IL LUOGO SACRO DEL FERIALE

spinsi i bracci oltre la curva del gaudio
dove le gote sono chiostro sull’albero
e braccia snudate al sole mi portavano implumi la levità dell’ala

albergo l’anima in luogo sacro di feriale
florilegio di pensieri inaurati in erbario sciente
dove talloni scalzi nascono il giorno

allora invaligiai nubi dal meriggio all’eternità
veleggiavano il cielo come vascelli di fiato
da quintessenziare il feriale a festivo perenne

c’è una piccola curva dove al labbro alto sembra interrompere la sua volta
un’ansa nel mezzo dove ormeggiare tutto l’umore del mondo amoroso
qui il giorno è uguale a se stesso,eternale primo bacio

André Che Isse

4 GIRASOLI ICOSAEDRI IN CURVA ELISIA

André Che Isse

– 4 GIRASOLI ICOSAEDRI IN CURVA ELISIA –

130,5 x 300 cm

(trittico)

I. Il primo girasole icosaedro del mondo
(pannello di destra)

II. Il gemino riso di dioniso
(pannello di sinistra)

III. L’oricrinito dionisiaco
(pannello centrale)

130,5×100 cm ciascheduno
tempera da muro,giallo da vetro,vernice lucida finale,timbro,
corda cucita su misto cotone

OPERA RETROILLUMINATA
agosto 2018

 

LA DENSITA’ DEL SILENZIO

Edran si muoveva tra le stanze agostane
come il primo uomo allunato.
Sebbene la ‘densità’ dell’estate avesse per lui un valore infinito,
una pienezza eudemonica,
l’assenza di gravità ai ginocchi
lo levitava.
I suoi gesti sempre ipervigili alle muse,
un movimento costantemente danzato,
come braccia snudate al sole
portavano implumi la levità dell’ala.
Ma non si sarebbe potuto descrivere come un volo,
poiché il parossismo gaudioso che gli procurava
lo inscriveva in una sciente natura umana,
dove,ben lontano dal mondo animale,
l’essere imperasse.
Ecco che allora una gemina natura,
levitante quanto intelligibile,
inaurasse Edran
come
un silenzio di meriggio agostano.

André Che Isse

DENSITA’ ELISIA

ho lasciato la luna cadere sul tuo dorso d’albume
forse è così che nacque il mondo
almeno quello che trabocca dal mio guardo nudo

e m’attergai alle tue scapole allunate
entrando nel tuo pensiero d’argento
e subito ne raccolsi manciate d’eterno

inspiro grandi molecole d’aria dorate
così che ne fugga solo il nulla fuori da me
tesoreggiando in essere densità elisia

poi entro nel meriggio estivo come potrebbe un dio ardere nel silenzio
una gemina ebrezza in curva di dioniso su zenit apollineo
la Verità è solo nell’ostensorio dell’Essere!

André Che Isse

DELLA STESSA SOSTANZA DI DORSO D’ARCIERE

quando einstein curvò lo spazio d’idea io nacqui d’arciere
principiando la danza in curva di braccio su orizzonte dove cada il mare

e non so che poetarne ginocchi senza cui non potrei salire i ciliegi
una wunderkammer ebra di nous ulisside in cui albergo sciente

un silenzio molecolare in cui imperi ogni giorno l’atomo eterno di sole
che raccoglitori di fiori nobili ne ageminano l’elisio tra fiato e pensiero inaurato

I’m a poet on daily string!
e c’è una misura più piccola di eterno che si pettina con strali di sole

il tempo non ha dorsi per inventare ali
mentre l’oricrinito guardo scocca risa tracannate giallo van gogh

e l’amore cavalca supino per azzurrarsi le gote, e gli amanti
s’alzano in piedi a dorsi ammusati -dorso nel dorso- per tenersi strette le ali

André Che Isse

PELLE EBRA

hai mai raccolto una nube in calice?
così sopra l’anima l’elmo incarnato albeggia nudo!

veleggiai i ginocchi sul cremisi del gaudio
proprio quando il noumeno attagliava se stesso in curva di piedi

perché la lunghezza d’un fiato deve passare in cruna gestuale
così da auscultarne i talloni in sogni scalzi ebri

c’è un algoritmo in angolo di gomito che illeggiadrisce il mio passo
proprio come il guardo a dorso d’arciere un michelagnolo che ne disseppellisca la curva

allora intessersi pianeti alle gote sarà tornare a casa
con alambiccati geoglifi danzanti a terrazze di sole in zaino

ora quando apro le braccia sono ali dardeggianti dietro l’universo
e millanta idee m’impiumano d’eternità la pelle qui

André Che Isse

DIONISO SCALZO

è il guardo che spettina gli alberi o tutto è già accaduto?
bracci ciliegi garrendo arrossano il cielo e io m’innamoro senza fare nulla

nel mio corpo alberga l’ipotenusa d’eterno
millanta quadrivi ebri senza soluzione di continuo eudemonico
una rampa di lancio per dioniso scalzo

se sbuccio l’atomo in fiato una segreta elisia m’ostende l’elica gemina
là ove il punto di fuga quantico s’inveri gaudioso in seno

allora m’immio come apneista allunato
aedo per linfa!
così che tracce orbitali pensate siano mollica siderea

tanto che seguendo i miei gesti perdersi in amore dalle stelle rincaserei di fuoco
e il mio nome elettivo transverberebbe la mia danza in curva di fiore

André Che Isse

L’ORTO DI GIGLI

un uomo lancia nel vuoto cose
tiene i pensieri in tasca
mentre le cose cadono mute,idee nascono al sole

ci sono così tanti vaniloqui nel mondo da non accorgersi del vuoto esiziale prodotto
ma edifica romito l’ulisside la mappa che non c’era prima

attraverso la densità del sole
d’estate
come un biscotto nel miele

e ho un orto di gigli nel cuore che quando sorride ne raccolgo le prime mele del mondo
e sotto un albero di gote pettino la curva della notte

allora ogni gesto s’inaura
dita come madonne di crivelli
illeggiadrite sulle labbra umettate di luna

eccomi amore! ho in mano una stella che m’incendia le ali nel dorso!
grandi ali di fuoco per arrivare nel cuore del sole

hai mai visto la notte dal cuore del sole?
è come te!
un orto di gigli

André Che Isse

EUDEMONIA MOLECOLARE

frinisce il meriggio estivo come oro nel cuore
e sulla mia pelle beccheggia un nirvana ebro

tracimo come anelli di saturno in corsa senza soluzione di gravità gaudiosa
ma la mia arte preferita è alzarmi la mattina e vivere soltanto!

puntinismo sciente in condicio nadirale per atomo cadauno
dal sole alla bocca una sola curva eudemonica!

e tra gli orti e le nubi il dorso s’abbruna
e tra il dorso e la luna spuma l’iride ignuda

ogni labbro unto da un dio stringe tra i denti il suo sesso
tanto che ne fuoriesca l’universo come strale eiaculato

e così sussurro luccicanza di stella come farei con mille ciambelle scalze
ma senza toglierne il fiato da mille eterni di molecola

André Che Isse

L’ALGORITMO NEL DESERTO

mille passi scalzi su lama di duna labile
un pugno di molecole gaudiose in tasca

alambiccami musa come faresti con l’universo!
senza perderne neppure una gugliata di neutrini dallo stame infiato

come arciere stilita lascio transustanziarsi idee icarie ebre
mentre eiaculo desiderio molecolare in-florescenze racemose nude

una feluca di sabbia su ali di sole arcata in sesso di luna
quanto l’ipotenusa in fiato discenda sciente dietro il pensiero

soltanto in segreta di deserto lo strale incoativo stampiglia il primo frinire
così che nacqui elettivo su ginocchi di filodarianna ebro d’apollo chiomoso

se un sasso piatto per pelle d’acqua viene lanciato in deserto assolo
la curva tracciata sarà l’algoritmo d’anima ignuda al guardo sidereo

André Che Isse