LUNGO L’IPOTENUSA DELL’ATTIMO

suggo la spuma dell’Essere

una canestra d’idee

ogni gesto così equilibri l’impuntura d’alma

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ho intessuto l’aere con orbite di pensiero

un tracciato retaggio d’ali prima del mondo

quando l’Esserci era appena una gugliata di sogno

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ho cerchiato coi bracci il mio dorso assiro

un capogiro di luccicanza

così che ogn’istante nasca dalla stessa sostanza di sé!

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immota danza su filodarianna

lungo l’ipotenusa dell’attimo

si tratta soltanto d’inscrivere l’Esserci nell’Essere

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André Che Isse

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dal mio XXIX TOMO

su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato

OTIUM IN ESSERCI

ho inseguito la luna pedalando lentamente, lentamente

non so ancora perché ne sia follemente innamorato

ma del resto l’amore ha la stessa fragranza dell’Essere

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e quando la lunghezza del fiato ha la stessa misura dell’Essere

prima che l’ala curvi l’aere l’idea nel pensiero ha già trovato se stessa

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allora equilibro i bracci sul filodarianna dell’Esserci

e posso tracannare l’elisio a garganella nel noumeno immoto

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ecco perché m’infilo nell’attimo come una camicia eternale al meriggio

e stivo atomi come biglie in tasca per auscultarmi incioccare ebra ipseità

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se l’attimo è la coscienza dell’orto intestino

ogni gesto sarà la misura dell’Essere nell’eterno ritorno eudemonico

che da ora all’astragalo oracola l’aseità scevra

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André Che Isse

ATEMPORALITÀ DI UN GUARDO INCREATO

la curva di un gesto calligrafico a edo

un tema melancolico di schubert iterato

e subitamente esonda l’attimo sciente

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così materio l’elisio tanto che l’alma mia di luccicanza al guardo

così come rembrandt dei cerchi attergati, l’Essere all’Esserci il cerchio chiude

allora che la curva eudemonica come stupefacente epifania si ostenda

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se perambulo il dionisiaco dell’alma il volo senz’ali sarà apollineo

nacqui per nascere a me stesso, dopo le ali l’ipseità ebra

l’elisio non esce dall’atomo!

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ma bisogna spostare le molecole mai camminate per trovarsi di aseità increata!

mentre disseppellisco parole bizantine per raccogliere bellezza dagli alberi capovolti

ecco come vagheggio bilanciando la mia positura eternale con l’attimo sorgente

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André Che Isse

RELIQUIARIO PER SUITA’

un cesto coi bracci freschi

come a Prospero il cerchio tracciato col bastone

e i piedi scalzi dentro l’aseità rotonda

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scrivo nelle stelle perché il cuore è il suo reliquiario

quando si gonfia può arrivare alle rose della luna

e tornando a casa lumeggia le pareti di baci

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emozionarsi a torno leggiadro d’infinito in un atomo:

si prenda ora un anno luce di filidarianna ingemmato

la curvatura palpebrale sta al guardo come lo spaziotempo alle idee

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prima del mare l’idea del mare tracciata col carbone

perché acquartierato d’ipseità m’imbozzolo in comete

la persistenza d’idee a coltivazione d’alma ha inventato l’essere prima dell’esserci

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André Che Isse

ESONDO EBRO DI SOLI GIALLO VAN GOGH

ausculto lo spazio come attimo infinito

il pensiero può curvare i ciliegi di giallo van gogh

sarò sempre dove le fragole cadono dagli alberi

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allora irraggiarsi per mirare l’aseità nelle nubi

sarà un acero vermiglio tra labbra garrule di fragole

tanto che d’ebbrezza n’esondo materia d’alma

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per amare devi avere un cesto di stelle fresche

labbra ad angolo di luccicanza

ed esserci sulla luna a raccoglierLe il guardo

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quando attraverso il sole scalzo nell’oro

l’ipotenusa dei bracci è pari al lato più lungo del fiato

tanto da divorare la sostanza del gaudio come ciambelle

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André Che Isse

LA BOCCA GIALLA DELLE STELLE

il pensiero immerso nell’anima prende una spinta dorsale verso l’ala

curvando l’elisio per suità

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che cos’è un bacio se non la distanza minima tra due pensieri?!

la bocca gialla delle stelle!

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la curva ebra dell’arte

quando all’angolo delle labbra l’estasi inciampi ubriaca d’oro

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tracanno d’amore come il sole tra le persiane agostane

in gola: la bellezza!

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lecconerie leggiadre ugnate in frattali d’aseità

come bizantismi icari di rose barocche cadute tra i denti allunati

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ecco allora arrivare in mezzo l’aere la sostanza del disio

così come nacque prima del mondo nel giallo van gogh!

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André Che Isse

L’IPOTENUSA SUL GUARDO ELISIO

raccolgo leggiadria come girasoli icosaedri scalzi

curvando i bracci per misurare i baci sulla luna

così mi stivo d’argento l’ipotenusa del guardo elisio

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qui non si tratta di essere diversi ma di essere unici!

come impronte digitali nel miele

del resto il pensiero in aranciera odorosa concerta aseità

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ho appoggiato le labbra sulla luna senza mai staccarle dai fiori

mentre la velocità della luce ha il sapore dei baci in bocca

ecco perché l’amore profuma di erba tagliata!

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ecco perché il silenzio ha la stessa materia dell’anima

un onfalion di luccicanza a 12 lune in cesto da giardino barocco

e se curvo la neve danzando posso materiarmi di leggiadria

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André Che Isse