E’ L’EQUILIBRIO DEL PENSIERO AD ARROSSIR LE ROSE?!

perché i fiori?

forse sussurrare alla luna è più che sognare!

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non so bene se danzo la forma del pensiero

o sia la forma disegnata a principiarne l’idea

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del resto è l’Essere che inveri l’attimo!?

o dal Cogito dell’Esserci nasca il mondo!?

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quando finisce il giorno è come fermassi l’infinito!

ma so che rinascerò d’eterno tra poche ore

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e cerchiare un abisso

è lumeggiarsi le ali!

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così curvo il tempo come un braccio

e tra i gomiti gli eoni sognano i fiori!

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André Che Isse

HO DANZATO L’EQUILIBRIO DEI FIORI PRIMA CHE IMPARASSI LE ALI

sono nato per tracciare cerchi nel sonno di rembrandt

raccogliere gesti che dioniso girotonda alle idee

e aggallare in eterno l’attimo a dorso di rose

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il peso del corpo spostato da un piede all’altro

è sostanza di cielo in equilibrio ai moti di grazia

così l’alma distilla l’Essere

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ho del cielo tra i denti

e i miei pensieri madidi d’azzurro

mentre m’infilo una camicia spumosa di nubi

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così albergo masse di blu

da volitarne infinito

in camere curve di equilibrio

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André Che Isse

CAPOGIRO SCIENTE D’IMMENSO

posso curvare il fiato leggiadro delle lune in filidarianna

e come funambulo inverso prima il tallone poi mille dita scalze

con quella grazia che inventò per prime madonne rinascimentali in broccato

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sempre da qualche parte piove come mille pavane elisabettiane per viole

sempre da qualche parte un drago d’albume garrisce muto su nubi barocche

lo capiremmo coi ginocchi nelle fragole e il guardo d’argento

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capogiro sciente d’immenso!

ne perambulo un atomo soltanto e già sono bizantino gaudioso

del resto in fondo all’infinito nasce l’idea eternale, ne porto sempre una in tasca

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così allungai i bracci nel sole non per averlo ma per sapere come van gogh lo divorasse nel giallo

solo all’omo coll’ali sarà rivelato l’elisio in un atomo

datemi mille vite e ancora non bastevoli a esondarne il foco tutto che in un attimo io sia già eternale

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André Che Isse

INCRESPATURA D’INFINITO

immoto nel cuore del sole

se ne distendo il braccio d’arciere <<tana!>> nel mondo

così m’avvolgo in crespatura d’infinito

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l’oro del sole sulle gote è sapiente di almeno 30.000 anni

se questo non è già bastevole per vivere stupefatti !?

e così raccolsi il sorriso di una rosa proprio dove il sole l’aveva nutrito

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dall’alma ai diti nel miele un filodarianna d’ipseità inaurata

un solo segmento eudemonico

mentre m’infilo tra le pieghe della tua gonna blu

*

appetii di Essere!

e subitamente m’inventai l’ali per annodare chioma al cielo

la prima ruota gaudiosa per l’infinito ebro

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André Che Isse

L’ARCO DEI BRACCI

le parole stanno come fari alessandrini in arco ulisside

orifiamma di pensiero inaurato garrente

con filidarianna scienti fantasio aulentissimo

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disoccultai l’anima per nascere il primo giorno del mondo

ho così tralignato da tutto ciò che non le appartenesse

curvando l’elisio per arco di bracci

*

ho danzato gli alberi come avrebbero potuto i bracci

e mi stupefeci d’ali

tanto della stessa materia di nubi il cogito

*

Quando danzo principio lo spazio.

Quando poeto invento lo spazio.

Quando perambulo memoro lo spazio inventato.

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André Che Isse

MASSA D’ALMA

raccolgo fiori sulla luna a ginocchi ebri

nella neve i talloni dei gigli non lasciano impronte

ma illeggiadrisce l’ala sul noumeno azzurro

*

ho fatto dei sogni la materia del giorno

non quelli che trovi al mercato

ma dell’esserci i bracci dell’alma

*

per massa d’anima forgio la curva del braccio

un orto di sole dell’essere

tra le ore più calde in mezzo all’eterno

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quando cribro le parole mi lucido le ali

quando poeto ne ostendo l’esserci

quando fantasio è baloccamento inverabile dei sogni

*

André Che Isse

L’ARCHE’ DELL’ESTASI

assurto dalla notte come fosse di sole

non ero più solo l’esserci e basta

ma l’archè dell’estasi dietro l’universo

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allora quando si nasce non è per davvero!

alla fine cosa siamo dietro iridi di stelle?

madide emozioni scalze tombolate dalla luna?!

*

metto in fila i pensieri del giorno come ore in mezzo all’eterno

1001, 1002, 1003, e 4 con 1000 stelle d’albume

fui così agrimensore agli apogei per orti d’estasi adesso

*

ali così grandi da caderci dentro

da perdere il dorso snudato per i sogni

un orto di stelle curvato tra le scapole blu delle idee

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André Che Isse