminale d’Essere, l’eterno a chilometro zero

conosco il disio al centro dell’atomo: il concubito di suità!

*

se dal gomito ai diti nel miele è dima siderea superna

la misura eudemonica sarà pari la distanza d’alma dal fiato

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danzare ora è ostensorio dionisiaco

ove ormeggi nella mia curva del braccio l’archè delle idee

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André Che Isse

LA TEURGIA DEL MOVIMENTO IMMOTO DELL’ESTASI

conosco la danza immota dell’eden

e la poiesi mentre nasce da se stessa

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cribro il verbo che precede il giorno

dove ogni gesto sarà numinoso a se stesso

ogni parola testata d’angolo sciente

*

quando traccio la curva d’un fiore curvo il mondo di leggiadria

e il gesto che principia l’attimo è inflorescenza d’Esserci

*

preparare una danza è apparecchiare l’Essere per l’Esserci

l’ipseità nell’attimo rotondo

pensare una danza sul palco è pensare l’ostensorio dell’Essere

*

ora il mio gomito sciamano girotonda i cerchi di rembrandt nel dorso

proprio dove la bocca sussurra prima della nuca l’epos dionisiaco

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André Che Isse

OTIUM IN ESSERCI

ho inseguito la luna pedalando lentamente, lentamente

non so ancora perché ne sia follemente innamorato

ma del resto l’amore ha la stessa fragranza dell’Essere

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e quando la lunghezza del fiato ha la stessa misura dell’Essere

prima che l’ala curvi l’aere l’idea nel pensiero ha già trovato se stessa

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allora equilibro i bracci sul filodarianna dell’Esserci

e posso tracannare l’elisio a garganella nel noumeno immoto

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ecco perché m’infilo nell’attimo come una camicia eternale al meriggio

e stivo atomi come biglie in tasca per auscultarmi incioccare ebra ipseità

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se l’attimo è la coscienza dell’orto intestino

ogni gesto sarà la misura dell’Essere nell’eterno ritorno eudemonico

che da ora all’astragalo oracola l’aseità scevra

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André Che Isse

LE GRU LACCATE A NEVE

cogito mentre penso,

il pensiero che pensa al pensiero è l’idea che inventa l’Uomo

*

nei dorsi di rubens la bellezza ignuda,

per il poeta la distanza tra le parole è misura tra ora ed eterno

*

quanti disii sbramati per la felicità?

1000 o solo monadi per l’Essere?

*

non so di un tempo dietro il tempo ma conosco il tempo mentre nasce:

il guardo di prua mentre accade proprio dove tra attimo e tempo aulisca l’alma

*

allora m’attergo d’estasi supino al meriggio allocchito d’azzurro bastevole

ché non conta il fare ma i fruscii dell’ala inventati

*

quando il silenzio è tutte le pause tra le note

sfrigola l’eleganza curvando i ginocchi di gru nella neve

*

André Che Isse

L’ELEGANZA DELL’ESSERE

il silenzio dell’Essere è curva a radiazione cosmica di fondo

lo spazio odoroso di una nevicata

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l’Essere immerso nell’Esserci aggalla per elisio

quando curvo il braccio per principiare una danza traccio l’arco d’un fiato

*

allora la forma dell’Essere si materia in leggiadria ebra

e i pensieri dei gigli salgono alberi blu d’incenso

*

così flanello nel roseto del disio scalzo fervoroso di dioniso alquanto

che l’ali io possa tra l’aere e la luna immote auscultarne la curva

*

solo l’Essere in arcioni rampolla al verbo crisostomo

enarrami i ginocchi allunati d’aedo danzante per aseità imperiosa!

*

l’eleganza del sole al meriggio tra le persiane sta all’Essere sull’Esserci

come luccicanza aurorale sta l’elisio per suità eternale

*

André Che Isse

VASCELLI DI ELETTRO

ho fatto ali per l’Essere

solo in volo l’Esserci è immoto

*

con otre ulisside noumenico ebro afflo vascelli d’elettro

tanto che il giorno assorga aurato soltanto novello d’idee:

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idee nate da filidarianna di fiato sciente

idee curvate per massa d’alma

idee a suità di potenza leggiadra

idee falotiche quanto l’inculto lionardesco

*

vedi, quando bevo allocchisco come potrebbe chi avesse traversato deserti!

e così guardo il pensiero che invera se stesso nell’essere pensato

*

l’Uomo che nasce dalle stelle ha inventato l’Esserci!

e su quella piccola ala di muro gialla proust ha inventato il sole

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André Che Isse

L’ULTIMO GOMITO DELL’ESSERE

ali grandi come la prima idea della ruota

dalle stelle l’odore della notte sa d’erba tagliata al meriggio

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sovra luccicanza di lemmi il cielo è più blu perché lo si può nomare

l’onomaturgia del guardo transverbera la chiaria del logos

*

così giunsi ove tutto s’eterna e la curva d’alma ispessita di sole

l’Essere flanella l’Esserci come l’ebbrezza l’eterno

*

conosco l’attimo sciente e il muro giallo del sublime meriggio

guardami fin dove la danza disveli l’ultimo gomito dell’Essere!

*

scivola intanto il clinamen epicureo sull’ipotenusa aurale

non è stupefacente auscultare la pioggia dal decubito dell’Esserci?!

*

tambura il cielo spuma d’argento di mari

ove silenzio intavoli radiazione cosmica di fondo col barocco madido di gocce

*

André Che Isse

LA CURVA D’IPSEITA’ DANZANTE

sono sciamano dendrita d’argento per molecole icarie

per coltivare un pensiero sul melo senz’ali

*

così fantasio agrimensori di nubi da spalla chimerosi

così poeto l’Essere!

*

sono atomo seduto nell’Esserci

onfalo custode dell’attimo eternale

*

eudemonista ebro danzante aedo

una parola cribrata è orto del mondo!

*

ma è difficile raccontare l’infinito: ha la stessa sostanza elisia del gaudio

un corridoio acronico d’ipseità inaurante

*

ogni gesto move l’eterno d’un attimo!

ecco perché ne danzo la curva scalza

*

André Che Isse

GLI ORTI PETTINATI A CHIOMADORO

raccolgo il pensiero dei gigli scalzo

chimerizzo alberi di gigli!

dove arrampico fino alle nubi per la spuma del bianco

*

un notturno di chopin è più d’argento che d’albume?

o forse la poesia non è che l’odore cosmico di fondo?!

quelle chiose che inzafardano la luna a me paion voci!

*

sussurri di guardi per angolo acuto d’un bacio

per innamorarsi così tra le rose nude e gli orli a pieghe di cotone blu

sai! il broccato sta alla pelle come i petali al poeta

*

e l’ambra nel calice come bocche ebre d’amore

allora saprai dell’amore solo quando i ginocchi uno alla luna l’altro nel sole

Esserci nel sole per l’ala d’argento dell’Essere, bouquet di cogito aulente

*

André Che Isse

ὀμϕαλός

appoggio il gomito tra l’aere e il cogito

con la sola giustezza tra due punti che curvi l’eterno

*

quando inspiro-sciente un portale di gigli m’esonda in fiato

come veliero d’inflorescenza per suità tra multiverso e ora

*

ho curvato ogn’istante al torno dell’alma per tombolarvi come tuffatore nell’oro

uno spaziotempo chimeroso per Esserci davvero!

*

ed ora coi bracci cerchio l’Essere danzando:

si narra che forando un foglio piegato in due si attraversi galassie

*

è come scivolassimo nell’Essere come pelle stellata di notte d’estate

col fiato caldo nell’onfalo dei palmi a guscio d’Esserci

*

quel punto di fuga rinascimentale a cui tutto giunge dopo il volo

è proprio quando non hai più bisogno d’ali che il dorso ha la stessa sostanza d’elisio

*

André Che Isse